Ilaria Tuti e il ritorno in libreria di Teresa Battaglia

Nel 2018, dopo aver scritto alcuni racconti noir e aver vinto il Gran Giallo Città di Cattolica (con La bambina pagana), Ilaria Tuti è riuscita a diventare un...

Nel 2018, dopo aver scritto alcuni racconti noir e aver vinto il Gran Giallo Città di Cattolica (con La bambina pagana), Ilaria Tuti è riuscita a diventare un vero e proprio caso editoriale. La scrittrice friulana, pubblicata da Longanesi, si è presto ritrovata con i diritti del suo primo romanzo, Fiori sopra l’inferno, venduti in ben oltre venti paesi, tra cui Gran Bretagna, Spagna e Germania. La sua scrittura e le sue ambientazioni hanno ricordato a molti Donato Carrisi e la protagonista seriale dei suoi thriller, il commissario Teresa Battaglia, ha spiccato per la sua originalità e umanità. Il 27 maggio, rivedremo quest’ultima nel suo secondo libro: Ninfa Dormiente. Abbiamo voluto intervistare Ilaria, così da poterla conoscere di più e strapparle qualche anticipazione.

Come hai iniziato a scrivere e cos’è per te la scrittura?

Il percorso che mi ha portato alla scrittura è stato lungo ed è iniziato con la passione per la pittura: fin da quando sono stata capace di tenere una matita e un pennello in mano ho iniziato a disegnare e a dipingere, soprattutto ritratti e paesaggi. La tecnica che preferisco è quella dell’olio su tela, che richiede molto tempo – sono necessarie settimane solo per l’asciugatura di uno strato. Un lavoro solitario, silenzioso e intimo, come la scrittura. Durante l’adolescenza mi sono avvicinata anche alla fotografia, un’altra arte visiva. Solo una decina d’anni fa ho capito che erano entrambi modi, mediati e misteriosi, per raccontare storie. I personaggi e le ambientazioni erano lì, nei ritratti e nei paesaggi, nei colori, nelle luci e nelle ombre, e mi chiedevano di avere più spazio. Ho iniziato a scrivere qualche racconto e non mi sono più fermata. La scrittura per me è una parte imprescindibile della mia felicità, come gli affetti. È divertimento e disperazione, gioia e fatica, emozione e meraviglia.

Con “Fiori sopra l’inferno” sei subito diventata il caso editoriale dell’anno passato. Come hai vissuto tutto questo successo improvviso? È stato qualcosa difficile da gestire?

Il successo improvviso ha portato un cambiamento nella mia vita che all’inizio mi ha spaventata. Per me non è stato facile essere al centro dell’attenzione, e a volte non lo è nemmeno adesso, ma le soddisfazioni ricevute e l’affetto di tanti lettori mi hanno aiutata a far fronte anche alle inevitabili difficoltà. Ora mi fa meno paura, ma rimane complicato da gestire, perché ho un altro lavoro che mi impegna e una famiglia che mi reclama: a volte mi sembra di essere un giocoliere che cerca di tenere tutto e tutti in equilibrio.

So che uno dei tuoi autori di riferimento è Donato Carrisi. Quali aspetti del suo modo di narrare vorresti fare tuo?

Le sue indagini non procedono in linea retta, ma sono un vortice che scende nel buio dell’animo umano. Gli accostamenti di immagini e parole che crea sono suggestioni capaci di condizionare il subconscio e fare leva su paure ancestrali. Guardo con ammirazione a questo suo talento.

Hai dato vita a una protagonista molto originale, che si differenzia dai soliti stereotipi che abbiamo del detective o del commissario di polizia. Parlaci di Teresa Battaglia.

Grazie per l’apprezzamento! Teresa è un commissario di polizia quasi sessantenne, sovrappeso e malata di diabete. Estremamente competente nel proprio lavoro, è specializzata in profiling. Ha un carattere complesso e un passato doloroso di violenza domestica alle spalle. È saggia e inquieta, materna e respingente, razionale e istintiva, capace di cambiare e adattarsi pur restando fedele al proprio centro. Ha saputo fare del proprio dolore un fuoco d’amore che ha trasformato in compassione, per le vittime e per i carnefici.

Da lettrice sentivo il bisogno di un personaggio come Teresa: volevo una donna straordinaria nella sua normalità, che desse voce a tante altre donne costrette a lottare ogni giorno contro la solitudine, la malattia e le storture di una società che spesso non ci fa stare bene con noi stesse.

Ninfa Dormiente è la seconda avventura di Teresa. Cosa ci aspetterà?

Ninfa dormiente è sempre ambientato in Friuli, ma cambierà la stagione. Passeremo dall’inverno potente e ghiacciato di Fiori sopra l’inferno a una primavera esuberante e odorosa. Anche il caso che dovrà affrontare Teresa sarà molto diverso: non dovrà dare la caccia a un serial killer dalla mente insondabile e “aliena”, ma riavvolgere un filo sottile che congiunge il presente – un ritratto misterioso e un pittore impazzito dopo averlo disegnato – a una storia d’amore consumata durante gli ultimi giorni della Seconda Guerra Mondiale. La valle in cui è ambientato il romanzo esiste davvero e ha origini antichissime e misteriose. Come misterioso e potente è il segreto sacro che vi è custodito e che Teresa e Massimo dovranno svelare.

Un altro dei personaggi che avevamo lasciato in sospeso è, perlappunto, l’ispettore Massimo Marini. Ci saranno degli sviluppi in merito al suo rapporto con Teresa?

Nel secondo romanzo Massimo Marini avrà un ruolo centrale. Scopriremo molto del suo passato e lo vedremo affrontare la sua più grande paura, ma anche compiere un balzo portentoso verso il futuro. Il suo rapporto con Teresa è in continua evoluzione: è naturale che sia così, perché per me lui e Teresa ormai sono persone vere, i miei compagni d’avventura. Non sarebbero credibili se fossero immutabili e sempre uguali a se stessi.

Trovi sia più complicato portare avanti un protagonista seriale, come nel caso di Teresa, o dare vita a nuovi personaggi?

Scrivere di un personaggio seriale e inventarne uno nuovo sono sfide entusiasmanti, che mi divertono. L’unico problema è la mancanza cronica di tempo per riuscire a scrivere tutto quello che vorrei. Per fortuna le idee non mi mancano. Il vero dramma sarebbe non avere ispirazione, né voglia di raccontare. Sto già pensando al momento in cui lascerò Teresa – per forza di cose la sua sarà una parabola breve – e iniziare a delineare nuovi personaggi è fisiologico.

Hai in mente altri casi per il tuo commissario o hai progetti diversi per il futuro?

Ho in mente altri casi per Teresa e nuovi progetti per il futuro! Scrivo continuamente storie nella mia mente, ci sono sempre personaggi che bussano alla porta della mia attenzione per essere ascoltati. Ho così tanto da raccontare, poterlo fare è un enorme privilegio di cui sarò sempre grata alla vita e ai lettori che lo rendono possibile ogni giorno.

 

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