Andrea Sabatino, jazzista curioso di tutto:  “Mi piace spaziare, da Beethoven al rap”

Andrea Sabatino è stato quasi colto di sorpresa dal successo di Fatata, quarto disco a suo nome. “Non me lo aspettavo, sinceramente, tutto questo clamore intorno all’album”, sottolinea quasi umilmente. “Modesto? In effetti ho sempre preferito far parlare gli altri, mi trovo un tantino a disagio quando tocca a me. Tutte queste dimostrazioni di apprezzamento comunque mi fanno molto piacere, ovvio”.

Fatata è dedicato alle due figlie, Fatima detta Fafa e Benedetta per tutti Tatta, mentre la primogenita Beatrice aveva già avuto il precedente onore di un disco, il secondo. “Non volevo fare ingiustizie”, scherza il quarantaquattrenne trombettista di Salice Salentino, paesino in una zona bellissima della Puglia a cui è tanto affezionato da voler restare a viverci, per quanto possibile. “Mi piaceva l’idea di fare canticchiare Tatta nella sua  canzone, così resta un’impronta personale su questo album. Il titolo gioca anche su un riferimento all’atmosfera del disco che per me è davvero fatata”.

Sei un musicista onnivoro, come è evidente in un album che oltre al jazz guarda anche al pop, con una rilettura di Life ad opera della cantante di origini algerine Badrya Razem e all’hip-hop del rapper Done in Fafa

Sono curioso, attratto da ogni cosa. Mi affascina tutto ciò che è musica, anche andare alla scoperta della tradizione, vagare tra Nord Europa e Mediterraneo, mi piace mescolare e dare un senso al tutto con la scrittura. L’idea era quella di mettere insieme nell’album le influenze che hanno caratterizzato la mia vita artistica.

E quali sono?

Per la musica classica Bach e Beethoven, rielaborato in I Remember Ludwig. Ma anche il cantautorato italiano, soprattutto Luigi Tenco e compositori “leggeri” come Bruno Martino, Armando Trovajoli, Bruno Canfora. Sono cresciuto con i dischi di Miles Davis, Freddie Hubbard, Lee Morgan e Chet Baker, “colleghi” di tromba e ispiratori riconosciuti, ma anche di Bill Evans e John Coltrane. Poi i Beatles, naturalmente, grandi maestri di armonia. Oggi amo molto Mark Guilliana, batterista e compositore statunitense, i trombettisti Ambrose Akinmusire e Christian Scott. Sto lavorando bene con Simona Molinari e Rafael Gualazzi.

Nel disco c’è anche un’ attenzione notevole a quello che succede intorno a noi, rara da trovarsi nella musica di oggi.

South parla delle mie radici meridionali ma anche, in genere, di tutto il sud del mondo, spesso devastato, della necessità di superare barriere di ogni tipo. Road to Nazareth è dedicato a tutti quei bambini palestinesi meno fortunati dei nostri che stanno soffrendo una guerra terribile e inutile. Io credo che la musica debba unire quello che purtroppo il mondo divide, aiutare la gente a capirsi. Nel disco dedico un brano al mio mito Avishai Cohen che è israeliano, appunto con questa intenzione. 

Lo conosci personalmente, avete suonato insieme?.

Purtroppo non ancora. Abbiamo uno scambio via email, magari in futuro chissà..

Hai una formazione classica, hai studiato al conservatorio. Come nasce questa passione per il jazz?

Fondamentalmente da un incontro con Fabrizio Bosso ad un concerto nel 1999, quando avevo diciotto anni. Prima non sapevo nemmeno cosa fosse il jazz, ho suonato di tutto e con tutti, anche pop, elettronica, musica popolare. Da qui è iniziata la mia nuova vita artistica

E poi hai avuto un imprimatur importante da Paolo Fresu, che ti ha curato le liner notes

Paolo è una persona davvero straordinaria, sempre prodigo di incoraggiamenti.  Un musicista senza invidie di sorta, che fa crescere altri musicisti. Per me è stato e continua ad essere fondamentale. Mi è stato vicino nella realizzazione dell’album con preziosissimi consigli, lo considero un amico.

Fatata sta vivendo un periodo…fatato.

Ed è fantastico. Grazie alla Kino Music di Antonio Convertini e Antonella Ariani, ho tenuto concerti in varie situazioni come il Panic a Marostica, Ancona Jazz, il Duke a Bari, lo Spazio Arena ad Avellino con i musicisti dell’album, Claudio Filippini piano e tastiere, Antonio De Luise basso e Dario Congedo batteria. Siamo in giro per l’Italia e il 15 luglio saremo a Modena.

Come è nata la collaborazione hip-hop con Done?

Stavo cercando spunti tra i rapper salentini, ho incontrato casualmente lui e mi sono piaciute le sue cose. Lui è di Maglie, ma vive da tempo a Bologna. Ha trent’anni, credo che lavoreremo ancora insieme.

Se dovessi indicare un nome tra gli artisti pop in voga oggi?

Olly, quello che vinse a Sanremo lo scorso anno. Almeno, canta…

(le foto sono di Dario Discanno)

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