Jackie Wilson, l’Elvis nero che morì sul palco

Jackie Wilson, soprannominato l’Elvis Nero o anche Mr.Excitement, è considerato uno dei più grandi performer di tutti i tempi. La sua carriera si interruppe presto, sul palco durante uno dei tanti concerti nei quali veniva adorato da folle di ragazze urlanti, senza distinzioni di razza. E’stato tra i responsabili della trasformazione del rythm and blues in soul, con James Brown e Sam Cooke. Tanti gli devono molto, da Otis Redding e Marvin Gaye, a Van Morrison fino a Michael Jackson.

Era nato Jack Leroy jr il 9 giugno 1934 a Detroit, città della Tamla Motown ma anche dei ghetti neri e dei disordini razziali. Morì in ospedale, il 21 gennaio 1984, ma era praticamente tenuto in vita dalle macchine dopo essere crollato sul palco nel 1975, durante un concerto di beneficenza, mentre cantava Lonely Teardrops, uno dei suoi grandi successi, lanciata nel 1958 in benevola contrapposizione con l’Elvis bianco che in realtà era uno dei suoi tanti ammiratori.

Fu un attacco cardiaco a fermare il grande cuore della musica nera, una morte sul palco che lo consegnò nuovamente alla leggenda, dopo un periodo di appannamento seguito alla fama raggiunta tra la fine degli anni Cinquanta e quella dei Sessanta, in piena era rock and roll. Entrato in coma con danni cerebrali irreversibili, fu dichiarato morto solo otto anni dopo, nel 1984, quando cominciavano a brillare altre stelle della black music come Prince e Michael Jackson.

Ventiduenne, Wilson era entrato in sostituzione di Clyde McPhatter nei Dominoes, uno dei tanti gruppi vocali della scena r&b di allora che ebbero un hit da top 20 nel 1956 con St.Therese of the Roses. Ma se ne era staccato presto per avviare con successo una carriera solista. Il primo grande hit è Reet Petite (1957) con una sezione fiati pimpante, scritto insieme a Berry Gordy, futuro boss della Motown. Il brano ebbe una riedizione nel 1986 con un video in animazione stop motion che rese famoso Wilson tra la MTV generation e andò al numero 1 in Inghilterra per quattro settimane.

Con Berry scrisse anche Lonely Teardrops, ballata singhiozzante dai cori efficacissimi che si può ascoltare in un’interpretazione di Howard Huntsberry nel bel film La Bamba (1987) su Ritchie Valens e la morte del rock’n’roll nel 1959. Altri successi che portano la loro firma furono To Be Loved e That’s What (I Love You So). Ma solo Lonely Teardrops finì in vetta, con la sua miscela creativa di pop e r&b apprezzata anche dal pubblico bianco. Nonostante la collaborazione con Gordy, però Jackie, non entrò mai nella scuderia Motown e molti storici si chiedono come sarebbe stata la sua carriera se ne avesse fatto parte.

Jackie Wilson era un performer in grado di incendiare la scena come pochi, dotato di una vitalità impressionante, a suo agio nei pezzi ritmati come nelle ballads. Aveva una voce molto espressiva, si muoveva sul palco come una pantera, i suoi concerti erano un concentrato di sudore, anima e potenza soul, come si può ascoltare nel live At The Copa del 1962. In generale, però, i dischi non riescono a rendere appieno l’energia che metteva negli show.

All’inizio dei Sixties era un regolare dominatore di charts, con successi come Night (1960) e Baby Workout (1963). Nel 1961 fu ferito a pistolettate da una fan (cosa che doveva succedere anche a Sam Cooke, con esiti fatali, qualche anno dopo), ma il primo appuntamento con la morte venne rimandato. Fu ricoverato in ospedale per lungo tempo e la sua carriera subì un arresto, anche se produsse ancora buoni brani come No Pity (in The Naked City). Venne rilanciato dal produttore di Chicago Clive Davis che aveva portato alla fama altri performer come Gene Chandler, Jerry Butler e Major Lance. Aggiornando il suo suono con fiati ancora più heavy e scoppiettanti Davis lo fece risalire in cima alle classifiche nel 1967 con Higher and Higher, divenuto rapidamente un classico e che fa parte della colonna sonora di decine di film.

Praticamente fu la conclusione della sua vita artistica. Quando si esibì per l’ultima, tragica volta il 29 settembre 1975 nel Dick Clark Oldies Show al Latin Casino in New Jersey, era una star in declino, malgrado alcuni successi minori nei primi anni Settanta. Ma sul palco che lo tradì definitivamente, riuscì a sfoderare ancora la carica dei giorni migliori. Ironia amara della sorte, il suo “rivale” Elvis Presley sarebbe morto solo due anni dopo.

Van Morrison ha pagato il debito con lui ancora in vita, scrivendo Jackie Wilson Said (I’m in Heaven when You Smile), una soul ballad ritmata nello stile di Wilson che compare su Saint Dominic’s Preview (1972) e venne poi ripresa dai Dexy’s Midnight Runners nell’album Too-Rye-Ay del 1982 e andò in cima alle classifiche quando il grande performer giaceva in coma all’ospedale di Mount Holly, New Jersey.

Paolo Redaelli

ascolti

Jackie Wilson at the Copa (1962)

The Very Best of Jackie Wilson (1993)

visioni

Jackie Wilson – Reet Petite (video, 1986)

La Bamba, di Luis Valdez (1987)

parole

Tony Douglas – Jackie Wilson, Lonely Teardrops

Peter Guralnick – Sweet Soul Music

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