Ronnie Lane: tra Small Faces e Faces, una colonna del rock inglese

Ronnie Lane ha fatto parte di due gruppi chiave del british rock come Small Faces e e Faces che in realtà sono uno figlio dell’altro. Stimato come compositore oltre che bassista, ha avuto anche un’interessante carriera solista collaborando con artisti come Pete Townshend, Eric Clapton e Charlie Watts. La sua breve vita (è morto il 4 giugno del 1997 a Trinidad in Colorado, appena cinquantunenne) è un riepilogo degli anni d’oro del rock inglese e della sua storia in generale.

Nato Ronald Fredrick Lane il 1 ottobre 1946 a Plaistow, quartiere del borgo londinese di Newham, a 10 km da Charing Cross, Ronnie fondò gli Small Faces nel 1965 con Steve Marriott, Jim Winston e Kenney Jones. In pratica una boy band (tutti i componenti avevano meno di vent’anni) che raggiunse il successo un anno dopo, con Ian McLagan entrato in sostituzione di Winston, grazie a All or Nothing che arrivò al numero 1 nel 1966. Altri successi furono l’orecchiabile Sha-La-Lee e Itchikoo Park ma, diversamente da altri gruppi della British Invasion, negli Stati Uniti non entrarono mai nella Top 10 di Billboard.

Gruppo eminentemente inglese, quindi, grazie anche allo spiccato accento cockney di Marriott, fortemente calcato in Lazy Sunday, celebre ode alla pigrizia british dal loro terzo e ultimo album del 1968, Ogden’s Nut Gone Flake. Un disco che apportava un alone psichedelico al loro suono e si poneva nella seconda facciata come album concept, narrando le avventure di Happiness Stan alla ricerca del… lato nascosto della Luna. Il lavoro, caratterizzato da una copertina perfettamente rotonda che parodiava una confezione di tabacco, andò al primo posto in classifica.

Ma dovettero fare i conti con l’impossibilità di riprodurre il disco dal vivo e il successo di pubblico e critica non impedì lo scioglimento del gruppo, quando Marriott se ne andò per formare gli Humble Pie insieme a Peter Frampton. Gli Small Faces si riformeranno alla fine degli anni Settanta, incidendo anche due album, ma senza il bassista.

Sciolto il gruppo, Ronnie con gli altri due si unì a Rod Stewart e Ron Wood e formò nel 1969 i Faces che divennero ben presto i re del pub-rock inglese, tra fiumi di birre e set incandescenti cui Lane sfoderava anche una voce niente male.

Insieme ai Faces incise i quattro storici album, poi li abbandonò con uno storico concerto il 4 giugno 1973 nel giorno del suo ventisettesimo compleanno al Sundown Theatre di Edmonton 1973 venendo poi sostituito da Tetsu Yamauchi. La band si sciolse nel 1975 quando Stewart preferì la carriera solista e Wood si unì agli Stones.

Trasferitosi in Galles, Lane fondò gli Slim Chance (il nome che aveva proposto a Wood e Stewart per ribattezzare gli Small Faces, ma che venne rifiutato) che pubblicarono tre album, l’ultimo dei quali nel 1976. Ma nel 1974 debuttò anche come solista, con una voce particolare e il disco Anymore for Anymore prodotto da Glyn Johns e venato di folk e country, antichi amori. Nell’album c’era una canzone dedicata ad Amelia Earhart, l’aviatrice scomparsa nel nulla, due anni prima che Joni Mitchell la celebrasse in Hejira. Successivamente vennero Ronnie Lane’s Slim Chance (1975) e One for The Road (1976). Lo stesso anno pubblica con Ron Wood Mahoney’s Last Stand, che era nato come colonna sonora di un documentario

Lane possedeva un suo Mobile Studio, con cui vennero registrati capolavori come Quadrophenia degli Who e il Rainbow Concert di Eric Clapton. Nel 1977 firmò in coppia insieme a Pete Townshend Rough Mix che resta uno dei suoi lavori più significativi, con una superband composta da Eric Clapton, Charlie Watts, John Entwistle, Rabbit Bundrick e Mel Collins. Durante le registrazioni gli fu diagnosticata la sclerosi multipla, una malattia cronica irreversibile che non gli ha impedito di lavorare ancora fino all’inizio degli anni Novanta in Texas ma che lo avrebbe portato alla morte vent’anni dopo.

Rough Mix resta quindi il suo testamento, l’ultimo album inciso da un musicista poco conosciuto, ma importante nella storia del british rock.

Paolo Redaelli

ascolti

Small Faces – Ogden’s Nut Gone Flake (1968)

Faces – Long Player (1971)

Mahoney’s Last Stand (con Ron Wood, 1971)

Anymore for Anymore (1974)

Rough Mix (con Pete Townshend, 1977)

visioni

The Faces Live (1972)

Ronnie Lane (documentario BBC)

parole

John Hellier e Paolo Hewitt – Ronnie Can You Show Me a Dream? (2017)

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