Antonio Faraò a Modena per Crossroads: tecnica raffinata al servizio dell’emozione

Raffinato ed espressivo come sempre, il pianista Antonio Faraò ha suonato al Teatro delle Passioni di Modena nell’ambito del festival Crossroads. La piccola ed accogliente sala, ricavata dalla recente ristrutturazione di un complesso ex-Enel, si è rivelata ideale per questo piano solo sullo stile dell’ultimo disco Kind Of. Una collezione di amori musicali intervallata da composizioni originali, progetto lungamente accarezzato e compiuto allo scorrere dei sessant’anni dal musicista milanese.

Il concerto omaggia solo in un paio di occasioni i compositori che hanno influenzato Faraò, (There Will Be Another You di Harry Warren e Round Midnight di Thelonious Monk) dando più spazio ai propri brani, siglati da una cifra personalissima. Come in Pina, dall’avvolgente tessuto melodico, quasi impressionista, dedicata alla sorella scomparsa tre anni fa, in cui si intuisce la sublimazione di un dolore in pura bellezza sonora.

Pochissime parole, peraltro, e tanta musica. Antonio si presenta sul palco con occhiali da sole e berretto con visiera, forse per ripararsi dal riverbero delle luci verticali sulla tastiera e via al pianoforte con le prime improvvisazioni. Accarezzato, percosso, in una cascata di note che si inseguono nei i brani che scorrono uno dopo l’altro, con swing ineludibile ed armonie preziose, lo spirito blues che aleggia un po’ dovunque.

Antonio Faraò è uno dei pianisti più espressivi e preparati che abbiamo in Italia, apprezzatissimo anche all’estero, dotato di una tecnica formidabile che mette al servizio delle emozioni. Si muove veloce e imprendibile sui tasti, la mano sinistra a dettare l’accompagnamento come un contrabbasso, mentre la destra se ne va a cercare accordi difficili in Round Midnight. Molto concentrato sulla sua musica, alza la testa di rado, chino sul suo strumento che, con quella cassa aperta, a noi del pubblico sembra un’automobile a cofano sollevato lanciata a tutta birra per le strade della musica, su rotelle minuscole.

Ma è nei brani più melodici che Antonio rivela forse la sua parte migliore, dipingendo come un pittore sulla tela con tratto delicato e comunque incisivo, vedi Gospello. Il pubblico apprezza l’esibizione, ascoltando in silenzio concentrato, sottolineando la fine di ogni brano con applausi convinti. Antonio ringrazia a mani giunte, un breve bis (My Blues) per accomiatarsi dopo un’ora di musica intensa, rarefatta e densa, servita con grande classe, prima di sottoporsi al rito della firma dei cd. Un disco consigliatissimo a chi ama la musica senza confini e le atmosfere che sa creare un pianoforte ben suonato.

(foto di @mattia_gianfelici_fotografo)

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