Valentina Mattarozzi, una voce-strumento che piace anche ai Manhattan Transfer

Cantante lirica folgorata sulla via del jazz da Chet Baker, la bolognese Valentina Mattarozzi è uscita con il suo terzo disco, Duetz, proponendo riusciti duetti per voce e strumento. Un album originale che ripercorre passi celebri e meno del Great American Songbook con il suo canto in perfetta sintonia di volta in volta con un “compagno” diverso, dalla chitarra al pianoforte fino al trombone e alla fisarmonica. Ci racconta di questi fortunati incontri con musicisti da tempo stimati (qualcuno come Teo Ciavarella nel frattempo purtroppo se n’è andato), della sua passione inesauribile per la musica di ogni genere, del suo percorso nel mondo del jazz e dintorni.

Valentina, com’è iniziato tutto? 

Ho avuto una formazione molto classica, studiavo canto lirico al Conservatorio, mia madre era pianista e concertista. Ma non lo sentivo mio. Poi, a ventidue anni, un giorno mi è capitato di ascoltare Round Midnight di Thelonious Monk nella versione di Chet Baker e sono rimasta colpita da quella voce flebile, quasi femminile, sussurrante. Mi si è aperto un mondo che poi ho approfondito ascoltando, studiando con Tiziana Ghiglioni, poi Iskra Menarini e Luisa Lodi che mi ha insegnato la tecnica vocale, anche se ho cantato un po’ di tutto. Non a caso ho voluto inserire quel brano in Duetz, con il sax tenore di Daniele Scannapieco. E’stato il mio punto di svolta.

E il disco come sta andando?

Molto bene, ho iniziato il progetto senza aspettarmi nulla e sto ottenendo parecchie soddisfazioni. Per me è stato principalmente di insegnamento, ho potuto accostarmi a grandi musicisti, alcuni di lunga conoscenza e con i quali avevo già suonato. Il vibrafonista Giovanni Perin, con cui canto Misty sul disco era l’unico “nuovo” per me.

Duetz è un progetto lungamente accarezzato, iniziato quasi per gioco, dopo il mio primo album I am Billie su Billie Holiday. L’ultimo pezzo di quel disco, Strange Fruit, è per voce e flicorno con Fulvio Chiara e riascoltandolo mi sono detta: perché non fare un intero album di duetti con vari strumenti? E’ stata una sorta di Epifania, nel 2018, mi sono venuti in mente quasi subito tutti i pezzi e con quali musicisti suonarli. Uno di questi era il vibrafonista e fisarmonicista Annibale Modoni, purtroppo scomparso nel 2021, marito della mia insegnante di canto Luisa, per me quasi una seconda madre. Poi si è ammalato Teo, è stato lui a suggerirmi Perin, con cui mi sono trovata benissimo, riprendendo il progetto. 

Ti manca, Teo?

Tantissimo. Ci conoscevamo da quasi trent’anni, era come un fratello maggiore per me. Musicista di enorme sensibilità e persona splendida. Con lui ho portato in giro lo spettacolo su Billie, era una vera orchestra. Teo apre il disco con il suo meraviglioso pianoforte in The Very Thought of You, famosa nella versione di Nat King Cole.

Quella dei duetti è un’idea bellissima, portata avanti con grande tenacia. I brani vengono restituiti alla loro essenza, con un solo strumento e la voce.

MI fa piacere sentirlo. Ogni musicista ha portato nell’ album la sua sensibilità, è un disco ricco di emozioni con grandi brani di repertorio. Sono collaborazioni nate anche strada facendo. Modoni mi aveva indicato il suo allievo fisarmonicista Massimo Tagliata, con cui canto The Look of Love di Bacharach che chiude il disco. Tutti sono stati grandissimi, partecipi e il risultato credo si senta.

Nel disco c’è anche un pezzo firmato da te

When She Remembers, insieme alla chitarra di Giampiero Martirani. Mi piaceva avere qualcosa di mio, in mezzo a tanti grandi autori. Finora ho scritto originali soprattutto in italiano, come nel secondo album Verità nascoste del 2021, è il mio primo brano in inglese.

Hai tempo di ascoltare musica, leggere, tra un concerto e l’altro? Qualche consiglio ai naviganti?

Ho un debole per Dianne Schuur, dovrebbe essere più conosciuta in Italia. E poi ascolto rock, soprattutto classico, Freddie Mercury mi fa sempre arrivare grandi emozioni. E tra i libri consiglio un bel noir di Simona Cantelmi, L’odore del sonno, oltre a qualsiasi cosa di John Niven.

Prossimi progetti?

Sto girando insieme al cantautore Franz Campi con La gatta e il poeta, un set su Ornella Vanoni e Gino Paoli. Io non ci avrei mai neanche pensato, era una cosa nata su commissione. E non come omaggio, anche se nel frattempo se ne sono andati entrambi. Grandi canzoni che cerco di interpretare rifacendomi ad un modello alto come quello di Ornella, una delle più grandi cantanti nella storia della musica italiana.

Ho letto che hai ricevuto i complimenti dei Manhattan Transfer…

Poco prima di Natale del 2017 mi telefona un collaboratore della mia etichetta Azzurra Music, e mi fa: hai guardato sui social? Ci vado e leggo sotto un post di I Am Billie un commento “Wonderful” firmato Manhattan Transfer. Naturalmente penso subito ad un fake, non potevo crederci, era già successo altre volte. Federico mi dice che ha controllato, è tutto vero. Ho fatto salti di tre metri dalla gioia, è stato un grande e bellissimo regalo!

(foto di Mauro Cionci)

Ti potrebbe interessare