Charlie Watts, il gentleman dietro i tamburi degli Stones

Dal 1963 Charlie Watts siede imperturbabile dietro la batteria dei Rolling Stones. Gli anni passano, ma lui è sempre là, fra piatti e tamburi, con quell’aria da compassato gentleman in mezzo agli scapestrati del gruppo. Lui è anche il più anziano, essendo nato Charles Robert a Londra il 2 giugno 1941, dunque logico che guardi con una certa condiscendenza i compagni di band. 

Sembra un tipo tranquillo, posato, basta non farlo incazzare. Leggendaria la volta in cui Mick Jagger lo definì “il mio batterista” e lui, appena lo seppe, attraversò mezza città per presentarsi davanti lui, tirargli un pugno sul naso e dirgli, a brutto muso: “Io non sono il tuo cazzo di batterista, caso mai sei tu il mio cantante”.

 

 

In quasi sessant’anni di carriera, non si conoscono altre intemperanze. Watts ne ha vista passare di acqua sotto i ponti, dalla tragica morte di Brian Jones, all’avvicendarsi di Mick Taylor e Ron Wood, alla scomparsa di Bill Wyman (lo “Stone Alone” di una delle più coese sezioni ritmiche dalla storia, da tempo allontanatosi dal gruppo), gli arresti per droga (degli altri), le numerose mogli e figli di Jagger. Ma è sempre lì, lasciando ad altri i loro ruoli: a Mick le mossette e gli atteggiamenti, agli altri due l’aria  da junkies spacconi. Watts è il metronomo degli Stones, ne segna il  tempo e la storia, in mezzo a litigi e rappacificazioni, estenuanti tournées mondiali ed eccessi di ogni tipo. Da cui lui si è tenuto sempre accuratamente lontano. E’sposato dal 1964 con la stessa donna, la pittrice e scultrice Shirley Ann Shepherd, caso raro nel rock. Ha sconfitto una dipendenza da eroina (strano ma vero) negli anni Ottanta e un cancro alla gola nel 2004. 

Watts viene dal jazz, dove ha imparato il senso del ritmo e la misura. Fin da giovanissimo apprezzava John Coltrane e Miles Davis, il drummer Chico Hamilton. E’un batterista minimale, poco appariscente, quasi invisibile a tratti, ma ben presente nel suono, come riconosce lo stesso Jagger: “E’il miglior drummer con cui ho suonato in vita mia”

Ha iniziato con quell’università musicale che è stata la Blues Incorporated di Alexis Korner, partendo quasi da zero: “Non sapevo niente di rythm and blues. Per me il blues era Charlie Parker quando suonava lento” . Ma quando si unisce agli altri nel 1963, impara in fretta ad apprezzare Elvis, appassionandosi al suo batterista DJ Fontana, come pure Chuck Berry e Bo Diddley

 

Se Ron Wood sembra essere da sempre negli Stones, Charlie lo è veramente. La band ha esordito su 33 giri solo nel 1964 (anche se uno dei primi singoli I Wanna Be Your Man, prestato dai Beatles, è targato 1962) quindi si può dire che sia con Jagger&Richards il membro originale dall’inizio, anche se il primo batterista fu Mick Avory.

E’sempre rimasto fedele al gruppo madre, il che non gli ha impedito di incidere dischi solisti improntati al jazz, sua autentica passione. Mantiene così il suo tocco felpato, swingante, “che lo rende unico in un ambiente di picchiatori” (ancora Jagger), anche se quando si va in tournée e c’è da pestare duro, non si tira indietro.

Da quasi sessant’anni, lui è sempre là. Con la sua precisione di drummer, il sorriso sornione, l’aspetto educato, sembra molto più anziano degli altri della combriccola. E’il cuore pulsante di una band che sembra non avere fine, c’era nella Swinging London e c’è ora che i Beatles sono solo un ricordo lontano. Ha visto passare il prog, il punk, la new wave, il reggae, l’hip hop, il grunge, il brit pop, una sfilata impressionante di nuovi generi, ma è sempre lì, seduto dietro quel set di batteria molto più modesto rispetto a molti colleghi di rock. 

Charlie è una parte fondamentale degli Stones, difficile pensare alla band senza di lui. Senza il suo apporto ritmico costante, la sua energia contenuta che ha spinto avanti il gruppo dagli anni Sessanta ad oggi, sempre al vertice. Non ha ancora scritto un’autobiografia, ma ne avrebbe di cose da raccontare.

Paolo Redaelli

 

Ascolti
Rolling Stones – Beggars Banquet (1968)
Rolling Stones – Let it Bleed (1969)
Rolling Stones – Sticky Fingers (1971)
Charlie Watts Quintet – From One Charlie (1991)
Charlie Watts Jim Keltner Project (2000)

Visioni
Charlie is my Darling, di Peter Whitehead (1966)
Crossfire Hurricane, di Brett Morgen (2012)

Parole
Mike Edison – Sympathy for the Drummer (2020)

 

 

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