Messaggero di una Nigeria orgogliosa e combattente, musicista ibridatore di suoni, Fela Kuti è stato The Black President di una rivoluzione mancata, capo spirituale e figura di riferimento, come Bob Marley per la Giamaica, di un popolo che rivendicava la sua negritudine in nome di diritti umani e sociali e vedeva nell’Africa la terra promessa sospirata e negata dai colonizzatori di pelle bianca. Capace di produrre musica straordinaria, che ha ispirato nel tempo gente come Osibisa e Cymande, Talking Heads e Radiohead, è il padre riconosciuto dell’afrobeat, fusione tra poliritmie africane e rock anglosassone.
Fela Anikulapo Kuti è nato come Olufela Olusegun Oludotun Ransome-Kuti il 15 ottobre 1938 a Abeokuta, città nel sudovest della Nigeria, capitale dello stato di Ogun. Anikulapo significa “colui che ha la propria morte in tasca” e Kuti tenne fede al soprannome che si era scelto. E’ stato il più importante musicista contemporaneo nigeriano, ha influenzato artisti africani e occidentali, lasciando un segno importante nella storia della musica, non solo del Continente Nero.
Veniva da una famiglia colta della classe media. Il nonno era un noto compositore mentre la madre Funmilayo, oltre a suonare bene il pianoforte, era un’attivista femminista che passò alla storia per essere stata la prima donna nigeriana a conseguire una patente di guida. Il padre Israel era un insegnante molto rispettato. Il giovane Fela si appassionò al genere musicale highlife, introdotto dal Ghana, mentre l’incontro nel 1957 con Kwame Nkrumah, “il redentore” e teorico della decolonizzazione e del panafricanismo fu determinante per la formazione della sua coscienza politica.
Trasferitosi a Londra nel 1958 per studiare medicina, finì invece per interessarsi alla tromba e si diplomò nello strumento al Trinity College of Music. In Inghilterra conobbe musicisti africani come il chitarrista ghanese Ebo Taylor e sposò Remilekun che gli diede tre figli tra cui Femi, poi musicista e attivista come lui. Intanto sperimentava incroci tra jazz, calypso e highlife. Nel 1969, durante un viaggio negli Usa, rimase affascinato dalla lotta politica dei Black Panthers e dal funk di James Brown. Le coordinate erano stabilite.
Tornato in Nigeria nel 1970, insieme al suo gruppo chiamato Africa 70 ed influenzato da artisti come Orlando Julius, fonda anche la Repubblica di Kalakuta, comunità indipendente dal governo, registra e produce i primi album, cambia il secondo nome da Ransom in Anikulapo per ribadire le origini Yoruba. Nel 1971 esce Afrodisiac che contiene il primo successo Jeun Ko Ku, seguito nel 1973 dall’apprezzatissimo Gentleman.
Canta in inglese i suoi testi politicamente scottanti, sopra una musica ipnotica e ripetiva che induce in uno stato di trance, fedele alle radici africane ma aperta al funk, al jazz e al rock. Sul palco indossa vestiti colorati come il resto della band, è dipinto come un guerriero Yoruba. Così raggiunge la fama presso un pubblico più vasto, praticamente tutto il continente africano. La sua notorietà si diffonde anche in Europa ed America, ma le istituzioni nigeriane cercano presto di farlo tacere perché la sua popolarità diventa pericolosa per il regime.
Nel 1974 la comunità di Kalakuta è sottoposta ad una prima retata, ma nel 1977 quando esce l’album Zombie, in cui Fela paragona i soldati a manichini privi di volontà e manovrati dall’alto, le truppe assaltano la comune, incendiano gli studi e le strutture e uccidono molte persone tra cui la madre Fumilayo, gettata da una finestra che morirà qualche giorno dopo. Lo stesso Fela viene salvato da un pestaggio e sull’argomento scriverà una canzone, Coffin’ for the Head State, una bara per il capo dello Stato. E’ costretto quindi a ripararsi in Ghana, la Repubblica di Kalakuta è durata solo sette anni.
Decide allora, nel 1979, di creare un suo partito, il Nigerian Movement for the People e si presenta alle elezioni, ma la candidatura viene bocciata. Fonda una nuova band, Egypt 80, con la quale andrà spesso in tour, ma viene incarcerato dal governo con un accusa di contrabbando che in realtà maschera ragioni politiche. Viene condannato a cinque anni di carcere, ridotti a due da una mobilitazione internazionale guidata da Amnesty.
L’album anti-apartheid del 1989, Beasts of No Nation, mostra in copertina le facce di Ronald Reagan, Margaret Thatcher e del presidente sudafricano Botha e prende il suo titolo da una dichiarazione di quest’ultimo: «questa rivolta [contro l’apartheid] farà emergere la bestia in noi.»
Tra gli anni Ottanta e Novanta, Fela Kuti effettua numerosi tour in Europa e negli USA. Nel 1986 è a fianco di Carlos Santana, Neville Brothers e Bono al Giant Stadium di New York nel concerto Conspiracy of Hope organizzato da Amnesty. Ma nel 1993 lui e quattro membri del gruppo vengono nuovamente arrestati. L’accusa stavolta, mai provata, è di omicidio. L’ultima persecuzione.
Vengono rilasciati, ma la fine è vicina. Fela Kuti, debilitato, malato forse di AIDS, muore nel 1997 ad appena cinquantotto anni. I suoi funerali sono seguiti da più di un milione di persone, un corteo lungo quindici chilometri: oltre che grande musicista è stato il capo spirituale di una nazione non riconosciuta. In sua memoria viene inaugurato a Lagos, per iniziativa di Femi Kuti, il New Afrika Shrine. La nuova Africa, mai nata, resta un monumento che ricorda un combattente per l’indipendenza da neocolonialismo e dittature.
Personaggio contradditorio e spesso controverso, The Black President ha usato la musica come arma rivoluzionaria come altri prima di lui, lottando in prima persona, subendo torti e condanne. ha rappresentato la speranza di un popolo ed il suo messaggio è ancora vivo, sia nelle influenze musicali che il suo afrobeat ha sparso per il mondo, sia nei contenuti sociali. Resta il padre di una rivoluzione mancata, come Bob Marley un musicista che attraverso l’arte ha fatto da guida al suo popolo.
ascolti
- Afrodisiac – 1971
- Gentleman – 1973
- Zombie – 1977
- Beasts of No Nation – 1989
- Live in Detroit 1986 – 2012
parole
- Mabinori Kayode Idowu – Fela Kuti, lotta continua (2007)
- Jibola Fagbamiye, Conor McCreery – Music is the Weapon (2025)
visioni
Fela Kuti, il potere della musica, di Alex Gibney (2015)





