Il Mondo Cane di Mike Patton, tra cult movies e grandi canzoni

Tra cult movies e grandi canzoni, Mike Patton si diverte. E noi con lui. Il vocalist californiano ha visitato l’amata Italia (settembre, si sa, è tempo di migrare)...

Tra cult movies e grandi canzoni, Mike Patton si diverte. E noi con lui. Il vocalist californiano ha visitato l’amata Italia (settembre, si sa, è tempo di migrare) con grande orchestra al seguito per il suo Mondo Cane. Spettacolo che prende il titolo dal cult movie di Gualtiero Jacopetti (1962), vetrina di stranezze, curiosità e orrori ripresi dal vero in giro per il pianeta, con un filo di denuncia sociale. Film discusso all’epoca, diventato un cult assoluto poi.

A Prato (30 agosto) e a Milano (2 settembre), Patton non ha deluso le aspettative. Grandi capacità vocali, padronanza del palco, profusione di violini ed archi al posto giusto, ma soprattutto la voglia di divertirsi e divertire. Per uno che è passato dal crossover con i Faith No More alla sperimentazione vocale alla Demetrio Stratos con Mr. Bungle, Peeping Tom, Fantômas, Tomahawk e via cantando, il percorso è vario e completo. Ora le sue enormi doti vocali sono messe al servizio di una musica italiana alla quale sta rendendo un servizio migliore di quanto facciano molti nostri connazionali.

Perché Patton ci insegna cosa dovrebbe essere la musica: capacità di guardare al passato e di rinnovarsi, contaminazione, rispetto per le radici, intrattenimento (e perché no? Io sono stufo di indie rock suonato male, e voi?), gioia di vivere e guerra alla malinconia. Il tutto affrontato con una serietà ignota a molti, grande preparazione e pure understatement, come se si fosse ad una serata tra amici.

Patton omaggia grandi autori come Gino Paoli e Luigi Tenco, con assoluto rispetto, gioca a fare Fred Buscaglione, trasforma L’urlo negro dei Blackmen (1967) in una cavalcata tribale alla Fantômas. Canta Frank Sinatra, curiosamente, in italiano, Ore d’amore piuttosto che The World We Knew, grande hit targata 1967 del Jersey Boy, origini siculo-liguri. E porta il made in italy, da americano innamorato del nostro paese (tanto da averci vissuto per parecchio tempo) in tutto il mondo cane: chissà cosa ne sanno a Santiago di Quello che conta, universalmente meno nota di Il cielo in una stanza”?, Ma apprezzano, eccome.

Passando con nonchalance dalla sperimentazione ad un entertainment di classe, Mike Patton si conferma artista di assoluto livello e uomo che ci piacerebbe invitare a bere un bicchiere con noi, cazzeggiando del più e del meno. Con lui, mai un momento di noia.
In attesa di poterlo fare di persona, godetevelo qui sotto in questa splendida registrazione live al Teatro Caupolicàn di Santiago del Cile.

Paolo Redaelli

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