[sam_zone id=1]

Neil Young, anche in lockdown la ruggine non dorme mai

Neil Young, che dal lockdown già ci aveva proposto le sue intime Fireside Sessions, è uscito (si fa per dire) con un nuovo brano insieme ai Crazy Horse,...

Neil Young, che dal lockdown già ci aveva proposto le sue intime Fireside Sessions, è uscito (si fa per dire) con un nuovo brano insieme ai Crazy Horse, Shut It Down.

Le chitarre roventi di Young e Nils Lofgren si incrociano in Shut it Down,  con un video che si sofferma sulla solitudine e la lontananza delle persone, temi cari al canadese anche in tempi “normali”. La sezione ritmica è quella dei Crazy Horse, Bill Talbot al basso e Ralph Molina alla batteria, compagni di strada dal 1969 in un pezzo di sapore garage rock. 

Con rapidità fulminea il canadese Young ha messo in rete invettiva ed elettricità, lanciando un messaggio non tanto trasversale a Trump. “Chiudete tutto”, appunto, ma preparatevi, prepariamoci a riaprire. Perché la ruggine non dorme mai, bisogna scrollarsela di dosso. E ripartire.

 

 

Anche prima che il mondo fosse rallentato dalla pandemia, in realtà, Neil non è mai stato fermo. Ha codificato nei suoi Archives praticamente tutta la sua vita artistica, unico esempio del genere tra i big del rock. Creando una fonte inesauribile di interesse (e godimento) per fans e addetti al settore, nei quali, oltre la musica, si possono trovare memorabilia, video, documentari e molto altro. Fateci un giro per credere.

Ed ora, mentre si attende l’uscita di Homegrown, prevista per il 27 maggio, è stato annunciato anche un nuovo brano, Road To Plenty, la matrice da cui sarebbe nata la magnifica Eldorado, pubblicata nell’album Freedom del 1989 che segnava la sua rinascita alla fine degli anni Ottanta, un periodo che l’aveva visto sperimentare (non sempre felicemente, a dirla tutta) tra vari generi

Neil ci ha abituato a queste “resurrezioni”, sia artistiche che di lavori inediti (vedi Hitchhiker, uscito nel 2017, ma registrato nel 1976) in una carriera che va avanti dal 1966, attraversando impavido quattro decadi di musica. E’un uomo che conserva la sua etica hippie anche dentro il terzo millennio, impegnato anche in cause sociali (Farm Aid), a favore dell’ambiente (il progetto Earth), nella ricerca della qualità sonora (Pono). Rocker miliardario, ma che è capace di investire molto del denaro (giustamente) guadagnato in progetti di miglioramento della vita sul pianeta. Anche lui, come tutti, “regimato” dal virus ma sempre libero di correre, come un Cavallo Pazzo, e tornare a suonare rock and roll con i vecchi amici di sempre. E’ anche per questo che gli vogliamo bene, dagli anni Settanta.

 

Paolo Redaelli 

 

In this article

Join the Conversation