I Weather Report sono una delle band più interessanti della storia della musica contemporanea, inventori di quel jazz-rock che abbiamo chiamato fusion, progenitori di contaminazioni sonore a venire. Jazzisti che hanno esplorato modalità espressive diverse, modernizzatori che hanno portato il genere negli stadi e contribuito non poco alla diffusione della conoscenza dei loro ispiratori (Miles Davis, Cannonball Adderley, Duke Ellington, Art Blakey, John Coltrane) tra il grande pubblico.
Joseph Enrich Zawinul (1932-2007), tastierista austriaco ed eclettico, di formazione classica, era stato nella big band di Adderley poi insieme al sassofonista Wayne Shorter (1933-2023) che veniva dai Jazz Messengers di Blakey ed altri futuri protagonisti del jazz-rock come Chick Corea, Herbie Hancock e John McLaughlin aveva collaborato all’album In a Silent Way di Davis del 1968 e al successivo Bitches Brew del 1969, due dischi seminali per la fusione di jazz e rock.
I due, che si erano già incontrati nel 1959 quando suonavano con Maynard Ferguson, fondarono poi un proprio gruppo che decisero di chiamare Weather Report. Zawinul era un tastierista poliforme, capace di suonare indifferentemente pianoforte, piano elettrico, organo hammond e sintetizzatori vari, Shorter un sassofonista a suo agio tra bop e linee melodiche, dissonanze e accenti r&b, tutti e due avevano orecchie ben aperte oltre il genere.
Chiamarono il bassista cecoslovacco Miroslav Vitous, il batterista Alphonse Mouzon e il percussionista Airto Moreira per incidere nel 1971 il primo album omonimo, caratterizzato da sperimentazioni simili a quelle davisiane. Nel secondo disco, I Sing the Body Electric (dal verso di una poesia di Walt Whitman) si aggiunse anche alle percussioni anche Dom Um Romao. Con Eric Gravatt alla batteria incisero anche un album dal vivo, Live in Tokyo, pubblicato solo in Giappone dove la band aveva un seguito entusiasta.
Il suono dei Weather era americano e europeo insieme, aperto ad influenze varie come l’Africa e la musica orientale, ammaliante e stratificato, dotato anche di un certo grove come è evidente in Boogie Woogie Waltz dal terzo album del 1973, Sweetnighter.
Vitous, in dissenso con Zawinul sulla direzione intrapresa dal gruppo, abbandona poco dopo per seguire la sua carriera solista e in Mysterious Traveller (1974) subentra Alphonso Johnson con cui viene registrato anche Tale Spinnin’ (1975) che vede alla batteria Leon Ndugu Chancler.
Ma è con l’arrivo del fantasioso Jaco Pastorius che su Black Market divide il basso con Johnson che il suono comincia a prendere una direzione decisamente più abbordabile, mantenendo la sua eleganza funky. Alla batteria è subentrato Peter Erskine che, tra entrate ed uscite, rimarrà col gruppo fino al 1987, risultando così il drummer più stabile in una schiera infinita che comprende anche Chester Thompson, Greg Errico, Manolo Badrena e Narada Michael Walden.
Pastorius, con le sue linee di basso melodiche e creative, inimitabili, aggiunge il quid indispensabile al gruppo che con lui pubblica anche Heavy Weather (1977) con la mitica Birdland, poi diventata quasi uno standard jazz e Mr.Gone (1978). Un tris di capolavori assoluti. Jaco è anche presente sullo spettacolare live 8.30 del 1979, riepilogo sonoro di un periodo fantastico, su Night Passage del 1980, dove compare la sua splendida Three Views of a Secret e su un altro Weather Report del 1982. Ma è anche emotivamente instabile, abbandona concerti e registrazioni all’improvviso e Zawinul decide, a malincuore, di farne a meno.
Per Procession del 1983 Zawinul e Shorter chiamano al basso Victor Bailey, collaborano con i Manhattan Transfer che avevano ottenuto successo con la loro versione di Birdland nel brano Where the Moon Goes. Alla batteria si aggiunge il muscolare Omar Hakim, le percussioni sono affidate a Jose Rossy.
In tanti cambi di formazione, con strumentisti licenziati anche in tronco, Joe e Wayne rappresentano il centro di gravità permanente, si circondano di altri grandi musicisti, mantenendo sempre il timone della navigazione ben dritto. Pubblicano ancora Domino Theory (1984), Sportin’Life (1985) che contiene il loro unico brano cantato, Confians, in lingua swahili e una cover di What’s Goin’ On di Marvin Gaye interpretati dal percussionista vocalist Mino Cinelu, ma This is This (1986) in cui appare in due brani anche Carlos Santana, è il loro canto del cigno. Il gruppo si scioglie, Joe forma il suo Zawinul Syndicate che riprende molti brani dei Weather Report, tuttora attivo anche dopo la sua morte, e Shorter torna al jazz puro, dopo aver collaborato con artisti raffinati come Steely Dan (episodicamente) e Joni Mitchell (per tre album).
La storia dei Weather si conclude dopo una quindicina d’anni, con una serie di album di alto livello e picchi emozionali fortissimi dal punto di vista sonoro, dovuti ad un’intelligenza e una curiosità musicale non comuni. La band ha portato alla ribalta tanti musicisti, suonato per platee di tutto il mondo, come dimostrano i tre live postumi, usciti tra il 2001 e il 2016. Zawinul e Shorter, cosi come Pastorius e altri, purtroppo non ci sono più, ma resta la loro musica formidabile, eredità importante per le generazioni successive e per chi la saprà cogliere.
ascolti
- Sweetnighter (1974)
- Black Market (1976)
- Heavy Weather (1977)
- Mr. Gone (1978)
- 8.30 (1980)
visioni
- Weather Report Live at Montreux 1976 (dvd)
- Joe Zawinul: a musical portrait, film di Mark Kidel (2004)
parole
- Alessandro Traverso -Weather Report (2007)
- Christophe Delbrouck – Weather Report, la storia elettrica (2010)





