Larry Taylor (1942-2019), il basso blues di Canned Heat e Tom Waits

LarryTaylor ai tempi di Woodstock Se ne va un altro eroe di Woodstock, forse non dei più visibili, come capita solitamente ai bassisti. Larry “The Mole” Taylor, per...

Larry Taylor
LarryTaylor ai tempi di Woodstock

Se ne va un altro eroe di Woodstock, forse non dei più visibili, come capita solitamente ai bassisti. Larry “The Mole” Taylor, per tanti anni quattro corde (e talvolta sei) dei Canned Heat si è arreso al cancro che lo devastava da ben dodici anni, nella sua casa di Lake Balboa in California. A dare la notizia è stato un portavoce del gruppo che fu tra i protagonisti del festival, proprio cinquant’anni fa. Mezzo secolo dopo, la Woodstock Nation perde un altro membro.

Soprannominato “The Mole”, la talpa, entrò in formazione nel 1967 subentrando a Mark Andes, per registrare il primo, omonimo album della blues band che collaborò anche con un grande maestro come John Lee Hooker. Lui, in carriera, suonò anche con The Monkees (non eccelsi musicisti, come si ricorderà), il padre del british blues John Mayall e Tom Waits, che accompagnò in studio per più di trent’anni, dal mitico album Heartattack and Vine del 1980 fino a Bad As Me del 2011. Suona uno dei due bassi in “Swordfishtrombone”

Era nato a New York nel 1942 e diciottenne si era fatto le ossa nella band che accompagnava Jerry Lee Lewis. Nei Canned Heat è stato, non continuativamente, fino al 2014 con la formazione che comprendeva Adolfo “Fito” de la Parra alla batteria, John Paulus alla chitarra e Dale Spalding a voce e chitarra. In carriera ha lavorato anche con gente del calibro di Solomon Burke, Charlie Musselwhite e Albert King.

Il suo nome dirà poco alle giovani generazioni, ma per noi adulti ha significato molto. Addio anche a Larry la Talpa che “collezionava vini, dischi e poster rock. Raccontava storie e battute divertenti, era un mago del computer e un essere umano speciale che viveva per la musica, la sua religione”, a detta di Skip Taylor, manager, amico e produttore. “Ha influenzato molti di noi, in tanti modi, e mancherà a tanti”. Paolo Redaelli

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