A colloquio con i Modena City Ramblers, “Riaccolti” nei club per il loro punk’n’folk tour

Sono inossidabili e inarrestabili i Modena City Ramblers, che dagli anni Novanta continuano a calcare i palchi di tutta Italia e a sfornare album. Il loro combat rock è...

Sono inossidabili e inarrestabili i Modena City Ramblers, che dagli anni Novanta continuano a calcare i palchi di tutta Italia e a sfornare album. Il loro combat rock è da sempre intriso di amore incondizionato per il folk irlandese, ma anche influenzato e arricchito da altri generi, soprattutto il punk.  E così, Riaccolti” da tanti locali dello stivale, vecchie conoscenze e new entry,  i Ramblers sono riapparsi nei club, lasciando a casa amplificatori e chitarre elettriche e tornando al sound primigenio.”Come sta andando il tour?”, domandiamo.  “Molto bene!”  ci dicono.  “Abbiamo dovuto lasciar fuori tante persone…è un tour che sta registrando diversi soldout. Continueremo così, in chiave totalmente acustica fino ad aprile, quando rimetteremo in piedi un contesto più rock-folk”.

Partiti dall’Hiroshima Mon Amour di Torino il 16 novembre, al momento si trovano alle battute finali (il 16 marzo a Bologna – Estragon Club, il 17 marzo a Milano, Alcatraz, per poi festeggiare il 25 aprile a Fornacette, in provincia di Pisa)  di una tournée che ha il buon sapore del ritorno a casa, alle origini, e propone un “sound figlio del folk irlandese e della cattiveria punk dei Pogues”. Il loro “Punk’n’folk acoustic club tour” è “una versione meno teatrale e meno colloquiale”, come dicono i MCR stessi.  Caratterizzato da un incendiario live set, prevede numerosi cavalli di battaglia.

Alla Flog di Firenze la sera di sabato 9 marzo l’auditorium era gremito; il pubblico di ogni età, tra cui moltissimi ragazzi e ragazze. Lo show è stato coinvolgente e a tratti infuocato, mescolando il combat folk al patchanka celtico, acustico e non trascurando nessuna delle tante, diverse anime della band. 

Tra brani estratti dalla loro ventennale discografia i Ramblers hanno proposto anche le canzoni più note, tra cui Cento passi, Mia dolce rivoluzionaria, Contessa, Bella ciao. Su quest’ultima hanno voluto spendere qualche parola in più durante l’incontro alle Murate: “non è un “canto dei comunisti”, come pensano tanti, è un canto che dovrebbe unire tutti gli italiani, a prescindere dalle idee politiche. E’ un brano che però non compare nella tracklist del nostro ultimo album Riaccolti, ma torna fuori in qualche maniera nel DVD”.

L’atmosfera del concerto è di grande festa, con il pubblico che canta, balla, gioisce. L’impegno civile resiste anche in tempi cupi come quelli che stiamo vivendo, anzi, forse più che mai, ma è reso poetico e leggero dalla musica divertente e allegra dei Modena City Ramblers, che ci tengono a specificare: “Il messaggio politico ce lo portiamo dietro fin da quando siam partiti: ma si tratta soprattutto di un messaggio etico, non legato a un partito in particolare.  Siamo una band orientata a sinistra da sempre e in questo momento è ancora più importante esserlo, visti gli abomini ormai quotidiani, spesso perpetrati da chi sta al governo”. Ma finché tanti ragazzi continueranno a cantare, ballare e baciarsi ai loro concerti, in questo Paese ci sarà ancora un po’ di speranza, viene da replicare. Già, i ragazzi. Ne parlano dimostrando profonda attenzione: “Oggi sono continuamente bombardati da stimoli che però spesso lavorano solo a livello superficiale, senza andare in profondità. Alcuni ragazzi di oggi, anche tra quelli che ci seguono, da un certo punto di vista e paradossalmente sono fortunati, perché hanno avuto accesso a una passione per la musica divenuta un po’ esclusiva, magari arrivandoci per percorsi laterali, per esempio attraverso un papà o un fratello… Invece negli anni Ottanta o Novanta era più facile per tutti: potevi trovare i dischi nel negozio sotto casa, accendere la tv e guardare “Doc” o altri programmi musicali, mentre oggi queste occasioni di incontro sono molto più rare”.

Con Francesco “Fry” Moneti, violino e chitarra della band, parliamo anche dell’album Riaccolti, uscito l’8 marzo, che riprende il discorso iniziato più di vent’anni fa con Raccolti, il primo album dal vivo dei MCR, del 1998: “E’ stato un ritorno all’acustico dopo anni di elettrico. Ci siamo detti: spogliamoci dei nostri orpelli e facciamo un disco interamente acustico, che poi in un certo senso è la replica, il remake dell’altro disco acustico che incidemmo vent’anni fa”. Frutto di una campagna di crowdfunding, l’album è una coproduzione della band e di oltre 500 fan. Contiene un solo brano nuovo, quello che dà il titolo al disco. Le registrazioni sono state eseguite durante il live dello scorso novembre allo Studio Esagono di Rubiera (RE). “È un disco dal vivo registrato senza inutili fronzoli, un album vero ed estremamente sincero. La registrazione è stata molto particolare. Abbiamo scelto di non eliminare tutti gli errori anche perché l’errore aggiunge profondità, e poi se facciamo dei dischi perfetti, dal vivo vi deludiamo, no?”, scherza il cantante, Davide “Dudu” Morandi.  “E così certi brani forse hanno perduto qualcosa in carica elettrica ma hanno guadagnato molto in anima folk. Il CD ha un suo fratello gigante: l’LP, un album doppio, che sta uscendo proprio in questi giorni”. E se si domanda quanta nostalgia ci sia in questo album, i MCR rispondono: “un po’ di nostalgia c’è, non lo neghiamo, ma c’è anche la profonda consapevolezza di un percorso tracciato fin qui. È un disco frutto dell’esigenza del momento, della voglia di farci (e farvi) questo regalo”. Oppure, per dirla con le parole poetiche ed esaustive della bella canzone che dà il titolo all’album: 

È un abbraccio che sa di ritorno
lungo il nostro cammino.
Qualcosa di prezioso per cui valeva la pena,
per cui vale la pena.
Siamo tutto quello che abbiamo raccolto,
siamo tutto ciò che rimane tra il vento e il sole.

 

La band emiliana, il cui ultimo album è “Mani come rami, ai piedi radici” uscito due anni fa, è formata da:

Davide Dudu Morandi (voce), Franco D’Aniello (flauto e tromba), Massimo Ice Ghiacci (basso), Francesco Fry Moneti (violino, chitarra e plettri vari), Leonardo Sgavetti (fisarmonica e tastiere), Gianluca Spirito (chitarra e plettri) e Roberto Zeno (batteria e percussioni).

 

Elisa Giobbi

 

 

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