La Bottega dei Traduttori. Donne che rispolverano storie sconosciute

Vi è mai capitato di cercare dei romanzi di un autore a cui vi siete affezionati e di non trovarlo nelle lingue che conoscete? Accade spesso a causa...

Vi è mai capitato di cercare dei romanzi di un autore a cui vi siete affezionati e di non trovarlo nelle lingue che conoscete? Accade spesso a causa di diritti che non vengono ceduti tra case editrici, clausole contrattuali e accordi mancati, se non addirittura per scarso interesse da parte dei lettori al di fuori del paese d’origine dell’opera.

Personalmente, mi accadde con Tana French, autrice irlandese di cui lessi con piacere, da ragazzo, “Nel bosco“. Sapevo dell’esistenza di un sequel ma era solo in inglese e questo mi addolorò moltissimo. Soltanto in questi ultimi anni, l’autrice è stata ampiamente sdoganata in Italia.

Ma che dire dei classici e dei romanzi scritti a inizio del secolo scorso, se non addirittura nell’800? Molti sono giunti a noi, divenendo dei veri e propri pilastri della letteratura mondiale. Altri, però, sono rimasti nascosti, infilati in qualche cassetto perduto della memoria, dispersi nel tempo. Qual è il loro destino?

Di certo non sarebbe stato dei migliori, se non fosse per un gruppo di donne che ha voluto unire la passione per la traduzione a un obiettivo tanto nobile quanto generoso: quello di poter portare ai lettori italiani questi tesori nascosti. Ideata e fondata da Annarita Tranfici, La Bottega dei Traduttori unisce ben ventotto persone per raggiungere questa missione. Abbiamo pensato di intervistare una dei componenti di questa grande squadra, Giulia Mastrantoni, così da farvi conoscere sia lei che l’operato di tutte loro.

Iniziamo parlando un po’ di te. Chi è Giulia Mastrantoni?

Una 26enne che si mordicchia le unghie con una tenacia da paura. Scherzi a parte, direi che sono soprattutto un’expat (vivo in Australia), una dottoranda e una vegetariana. Ora come ora, ho la grande fortuna di essere anche una tutor universitaria e un’insegnante di italiano e inglese.

Parlaci del progetto “La Bottega dei Traduttori”. In che cosa consiste?

Mi ha coinvolta la mia cara amica e collega Annarita Tranfici. È nato pochi anni fa con lo scopo di essere un gruppo di traduttori volenterosi di darsi una mano a vicenda: che si trattasse di scambiarci risorse gratuite, di girarci offerte di lavoro o di supportarci nei momenti di sconforto, tutti i membri de La Bottega erano sempre felici di darsi da fare. Come spesso accade, però, le cose si sono evolute in un modo che non avevamo previsto, motivo per il quale speriamo di poter diventare a brevissimo un’associazione culturale a tutti gli effetti. Infatti, abbiamo inaugurato una collana chiamata Classici da (Ri)Scoprire, pubblichiamo antologie a intervalli regolari e stiamo collaborando in modo piuttosto fruttuoso con editori quali Panesi Edizioni e con un’associazione ambientalista di cui a breve sveleremo i dettagli.

La nostra collana di classici è, di fatto, una collana di traduzioni di testi classici che in Italia non sono mai arrivati, o che magari sono stati tradotti decine di anni fa, come alcuni testi di Susan Coolidge. La stessa cosa vale per le antologie: in occasione del Natale, nel 2018, abbiamo tradotto in italiano svariati racconti “dal mondo”. Erano tutti racconti che non erano stati tradotti in italiano da nessuno, o la cui traduzione era davvero molto datata. Con Panesi, invece, stiamo traducendo in italiano una serie dell’autrice di “Piccole donne”, Louisa May Alcott. Si tratta de “La borsa delle cianfrusaglie della zia Jo”, una serie di racconti in 6 volumi. Il nostro progetto più recente, invece, è ancora “blindato”, ma abbiamo finalizzato le traduzioni e mandato in stampa il materiale, quindi speriamo di poter raccontare sui nostri social di cosa si tratta nell’arco di qualche settimana.

Quali sono i criteri che utilizzate nello scegliere i testi da tradurre e proporre ai lettori del nostro paese?

Le cose fondamentali sono queste:

  • Il testo deve aver perso il diritto d’autore, ovvero il suo autore deve essere venuto a mancare più di settant’anni fa;

  • Non devono esistere traduzioni italiane, o ne devono esistere esclusivamente di datate;

  • Il testo deve essere valido, gradevole da leggere; la qualità, insomma, è un criterio sempre valido.

Perché l’autopubblicazione? Questa scelta è stata facile o vi ha portato alcune difficoltà?

