100 Dischi da ascoltare prima di morire

Prima che sia tardi, almeno una volta. Selezione di Paolo Redaelli.

1966

Beach Boys

Pet Sounds

Dal genio compositivo di Brian Wilson armonie vocali celesti, melodie plurime e storie d’amore a cavallo dell’onda, pigre evoluzioni dell’anima dettate da un perfezionismo sonoro quasi assoluto.

1973

Pink Floyd

The Dark Side of the Moon

Più che un disco, un’opera d’arte contemporanea. Coniugando mirabilmente sperimentazone e classifica, i Pink alimentano da più di cinquant’anni l’anima del mondo, riuscendo a realizzare l’armonia aristotelica di spazio e tempo, incantando con

1979

Jim Morrison and The Doors

An American Prayer

Lucido delirio, incubo americano. Attorno ai versi del Poeta, liberati in una notte intrisa di whisky, perduti e ritrovati, gli amici cuciono musica cromata facendo vivere la Preghiera oltre la morte dell’autore. Un viaggio al termine della notte tra visioni nel deserto, autostoppisti, crocifissioni personali e feste di amici.

1975

Neil Young

Zuma

Il ritorno al sole dopo un periodo di oscurità. Album elettrico che contiene forse la migliore canzone younghiana, Cortez the Killer, invettiva contro i conquistadores di tutti i tempi. Tra country rock, sferzate hard, ballate suggestive e una ritrovata armonia con gli altri tre.

1970

The Doors

Absolutely Live

Il Re Lucertola al canto del cigno, in forma e presente, rockstar riluttante e poeta convinto. Ci sono tutti i classici, ma soprattutto la Celebrazione in versione integrale, venti minuti di versi sparsi, follia sonora, invenzioni verbali e musicali mentre la banda tallona il campione in fuga

2007

Radiohead

In Rainbows

Primo album della storia ad essere distribuito prima come musica liquida, paga quel che vuoi. Suoni del terzo millennio con reminescenze prog anni 70, elettronica al posto giusto e la voce cantilenante di Thom York che sfodera litanie efficaci, da qui all’eternità

1978

Little Feat

Waiting for Columbus

Uno dei live definitivi degli anni Settanta e forse dell’intera storia del rock. Innervato dai fiati dei Tower of Power su una base già ricca di sei elementi. Rock blues addizionato di funk, swing, melodie folk e suoni dalla direzione imprevedibile. Autentico calderone ribollente.

1987

John Hiatt

Bring the Family

La voce nasale, romantica e potente di John Hiatt, uno dei grandi misconosciuti. Con un piccolo aiuto da parte dell’amico Ry Cooder, un suono unico ed evocativo tra radici folk, blues, schitarrate rock ben assestante e soprattutto grandi canzoni

1975

Stephen Stills

Live

Tutta la maestria chitarristica del grande texano che rifulge sopratttto nella parte acustica. Nella side elettrica alcuni capisaldi della storia di CSNY e Buffalo Springfield assumono nuovo fascino.

1972

Santana

Caravanserai

Tra carnalità e spiritualità, una carovana in viaggio nel deserto annuncia la fusion che verrà, unendo la musica di più continenti. Pietra miliare, dalla sorgente del ritmo alla canzone del vento.

1979

Manhattan Transfer

Extensions

Suprema espressione del vocalese coltivato da quattro singer eccezionali, pescando gemme tra Weather Report e Tom Waits, sigle tv e cinema, paradisi tropicali e giungla urbana. Ai confini della realtà.

1977

Rolling Stones

Love You Live

Le loro Sataniche Maestà catturate al meglio con il chitarrista Ron Wood. Tra la dimensione dello stadio e quella del piccolo club fumoso, le due facce di un gruppo praticamente eterno in uno dei migliori live della loro lunghissima carriera

1976

Stevie Wonder

Songs in The Key of Life

Doppio album (con ep) per avvicinarsi al magico e composito mondo di Little Stevie. Qui in una verve compositiva eccezionale, tra soul, funk e swing, momenti estatici, ritmo assoluto ed introspezione. Sulle tracce di papa Ellington.

1982

Peter Gabriel

IV

Seguendo il ritmo del calore, Gabriel, grande avventuriero per mondi sonori, mescola paesaggi meditativi e r&b futuribile, apre vie e scardina porte tra i generi, avvolgendo la nostra fantasia in spire delicate. Molto oltre i Genesis.

1974

Eagles

On the Border

Non sono le aquile da superclassifica, c’è ancora Bernie Leadon in un album bello e frammentario che fonde country, tributa Tom Waits (allora sconosciuto) e James Dean, contiene ballate superbe e scorrerie da desperados.