Larkin Poe a Ravenna, blues di spettacolo e sostanza

Con un misto di grazia ed irruenza, Larkin Poe conquistano il Teatro Socjale di Piangipane (RA) nel secondo dei concerti italiani organizzati da Slang e AZ Blues, sabato...

Con un misto di grazia ed irruenza, Larkin Poe conquistano il Teatro Socjale di Piangipane (RA) nel secondo dei concerti italiani organizzati da Slang e AZ Blues, sabato 30 marzo. Da Atlanta, Georgia, sono calate nel Bel Paese per portare il verbo del loro blues girl power, chitarre sfrigolanti e voci tra l’angelicato e il potente, senso innato del ritmo e grande rispetto per le roots.

Larkin Poe dal vivo è un vero spettacolo, con la rossa Rebecca Lovell (1991) a condurre la danza, grinta da vendere e note al suo posto, un po’ rockstar e un po’ ragazza di campagna, la sorella Megan (1989), vera “Slide Queen” con lo strumento da cui trae suoni profondi e metallici, sulle orme di mastro Ry Cooder ma anche dei tanti che hanno preceduto pure lui. Un concerto che salda moderno ed antico, elettrizzante grazie anche al supporto di una sezione ritmica (Tarka Layman, basso e Kevin Mc Gowan, batteria) che talvolta sembra un Tir in discesa con i freni rotti, rock and roll e country, folk e blues miscelati per assassinare il pubblico sin dalle prime note.

Sul palco prima di loro Foreign Affairs, duo di voci e chitarre blues da Bristol, UK, suoni sporchi e tirati ma anche ballate slow, punteggiate dalla ritmica delle loro casse a pedali. Una bella prova per aprire la strada – se ce ne fosse bisogno -alle due southern sisters.
Che, al loro apparire, si beccano subito salve di applausi e partono a mille , proponendo diversi pezzi dal nuovo album Venom & Faith, ma pescando anche, come sono solite fare, dal passato.

Così, ecco una Black Betty che scalò le classifiche con i Ram Jam nel 1977, ben prima che le signorine nascessero, resa tuttavia in una versione più vicina all’originale di Leadbelly (1939). Rebecca spinge sulla sua Fender Jaguar come se non ci fosse un domani, urla e biancheggia ma distende anche la voce in profondità, mentre Megan con le svisate slide e i controcanti perfetti dimostra sul palco il senso di essere sorelle anche in musica. L’affiatamento tra le due è straordinario, viene da pensare all’orgoglio legittimo di mammà e papà Lovell per aver dato al mondo una coppia sonica di questo tipo, pervasa da un’autentica gioia di suonare che si trasmette anche al pubblico. Bleach Blonde Bottle Blues dall’ultimo album è dondolante e quasi ipnotica, le due si cimentano anche con brani di Son House, come Preachin’Blues e Megan in evidenza.

Il country fa capolino in Blue Ridge Mountain, subito sommerso da ondate rock-blues, ma uno dei vertici è l’accorata Mad as a Hatter con Rebecca al banjo (come già prima in California King) dedicata al nonno dalle due girls e alla sua “mental illness” con affetto, soul celestiale e dolcezze ruvide. Poi Megan (“ora liberiamo la Slide Queen”, annuncia la sorella minore) scende in mezzo al pubblico a pizzicare le corde con tripudio degli occupanti dei tavoli di questo teatro-club dove nell’intervallo sono stati serviti anche i cappelletti. Chiusura in stile quasi surf garage, poi il bis richiesto a gran voce, tutto unplugged è Come in My Kitchen, classico di Robert Johnson, che fu di Eric Clapton e tanti altri, in mezzo alla folla festante del Socjale. Le sorelle, ad agosto, saliranno anche sul palco di Woodstock 50 ma, a differenza di molti altri, possiedono lo spirito giusto per esserci.

Paolo Redaelli

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