Love, Death & Robots. Una serie antologica tra genio e banalità

Il 15 marzo è approdata sulla piattaforma Netflix una serie antologica fantascientifica composta da 18 episodi. Si tratta di Love, Death & Robots, un agglomerato di progetti diversi,...

Il 15 marzo è approdata sulla piattaforma Netflix una serie antologica fantascientifica composta da 18 episodi. Si tratta di Love, Death & Robots, un agglomerato di progetti diversi, in larga misura ispirati a racconti già esistenti, che sperimentano diversi tipi di animazione e struttura narrativa. Il tutto è stato creato da Tim Miller (regista di Deadpool) e tra i produttori ha niente meno che David Fincher (regista di film come: Seven, Fight Club, Zodiac, Il curioso caso di Benjamin Button e The Social Network).

La prima stagione è facilmente fruibile, soprattutto per la breve durata dei suoi episodi, che vanno dai 5 ai 16 minuti massimi l’una. I generi, però, sono un po’ differenti e possono non piacere a tutti. Alcune puntate, infatti, sono decisamente splatter, altre sono comiche e leggere mentre altre più psicologiche e angoscianti. Vi segnaliamo quelle che riteniamo siano state le peggiori e quali meritano più attenzione.

LE PUNTATE PEGGIORI, TRA SOLITI MINESTRONI E TRAME SCONTATE

Partiamo scartando subito quelli che sono i prodotti riusciti peggio di questa antologia. All’ultimo posto mettiamo “Il succhia-anime” (episodio n°5). Questo perché a primo impatto, in mezzo a diciassette storie che parlano di futuro e di robot, è un episodio che stona, risultando fuoriluogo e messo lì solo per far numero. La storia è quella di un archeologo e del suo assistente che, insieme a un gruppo di mercenari, si ritrova a dover far fronte a una creatura mostruosa che minaccia la loro vita. Il mostro viene chiamato “Dracula” e già questo vi fa capire come la storia non sia affatto nulla di nuovo.

A questo aggiungiamo “Tute meccanizzate” (episodio n°4) che riprende la solita struttura americana del gruppo di uomini che devono difendere un villaggio (o l’umanità intera) arrivando al punto di sacrificare sé stessi per la causa. Si è talmente abusato di questa struttura che la si ritrova perfino in altri due episodii della serie: “La guerra segreta” (episodio n°18) e “Dolci 13 anni“, che hanno però, dalla loro, una grafica sorprendente.

Un altro episodio che non mi ha tenuto incollato è stato “Buona caccia” (episodio n°8), che mette troppa carne al fuoco per essere un semplice corto, e “L’era glaciale” (episodio n°16) che non può non farci venire in mente l’armadietto dei “villici” in Men in Black II.

JOHN SCALZI E L’IRONIA NELLA FANTASCIENZA

Ad alleggerire questa prima stagione ci pensano tre episodi tratti dai racconti di John Scalzi. Trattasi di: “Tre robot” (episodio n°2), “Il dominio dello yogurt” (episodio n°6) e “Alternative storiche” (episodio n°17). Il primo di questi tre è forse quello più piatto e che arranca nel raggiungere l’obiettivo di intrattenere, per quanto sia interessante vedere un futuro dove dei robot visitano le città umane in un clima post-apocalittico, come se fossero dei turisti. Il problema è che le battute sono poco frizzanti e il finale mi ha fatto storcere il naso. Diverso è stato per gli altri due episodi. Il dominio dello yogurt, oltre ad avere originalità, si prende il giusto tempo che gli spetta (non più di cinque minuti) e l’ultimo, Alternative storiche, è forse quello più divertente, mostrandoci con ironia cosa sarebbe potuto succedere all’umanità cambiando il tipo di morte di Adolf Hitler.

I CORTOMETRAGGI MIGLIORI

Se dobbiamo stabilire un podio, senza dubbio, al terzo e al secondo posto andrebbero i corti ispirati ai racconti di Alastair Reynolds: “Oltre l’aquila” (episodio n°7) e “Zima Blue” (episodio n°14). Senza l’utilizzo dello splatter, appartenente a molte delle puntate, riescono a trasmettere delle emozioni molto intense. Il primo un sentimento d’angoscia e claustrofobico, il secondo una riflessione filosofica sulla ricerca del proprio io.

Al primo posto, invece, oserei metterci “La testimone” (episodio n°3). Non solo mostra una grafica innovativa, che mischia il virtuale al reale, ma con semplicità riesce a creare una fuga adrenalinica che termina con un bel colpo di scena che può portare a parecchie speculazioni. Tutto questo senza un racconto che fa da base alla sceneggiatura, a differenza di tutti gli altri (tranne per “Punto cieco“, episodio n°15).

ALTRE STORIE DEGNE DI NOTA

Concludiamo con altri episodi da noi consigliati. Molto interessante è “Dare una mano” (episodio n°11) sia per la grafica e sia per lo svolgimento della trama, semplice ed efficace. Una puntata che ha un plot twist con la “P” maiuscola è “Il vantaggio di Sonnie” (episodio n°1).”La discarica” (episodio n°9) risulta, invece, un horror molto ironico e originale e insieme a un altro episodio interessante, “La notte dei pesci” (episodio n°12), rivela la qualità della penna che li ha ideati: Joe Landsale.

E voi? Avete visto la serie? Quale episodio avete preferito?

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