100 Dischi da ascoltare prima di morire

Prima che sia tardi, almeno una volta. Selezione di Paolo Redaelli.

1979

Lowell George

Thanks I’ll Eat it Here

Primo e purtroppo unico album solista di Lowell, cantautore abilissimo con la slide guitar, in fuga dai Little Feat, stranamente alle prese con tante cover (Allen Toussaint, Ann Peebles, Rickie Lee Jones) e soli tre suoi brani. Una strada che si interrompe presto e chissà dove avrebbe portato.

1996

Casino Royale

1996 Adesso

Il più internazionale dei gruppi italiani, primo a varcare le porte di Bristol interpolando reggae ed hip hop, vibrazioni elettroniche e drum’n’bass, grazie a due voci diverse e complementari. Live registrato alla grande alla Tv Svizzera, dal suono presentissimo.

1980

Earth Wind & Fire

Faces

Le mille facce di una superband che produceva soulfunk di alta classe flirtando con la disco e le classifiche. Mirabile miscela ribollente di musica nera in un doppio vinile, impossibile stare fermi su certi pezzi. E la title track jazzata fila che è un piacere.

1971

Jimmy Witherspoon Eric Burdon

Guilty

Lontano dagli Animals, la voce roca e potente di Eric Burdon incontra quella di un grande bluesman. Nasce un album in cui insieme ai musicisti soprattutto afroamericani dei War, i due si scagliano contro ogni tipo di ingiustizie e guerre, dichiarate e no.

1978

Bruce Cockburn

Further Adventures Of

Cantautore canadese mai diventato famoso, ma oggetto di culto devoto, Cockburn inanella perizia chitarristica e melodie riuscite, atmosfere folk e rock vibrante alle corde dell’anima, poesia haiku giapponese e bozzetti urbani.

1971

Crosby Stills Nash & Young

4 Way Street

Sul primo disco, tintinnante musica del cielo del West (definizione di Hendrix) tra risate, presentazioni, attacchi sbagliati. Sgroppate elettriche sul secondo che termina con il costo della libertà a capella. I quattro in perfetta armonia, prima dei tanti litigi e riappacificazioni. Doppio, ma unico.

1971

Allman Brothers Band

At Fillmore East

Uno dei migliori dischi dal vivo di tutta la storia del rock. Monumentale, ricco di blues e jazz, rock raffinato ed energia. “In Memory of Elizabeth Reed” è un’esperienza sonora che si deve fare almeno una volta nella vita.

1982

Joni Mitchell

Wild Things Run Fast

La signora del Canyon in delizioso equilibrio tra jazz e pop in un album elegante e frammentario. Si va da Buddy Holly a Wayne Shorter, passando per James Taylor e Leonard Cohen, ospiti reali ed immaginari di un disco assolutamente riuscito.

1981

Pat Metheny & Lyle Mays

As Falls Wichita…

Un album in cui sprofondare e lasciarsi avvolgere, con il suono mirabile della chitarra di Pat e le tastiere fantasiose di Lyle Mays. Musica senza frontiere per esplorare le profondità dell’anima. Ospite speciale Nana de Vasconcelos con le sue percussioni brasiliane e la sua voce evocativa

1981

Gary US Bonds

Dedication

Un debito pagato. Gary US è stato ispiratore di Springsteen e lui, diventato Boss, gli rende il favore in un momento di crisi, producendolo, prestandogli la E Street, cantando con lui. Voce al calor bianco, solido r&b e splendide cover tra Beatles, Jackson Browne e Dylan, qualche regalo da parte di Bruce.

1970

Hot Tuna

Hot Tuna

Una casa piena di fumo e blues acustico, due membri dell’equipaggio in fuga dall’aereo Jefferson in picchiata, si salvano tornando sulle tracce dei padri. Magica atmosfera unplugged, swing che fa battere il piedino, strade polverose e ritmo, poesia di armonie sempiterne.

1984

Sade

Diamond Life

Ti innamori appena inizia a cantare. Voce delicata e maestosa, jazz e soul, elegante come i suoi movimenti da modella. Disco che scivola via leggero, ma rimane dentro, con musicisti funzionali e raffinati. Velluto nero, pelle morbida.

1969

Grateful Dead

Live/Dead

Solo la galoppata di Dark Star varrebbe l’ascolto: venti minuti di chitarre che si inseguono tra il psichedelico e il cosmico. Poi ci sono St.Stephen e soprattutto Turn On Your Lovelight, scorreria di torrido blues. Fondamentale.

1972

Walter Carlos

A Clockwork Orange Soundtrack

Alla scoperta di Beethoven, Rossini ed Henry Purcell nella colonna sonora delle efferatezze di Alex, protagonista di violenze in una Londra distopica. Disco che mi ha aperto la via verso la classica grazie al sintetizzatore di Walter, poi Wendy.

1980

JJ Cale

Shades

Incurante di mode passeggere ed elettronica new wave, Cale imperterrito propone nel 1980 un roots blues carico di energia e sentimento, svicolando ad occorrenza nel jazz e nel folk. E tutto questo a mama non piace, ma a noi sì