Branduardi / Cazzullo: San Francesco si riscopre uomo

Branduardi e Cazzullo, ovverosia due personaggi così eclettici così diversi si ritrovano a narrare, ognuno tracciando un percorso artistico e personale, la vita, le speranze, le inquietudini di Giovanni di Pietro di Bernardoni, meglio conosciuto come San Francesco d’Assisi

Angelo Branduardi nasce in provincia di Milano, a Cuggiono, settantasei anni fa. All’età di tre mesi si trasferisce con a famiglia a Genova, dove manifesta subito le sue capacità musicali diplomandosi a soli sedici anni nello studio del violino. Da qui in seguito è solo un crescere, tanto in competenze e conoscenze quanto in popolarità. Il coraggio di esplorare territori musicali guardati con diffidenza, barocco, popolare, rinascimentale, viene premiato con un seguito sempre in crescendo di ammiratori e estimatori. 

Angelo Branduardi

Aldo Cazzullo nasce nel 1966 ad Alba, nel cuneese. Terminati gli studi superiori si distingue subito per una spiccata attitudine giornalistica che lo porta a collaborare con testate del calibro, tra le altre, della “Stampa” e del “Corriere della Sera”. Si distingue per aver seguito i maggior rilevanti avvenimenti esteri e nostrani e per avere osservato le elezioni dei personaggi politici più rilevanti del globo. Diviene volto noto al grande pubblico nel condurre “Una Giornata Particolare“, programma televisivo che approfondisce frangenti rivelatisi cruciali nella storia di luoghi e personaggi. Non ha mai disdegnato l’impegno come autore teatrale e saggista.

Aldo Cazzullo

Completa il gruppo Fabio Valdemarin, cinquantaduenne musicista apprezzato come polistrumentista, pianista, arrangiatore e compositore. 

Fabio Valdemarin

Narrazione e musica, questo il binomio che accompagna lo spettacolo, una perfetta sinergia che si insegue, si cerca, si completa. Aldo è la voce narrante, la figura di Francesco viene sviscerata e rivelata nelle sue molteplici sfaccettature attraverso le tante storie che vedono protagonista a tratti il Santo, a tratti l’uomo. Angelo si alterna in musica e letture, perfettamente amalgamate tra loro a impreziosire le storie del Patrono d’Italia. Ecco in scaletta i brani presentati di volta in volta dal musicista:

L’infinitamente piccolo

Il cantico delle creature

Il sultano di Babilonia e la prostituta

Il lupo di Gubbio

Audite poverelle

Il trattato dei miracoli

Nelle paludi di Venezia Francesco si fermò per pregare e tutto tacque

La regola

La predica della perfetta Letizia

Il racconto a due voci che si delinea nel corso dello spettacolo intriga e affascina a un tempo gli spettatori, competenti e attenti su tutte le tematiche presentate, musicali, umane, religiose. Del resto non può che essere così. Il San Francesco restituito dallo spettacolo è uno di noi, pronto a opporsi con coraggio e vigore al padre, al Papato, essenziale nello schierarsi affinché “fratello” non resti solo una parola ma, al contrario, un rapporto vero, un’azione da considerarsi a trecentosessanta gradi. Siamo tutti coinvolti, donne uomini, animali, elementi della natura. Angelo Branduardi è perfetto nell’incunearsi di volta in volta nella narrazione di Cazzullo. Ogni brano corrisponde a un aspetto saliente del Santo, a partire dal prodigioso Cantico delle Creature, per sviscerare poi aspetti più minuziosi e mirati, la tentazione, i miracoli, l’esaltazione dell’umiltà e della carità. Per ricondurre poi tutto a Dio, da riconoscere e amare in tutte e creature del creato. Amare Dio diviene diventa una dichiarazione d’amore nei confronti di tutto il creato, rappresentandosi Dio stesso in ogni sua particella. Il rispetto per Dio può transitare solo attraverso il rispetto per il creato e viceversa.


Concetti molto sentiti quelli sviscerati nel corso dello spettacolo, in particolare in un contesto storico particolarmente irrequieto come quello contemporaneo. L’esperienza e professionalità dei due mattatori riesce però mirabilmente a creare sensazioni sempre positive, alternando sublimi musiche a frangenti di vita vissuta dal Santo in perfetta simbiosi con il suo essere anche uomo. Lo spettatore si riconosce nelle sue incertezze, sorride nel sentirsi parte integrante di un universo dove si riscopre creatura fra le creature. Al termine tutti gli astanti si sentono appagati, chi per la coinvolgente e energica esibizione dei brani da parte del musicista di Cuggiono, chi per le frasi sempre pertinenti e, a tratti, giocose del giornalista piemontese.

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