La “gaia scienza” del prof Stefano Mancuso e del comico Giovanni Storti per augurare Lunga vita agli alberi, in due sere affollate al Teatro Celebrazioni di Bologna. Uno spettacolo riuscito che mescola divulgazione scientifica e ironia, diverte ed interessa con una serie di informazioni importanti sul ruolo essenziale che le piante hanno nella nostra vita. Ecco perché bisogna dire tutti quanti insieme ad Attilio, vicino di casa di Giovanni in Monferrato, di “non tagliare il tiglio”, quasi uno scioglilingua pronunciato in coro dal pubblico per salvare l’albero dall’abbattimento a scopo costruzione di un campo di… padel.
Si prende spunto dall’episodio chiave narrato da uno Storti che sbuca con coup de theatre non indifferente dallo schermo di uno smartphone per discutere dell’importanza enorme che hanno gli alberi nella nostra esistenza. E’ un viaggio informato ed esilarante, condotto da Mancuso, serio professore che sa stare al gioco e le continue interferenze di Giovanni, tra umarell osservatore di cantieri botanici e fool scespiriano, pronto a travestirsi da bombo nel finale per impollinare una platea divertita. Quel che i due dicono sul palco però è molto molto serio, trattasi della vita di una specie che noi uomini dell’Antropocene spesso non trattiamo molto bene e invece potrebbe contribuire molto a rendere migliore la nostra, di vita.

Dopo che sono stati sciorinati dati e raccontate storie (dalla follia dello studente che abbatte Prometeo, un albero di 6200 anni, per una tesi di laurea e vivrà nel rimorso eterno, alle scoperte del botanico Dal Pino sulla capacità delle piante di assoggettare al loro servizio formiche guerriere dosandogli un nettare particolare), dopo che Giovanni ha preso in giro brillantemente la platea e anche se stesso con sprazzi di esplosiva comicità, si esce dallo spettacolo-lezione con la consapevolezza che è meglio pensarci una, due, trecento volte prima di abbattere un albero. “Le piante riescono meglio di noi a convivere, condividendo quello di cui hanno bisogno in armonia, mentre noi quando ci abbiamo provato abbiamo fatto solo disastri” e viene in mente subito l’ipotesi di un “comunismo vegetale” cui ispirarsi.
Parlando del fenomeno straordinario della fotosintesi, Mancuso dimostra quanto gli alberi che assorbono anidride carbonica e rilasciano ossigeno potrebbero essere importanti per rinfrescare città sempre più accaldate sotto i cambiamenti climatici (“dei condizionatori ecologici e pure gratis”, chiosa serafico Giovanni), mentre una signora in platea se la prende con il sindaco Lepore “che ne ha distrutti tanti per far passare il tram”. La lezione forse servirà per il futuro, intanto Giovanni si trasforma in bombo impollinatore e impazza tra le file con un bazooka impallinatore spara-coriandoli, mentre Mancuso avverte che “in realtà è la femmina a fare tutto il lavoro” uscendo anche quando le schizzinose api, in avverse condizioni meteo, si rifiutano di lasciare l’alveare. Quindi trattasi di “bomba”, lanciata tra il pubblico che ride e sghignazza. La regia è di Arturo Brachetti, si vede e si sente. Tra le risate, si pensa anche. Lunga vita agli alberi.
(le foto sono di Alessandro Villa)





