Gegè Telesforo non canta solo il jazz (ed altro) ma fa anche divulgazione. Come un Alberto Angela del genere ci conduce tra musica afroamericana e musicisti in un viaggio sempre interessante, snocciolando aneddoti e nomi. Un suo concerto è quindi sempre una divertente lezione su una materia che conosce bene e che viene spiegata con esempi musicali convincenti. Così è stato nel suo Jazz Radio, prova generale di uno spettacolo più ampio, tenutasi al Teatro Facchini di Medolla (Modena) nel programma di Crossroads 2026 proprio alla vigilia dell International Jazz Day. Non c’era modo migliore di celebrare la ricorrenza annuale che vede Herbie Hancock maestro di cerimonie a Chicago e Gegè sottolinea come il jazz sia stato dichiarato patrimonio immateriale dell’Unesco, “anche se lo si sente poco in radio e quasi per nulla in televisione”.

Ma siamo qui per ascoltare, quindi. La band che accompagna Telesforo è composta da baldi e bravi giovanotti: Vittorio Solimene alle tastiere, Francesco Fratini alla tromba, Lorenzo Simoni al sax alto, Giulio Scianatico al contrabbasso e Valerio Vantaggio alla batteria, guest d’eccezione.Ci sono le premesse per un gran concerto, quasi tutto composto da brani originali. E infatti. La band si scalda con Groove Master Shuffle mentre Gegè dà fiato allo scat per cui è diventato celebre, perfezionato alla corte del mitico Jon Hendricks. Così come nei cori a risposta di Ooh Shoo Be Doo Bee di Dizzy Gillespie e poi illustra il contributo del grande trombettista (con cui ha anche duettato) all’evoluzione del genere, mentre scherza con Fratini sulle morti precoci dei “colleghi”, domandandogli poi come si sente.

Si alternano grande maestria vocale e battute, discorsi seri e faceti, mentre il pubblico risponde a dovere. Cambi di ritmo repentini si susseguono in Birthday Party 61, canzone che Telesforo scrisse per i suoi sessantun anni prima di ricadere nel covid (“dopo tre vaccini”) e che si dedicò per consolazione. Echi del Joe Jackson di Night and Day fanno capolino, specie nelle scansioni pianistiche di Solimene. La musica viaggia come un treno, condotta dallo splendido lavoro di batteria, spesso sottotraccia, di Vantaggio, spaziando allegramente tra i generi su base jazz, come in The Flight of the Lame Duck, il volo dell’anatra zoppa e Telesforo spiega che con tale termine si definisce il periodo di poteri limitati tra un presidente Usa e un altro, “sperando che presto ci sia un’altra anatra zoppa. La suggestiva Slow Flow, brano di Solimene si colora di tinte impressionistiche rallentando a dovere prima che si riparta con Breaking News, un jazz samba quasi africano e che Telesforo di produca in un solo di…batteria vocale stile beatbox in Hey Rookie. Il blues felpato di Light Around the Corner offre al contrabbassista l’occasione di un misurato solo mentre poi tutta la band si riscatena in So Cool, brano firmato da Gegè insieme a Ben Sidran, a riempire una notte piena di musica.
Mainstream di gusto ed eleganza, nessuna concessione al già sentito, misura e inventiva caratterizzano sempre le esibizioni di Telesforo, portabandiera di una musica senza etichette e confini, maestro che fa crescere allievi volonterosi, grande dispensatore di ritmo ed emozioni, entertainer consumato che ci rivela spesso pieghe nascoste dell’universo jazzistico, pressoché infinito e ancora tutto da scoprire.

(foto di @mattia_gianfelici_fotografo)





