Roberto Cacciapaglia a Bologna: il Diapason e l’ essenza del suono

La musica, nella pura essenza del suono, secondo Roberto Cacciapaglia. Un linguaggio universale, ma anche un’espressione artistica che ciascuno percepisce in modo differente. Il concerto del compositore milanese...

La musica, nella pura essenza del suono, secondo Roberto Cacciapaglia. Un linguaggio universale, ma anche un’espressione artistica che ciascuno percepisce in modo differente. Il concerto del compositore milanese di fama internazionale al Teatro Duse di Bologna, giovedì 14 febbraio, è stato un’esperienza anche catartica, alla ricerca di quella purezza del suono ben simboleggiata dall’immagine di un cristallo di rocca che compare spesso alle spalle del musicista. Sul palco, Cacciapaglia al pianoforte, un trio d’archi (Ilze Circene, violino, Francesco Caputo, viola; Ilaria Giorgi, violoncello) ed una postazione elettronica manovrata da Giampiero Dionigi.

E i “suoni armonici”, quelli che Pitagora definiva “essenza dell’universo” si rivelano presto all’ascoltatore in una persistenza della vibrazione sonora che allunga le note nello spazio grazie ad un software di ultima generazione. La musica scorre delicata e a tratti impetuosa, il piano di Cacciapaglia dialoga con gli archi che esibiscono anche la loro potenza, l’elettronica è un tappeto volante, non un fine ma un mezzo per esaltare il suono che scaturisce dagli strumenti. Si inizia con Frequency of Love, il brano che è diventato anche un video diretto da Eleonora Capitani e che il compositore dedica a tutti gli innamorati, “anche della vita”, nella notte di San Valentino.

Roberto Cacciapaglia
Roberto Cacciapaglia

Musicista serio, ma non serioso: Cacciapaglia introduce il concerto con una maschera sul volto che poi si toglie alla fine del brano (forse a simboleggiare che è tempo di levarsela, chissà), si rivolge spesso al pubblico per presentare i pezzi, ringrazia al termine delle esecuzioni. Scorre così il nuovo album, Diapason, strumento-base e mononota che simboleggia il suono stesso, dando il “la”, il via a tutti gli altri strumenti, ma non mancano pezzi dai dischi precedenti, come Olimpica da Quarto tempo.
Cacciapaglia canta anche, su Innocence che riporta un testo di William Blake (“vedi il mondo dentro un granello di sabbia, tieni l’infinito in un palmo di mano” e A Gift con le parole del Mahatma Gandhi (“scopri l’amore e fallo conoscere al mondo”) mentre lascia che sia poi la voce registrata del controtenore Jacopo Facchini a condurre la suggestiva Morning Has Born Tonight dedicata a Martin Luther King. Una vocalità che racchiude insieme registro femminile e maschile e ricorda a tratti il lavoro di Antony con Lou Reed e Battiato.

Per Woodpecker indossa la maschera di un picchio e sembra Peter Gabriel ai tempi dei Genesis: il volo controllato, il ticchettio del becco e l’inchino finale sono restituiti con attitudine teatrale ma senza esagerazioni. Il concerto si snoda tra light show indovinati, un’acustica che sfiora la perfezione, riflettori che ondeggiano e voli di elicottero, cerchi concentrici e rumore di vento, è un viaggio dentro la musica che suscita emozioni, tocca il cervello ed il cuore. Chiusura con Tree Of Life Suite la musica composta per l’Albero della Vita all’Expo di Milano che provoca scrosci di applausi e standing ovation finale. Poi Cacciapaglia invita il pubblico a produrre vocalmente il fatidico “la” in un coro a bocca chiusa che abbatte la barriera del palco.

Roberto Cacciapaglia
Roberto Cacciapaglia

Ricompare ancora la maschera iniziale prima dei prolungati saluti finali e la presentazione del collettivo musicale (pianoforte Steinway a coda lunga compreso: “E’ lui il protagonista, un veliero che naviga sulle onde sonore, come mi disse un accordatore”) che ha deliziato i presenti con quasi due ore di musica autentica, melodia e saliscendi emotivi, onde sonore che si rifrangono nel grande mare della vita.

Paolo Redaelli

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