Paul Weller, l’eclettismo musicale del Modfather

Paul Weller l’ho incontrato in un piccolo cafè di Parigi, un poco malinconico, nella primavera dell’84. C’erano aromi diversi nell’aria, umori mutevoli, spleen esistenziale e torrido funk, soul music e bossanova,  perfino un po’ di hip hop, spruzzate di hot jazz e melodie folk. Mi ha fatto capire che il pop poteva essere intelligente e à-la-page, che come sempre dalla Britannia venivano le cose più interessanti. Ne uscivano soddisfatti e baldanzosi, da quel Cafè Bleu, lui e Mick Talbot, tastierista e partner creativo negli Style Council, stretti nei loro trench perché si stava alzando un venticello di novità. Guardando al passato – come spesso accade – si  gettavano le basi di un suono moderno. Con stile.

Dopo aver divorato tutti i capitoli successivi, soprattutto l’ottimo Our Favourite Shop (passando così da un café ad un negozio sempre ricco di articoli) fermandomi solo davanti a The Cost of Loving che non sembrava mantenere le aspettative, è stato giocoforza ripercorrere a ritroso le tappe di una carriera che non era iniziata con il Consiglio dello Stile, ma ben prima, alla fine degli anni Settanta.

 

The Jam sono stati considerati punk, in un’epoca era facile etichettare così tutto ciò che sapeva di rock and roll. C’è di sicuro una ribellione punk all’origine, ma la musica è più raffinata, guarda all’epopea mod e alle dinamiche dei primi Who, gli eterni Beatles e Stones. Il nodoso bassista Bruce Foxton e il vigoroso batterista Rick Buckler fornivano al leader una base ritmica per le sue scorribande energiche, in omaggio a padri nobili come Pete Townshend e Ray Davies, ma con uno stile personale.

Passata la sfuriata, mentre il punk si trasformava in new wave, mr. Weller (nato John William a Woking, nel Surrey, il 25 maggio 1958) ha cominciato a guardarsi intorno, tingendo sempre più la sua anima di nero (del resto era musica black quella che gli sciccosi mod suonavano alle loro feste), gettando con l’ultimo The Gift (1982) le fondamenta degli Style Council a venire, annunciate da un brano come Town Called Malice.

Fu una piccola rivoluzione. Sempre meno rock e sempre più affamata di suoni, onnivora. Finchè Paul, decise di trasformare i Council in un collettivo e poi se stesso in Movement, un po’ come il buon Marco Pannella, spostandosi sempre più a sinistra e infine di dare il via alla carriera solista che dura tutt’oggi, portando con sé sempre il fulmineo batterista Steve White che fece debuttare diciannovenne.

Da Paul Weller (1992) all’ultimo True Meanings (2018), sono quattordici gli album di studio con il nome in ditta, nel frattempo diventato un marchio di garanzia. Un paio di capolavori assoluti, Stanley Road (1995), il vigoroso e rutilante As is Now (2005) con cui ribadiva a pieno titolo la sua carica di Modfather, originatore di tutto il brit pop da Oasis e Blur in giù. Decine di bellissime canzoni, tali da assicurare un solido repertorio live, ben documentato in Days of Speed del 2001 (ahimé, mi manca tuttora un concerto del nostro Paul, spero di rimediare prima di diventare vecchio) e al nostro un posto tra i grandi del ventesimo secolo. Ma soprattutto, una voglia inesausta di esplorazione, che lo ha portato ad avvicinarsi al trip hop dei Portishead, all’elettronica e alla sperimentazione, lasciando spesso disorientati i fan come è tipico dei migliori musicisti.

Dal punk insomma, al rythm and blues al folk all’hip hop e all’electro, senza trascurare il dancefloor, scorre una serie di avventure musicali ora tinte anche di una saggezza dovuta all’età. Ma Mr. Weller non invecchia, né manca di stupire e deliziare ad ogni sua sortita. Escluso David Bowie, è forse l’unico artista che abbia affrontato una tale diversità di stili e generi musicali. Per il 19 giugno è annunciata l’uscita di un nuovo album, On Sunset: dalla nuova track Village che circola in rete, la curiosità è già stimolata a dovere

 

Paolo Redaelli

 

Ascolti
Jam – In The City (1977)
Jam – Setting Sons (1979)
Style Council – Cafè Bleu (1984)
Paul Weller – Stanley Road (1995)
Paul Weller – As is Now (2005)
Paul Weller – True Meanings (2018)

 

Visioni
Style Council – Far East Far Out (1985)
Absolute Beginners, di Julien Temple (1986)

 

Parole
Colin McInnes – Absolute Beginners (1959)
Terry Rawlings – Mod. Vita pulita in circostanze difficili (2010)
Antonio Bacciocchi – L’uomo cangiante (2015)

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