Art: tre uomini e un quadro (bianco) che rischia di compromettere amicizie

Tre uomini e un quadro. Bianco. In Art della commediografa francese Yasmina Reza, andato in scena al Teatro Celebrazioni di Bologna, l’oggetto del contendere è una tela monocromatica che fa da detonatore tra amicizie collaudate. Serge, dermatologo benestante (Michele Sinisi) lo ha acquistato per 220 mila euro ed è opera di artista famoso. Lo mostra con orgoglio all’amico Marc (Michele Riondino) il quale invece di apprezzare, si mette a denigrare quella “merda bianca” perché pensa che Serge lo abbia acquistato più per moda che per reale piacere. Tra di loro si inserisce, equidistante, il terzo elemento, Ivan (Daniele Parisi), lavorativamente inetto ma che sta per sposare una donna ricca, affetto da “buonismo perverso” che lo porta a compiacere l’uno e l’altro e a cercare di comporre il dissidio.

Attorno al quadro si scatena così una tempesta emotiva, fatta di discussioni e perfino liti violente, sottolineate in scena da luci stroboscopiche. Vengono a galla antichi rancori sopiti, accuse esplicite, giudizi mai espressi. E’ come se il quadro fosse il quarto elemento in scena, la personificazione di un catalizzatore della discordia fra i tre amici che finora erano andati perfettamente d’amore e d’accordo.

I tre attori sono dotati di tempi recitativi perfetti che coinvolgono lo spettatore in quel turbinio dialettico. Il linguaggio contemporaneo, privo di enfasi teatrale, aumenta la sensazione realistica di assistere ad un vero litigio. Così la commedia scivola su binari ben oliati, grazie all’accorta regia dello stesso Michele Riondino e alla durata appropriata di 70 minuti che sono sufficienti a divertire senza annoiare. Riondino, Sinisi e Parisi finiscono per incarnare tre personaggi della commedia dell’arte, in una commedia sull’arte.

Un’ acuta e divertente riflessione sull’amicizia maschile, quella descritta da un’ottica tutta femminile dall’autrice, come nel romanzo Fine di Fernanda Torres, dove però i protagonisti sono quattro. Tradotta in quaranta lingue, è stata interpretata nel tempo da attori del calibro di Jean-Louis Trintignant, Fabrice Luchini, Albert Finney e Tom Courtenay. Appropriata nella sua collocazione (a Bologna in questi giorni si tiene Artefiera) la commedia mette anche alla berlina il controverso rapporto tra arte e mercato, tra la spregiudicatezza di certi galleristi e l’ingenuità di alcuni compratori. 

E, quando le cose tra amici sembrano deflagrare irrimediabilmente, arriva il coup de theatre (che non riveliamo) a mettere tutto a posto, fa tornare il sereno e quell’ironia leggera che aveva sempre caratterizzato la vita dei tre. Si può, finalmente, andare a cena.

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