Questa è una domanda davvero molto ampia. Cerco di sintetizzare la risposta in modo politicamente corretto, ma onesto. Il problema maggiore, quando si lavora con gli editori, è che il traduttore non è sempre una figura retribuita in modo appropriato. All’interno del nostro gruppo ci sono professioniste che hanno tradotto best seller internazionali, ma che stanno faticando a farsi pagare quanto pattuito dall’editore (che non è un piccolo editore). Alcuni editori, invece, offrono una percentuale sulle vendite, anziché una retribuzione “a cartella”. Anche questo è sbagliato, perché la traduzione è stata effettuata a prescindere dalle vendite e il lavoro deve essere retribuito eticamente. In alcuni casi, si tratta di un compromesso che occorre accettare, ma in generale non è la migliore delle opzioni.

Oltre a questo, ci è sembrata una buona idea poterci appoggiare l’una all’altra per l’editing, la grafica, la promozione ecc. Infatti, alcune di noi sono ottime editor che non hanno nulla da invidiare e editor “professionisti” con i quali alcuni editori lavorano, altre sono grafiche che disegnano copertine stupende per i nostri libri, altre ancora sono disegnatrici, qualcuna lavora in ufficio stampa. Insomma, abbiamo capito che mettendo insieme le nostre competenze avremmo potuto fare un buon lavoro, professionale e di qualità. Questo senza dover dividere i nostri guadagni con un editore, così ottenendo la possibilità di reinvestire ogni centesimo ne La Bottega. Grazie a questi piccoli guadagni, infatti, abbiamo potuto preparare gadget da portare alle fiere del libro in giro per l’Italia, organizzarci per avere uno stand in alcune fiere e via dicendo. Insomma, nessuna di noi sta guadagnando nel senso vero del termine, ma tutte stiamo credendo fermamente nel futuro di questo progetto.

Come traduttrici, sicuramente avrete molta esperienza da scambiarvi reciprocamente, così da migliorarvi sempre più. Nel tuo caso, cosa senti di aver appreso da questa esperienza?

Si imparano tante cose ne La Bottega, specialmente per chi, come me, era una neolaureata quando è entrata a fare parte di questa realtà. Alcune lezioni fondamentali sono quelle che io chiamo “di vita” e che riassumerei in due punti:

  • Non tutti i datori di lavoro sono onesti, quindi occhio ai personaggi con i quali si decide di collaborare;

  • Esistono persone meravigliose con le quali si può fare “la magia”. Tutte le ragazze de La Bottega sono persone oneste, piene di voglia di fare e empatia. È qualcosa che davvero ti fa avere fiducia nel mondo e ti aiuta ad andare avanti quando la giornata è andata malissimo.

Oltre a questo, la possibilità di scambiarci risorse e consigli, a volte anche di girarci offerte di lavoro che non possiamo accettare, non è poco. Il mondo è un ambiente competitivo, qualunque sia la tua professione e ovunque tu viva (l’estero non è El Dorado), quindi ricevere aiuto concreto da tuoi pari che anziché metterti i bastoni tra le ruote ti aiutano a fare meglio e di più, è davvero prezioso.

L’opera tradotta di cui sei più fiera?

Direi “Le avventure di Katy a scuola” di Susan Coolidge. Ci ho davvero dedicato tempo e cure, per cui credo che resterà sempre un pezzettino del mio cuore.

Hai qualche consiglio da dare a chi vuole cimentarsi nel campo delle traduzioni?

Non accettate mai di lavorare gratis. So che è una tentazione notevole, perché “almeno fa CV”, ma non è così che vi costruirete un profilo professionale serio. Cercate, piuttosto, di appoggiarvi a gruppi come La Bottega, in cui il guadagno personale non c’è, ma c’è un continuo reinvestire che prima o poi pagherà bene. Cercate anche di frequentare corsi specifici per il tipo di traduzioni di cui volete occuparvi, perché sono un ottimo punto di contatto con i professionisti del settore (e con la futura concorrenza). Cercate di avere rapporti sereni, maturi e professionali con i traduttori che conoscete.

Quali sono i progetti futuri della bottega? E i tuoi personali?

Con La Bottega abbiamo un mega progetto con un’associazione ambientalista di cui parleremo a breve sui nostri social, una nuova antologia e le nuove uscite della serie “Le cianfrusaglie della zia Jo” con Panesi Edizioni.

Io spero di continuare il mio dottorato in modo sereno, facendo più esperienze di insegnamento possibile e cercando di cogliere qualunque opportunità mi si presenti. Spesso si idealizza chi vive all’estero pensando che il solo fatto di vivere fuori dall’Italia significhi avere la vita facile, ma non è così. Consapevole di questo, vorrei impegnarmi e riuscire a raggiungere obiettivi soddisfacenti.

 

Non ci resta che invitarvi a scoprire tutti questi piccoli gioielli tradotti nella nostra lingua, visitando il sito de La Bottega dei Traduttori.

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