100 Dischi da ascoltare prima di morire

Prima che sia tardi, almeno una volta. Selezione di Paolo Redaelli.

1974

Eagles

On the Border

Non sono le aquile da superclassifica, c’è ancora Bernie Leadon in un album bello e frammentario che fonde country, tributa Tom Waits (allora sconosciuto) e James Dean, contiene ballate superbe e scorrerie da desperados.

1966

Beach Boys

Pet Sounds

Dal genio compositivo di Brian Wilson armonie vocali celesti, melodie plurime e storie d’amore a cavallo dell’onda, pigre evoluzioni dell’anima dettate da un perfezionismo sonoro quasi assoluto.

1994

Jeff Buckley

Grace

Unico album inciso in vita da Buckley figlio, cresciuto a Led Zeppelin ed Hendrix con una voce simile a quella del padre. Bellezza e purezza, grinta e dolore in uno dei dischi fondamentali degli anni Novanta. Lo ascolti e ti rimane dentro per sempre

1978

The Band

The Last Waltz

Al passo di addio, The Band chiama a sé per l’ultimo concerto i migliori amici. Ma che amici! Dove trovate in un disco, tutti insieme, Bob Dylan, Neil Young, Joni Michell, Van Morrison, Eric Clapton, Dr.John e altri ancora? Grandissimo disco e film meravigioso di Martin Scorsese.

1972

Walter Carlos

A Clockwork Orange Soundtrack

Alla scoperta di Beethoven, Rossini ed Henry Purcell nella colonna sonora delle efferatezze di Alex, protagonista di violenze in una Londra distopica. Disco che mi ha aperto la via verso la classica grazie al sintetizzatore di Walter, poi Wendy.

1974

Zappa/Mothers

Roxy and Elsewhere

Zappa al suo meglio dal vivo con la migliore formazione delle Mothers, tra funk schizoide, jazz rivisitato, blues addizionato e racconti di film di serie B. Imperdibili i monologhi con cui introduce le canzoni, spiega i personaggi e prende in giro tutto e tutti.

1977

Rolling Stones

Love You Live

Le loro Sataniche Maestà catturate al meglio con il chitarrista Ron Wood. Tra la dimensione dello stadio e quella del piccolo club fumoso, le due facce di un gruppo praticamente eterno in uno dei migliori live della loro lunghissima carriera

1979

Jim Morrison and The Doors

An American Prayer

Lucido delirio, incubo americano. Attorno ai versi del Poeta, liberati in una notte intrisa di whisky, perduti e ritrovati, gli amici cuciono musica cromata facendo vivere la Preghiera oltre la morte dell’autore. Un viaggio al termine della notte tra visioni nel deserto, autostoppisti, crocifissioni personali e feste di amici.

1979

Stranglers

The Raven

Troppo eleganti per essere semplicemente punk, gli Strangolatori scivolano tra echi doorsiani, storie vichinghe, duchesse, scià di Persia, genetica e uomini in nero lasciando dietro di sé una traccia di zolfo e oro, che muove la nuova onda.

1968

Jimi Hendrix

Electric Ladyland

Signore elettriche, tritoni del 1984, figli del voodoo partoriti dalla montagna e dal fulmine, mentre gli dei fanno l’amore nell’universo fantastico dello stregone della chitarra. Disco monumentale e monumento.

1977

Steely Dan

Aja

Disco di perfezione sonora assoluta, usato per testare impianti stereo. Su una base pop jazz raffinatissima (con un ospite illustre come Wayne Shorter nella title-track) il premiato duo Fagen & Becker racconta storie complicate, ironiche e affascinanti

1981

Pat Metheny & Lyle Mays

As Falls Wichita…

Un album in cui sprofondare e lasciarsi avvolgere, con il suono mirabile della chitarra di Pat e le tastiere fantasiose di Lyle Mays. Musica senza frontiere per esplorare le profondità dell’anima. Ospite speciale Nana de Vasconcelos con le sue percussioni brasiliane e la sua voce evocativa

1987

John Hiatt

Bring the Family

La voce nasale, romantica e potente di John Hiatt, uno dei grandi misconosciuti. Con un piccolo aiuto da parte dell’amico Ry Cooder, un suono unico ed evocativo tra radici folk, blues, schitarrate rock ben assestante e soprattutto grandi canzoni

1983

Tom Waits

Swordfishtrombones

C’è di tutto nel magazzino del furiere. Topi, berretti e stivali, canzoni a manovella e jazz etrusco, ballate sbilenche ed ubriache, blues essenziale. Lamenti d’amore disperato e feroci disillusioni. E il trombone finisce per assomigliare ad un pesce spada.

1969

Grateful Dead

Live/Dead

Solo la galoppata di Dark Star varrebbe l’ascolto: venti minuti di chitarre che si inseguono tra il psichedelico e il cosmico. Poi ci sono St.Stephen e soprattutto Turn On Your Lovelight, scorreria di torrido blues. Fondamentale.