Mick Ronson: la breve e intensa vita della chitarra di Bowie, Lou Reed e Bob Dylan

Mick Ronson non è solo il biondo chitarrista spettacolare e pirotecnico di David Bowie nel periodo glam, ma anche uno dei produttori e arrangiatori più interessanti apparsi sulla scena internazionale dagli anni Settanta fino alla prematura morte avvenuta per cancro al fegato il 29 aprile 1993, un mese prima di compiere quarantasette anni.

Celebre per la simulazione di fellatio da parte di uno scatenato Bowie nei concerti di Ziggy Stardust che si può ammirare nel film del 1983 sull’ultimo concerto all’Hammersmith Odeon del 3 luglio 1973,  Ronson (nato a Kingston Upon Hill il 26 maggio 1946) in gioventù aveva fatto parte di una band chiamata The Rats con Mick Woodmansey (futuro batterista degli Spiders) per poi unirsi a Bowie e per un breve periodo ai Mott The Hoople di Ian Hunter in crisi a cui David aveva regalato la sua All The Young Dudes che divenne un successo nel 1972 lanciando definitivamente il gruppo. 

Ma la vera fama arrivò con gli Spiders from Mars e i riff celebri inventati per l’album di Bowie, da Ziggy Stardust a Moonage Daydream a Suffragette City. Con David ha collaborato da The Man Who Sold The World (1970) fino a Pin Ups (1973). E’ sua la chitarra su successi come Changes, The Man Who Sold The World, Queen Bitch, The Jean Genie. 

Per tutta gratitudine, un Bowie reso insicuro e anche un po’ schizzato dalle droghe, lo piantò in asso con gli altri due Ragni (Woodmansey e il bassista Trevor Bolder), nel bel mezzo del tour americano del 1973. Così Ronson dovette inventarsi un altra carriera e si unì ad un altro mostro sacro come Bob Dylan nella Rolling Thunder Revue immortalata nell’album live Hard Rain (1976) e nel film di Martin Scorsese del 2019

Era un grande appassionato di musica italiana: nel suo primo album solista Slaughter on 10 Avenue (1974) aveva registrato una versione inglese di Io vorrei…non vorrei…ma se vuoi di Lucio Battisti, tradotta da David Bowie come Music is Lethal e nel secondo Play Don’t Worry (1975) Io me ne andrei di Claudio Baglioni, divenuta The Empty Bed. Nel 1987 ha arrangiato per i Moda (non Modà) di Andrea Chimenti il brano Malato e ha suonato l’assolo di chitarra su Se fossi , entrambi contenuti nell’album Canto Pagano

Ha collaborato con molti musicisti tra cui Roger McGuinn, John Mellencamp, David Johansen, Morrissey e Ellen Foley. Nel 1992, già malato, ha preso parte al Freddie Mercury Tribute suonando All The Young Dudes e Heroes insieme ai rimanenti Queen, David Bowie e Ian Hunter. Con il vecchio sodale Bowie ha partecipato alle registrazioni di Black Tie White Noise del 1993, pubblicato dopo la sua morte. Anche il suo ultimo album, Heaven’n’Hull (1994) è uscito postumo con ospiti come Bowie, Mellencamp, Chrissie Hynde e Hunter. 

La sua breve ed intensa storia è narrata in un bellissimo documentario di Jon Brewer (Beside Bowie, 2017) in cui Bowie e altri artisti raccontano aspetti meno noti della vita di questo grande musicista.

Paolo Redaelli

 

Ascolti
David Bowie – Aladdin Sane (1971)
David Bowie – The rise and fall of Ziggy Stardust (1972)
Slaughter On 10 Avenue
You’ll never Alone with a Schizophrenic (con Ian Hunter, 1979)
Heaven’n’Hull (1994)

Visioni
Beside Bowie (di Jon Brewer, 1972)
Ziggy Stardust – The Movie (1983)

Parole
Weird&Gilly – Mick Ronson: the Spider with the platinum hair (2017)

 

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