Kumar: “It’s alright”, la mia vita dopo i Raging Fyah

Al termine del suo acustico al Laboratorio Crash di Bologna, abbiamo avuto il piacere di passare un po’ di tempo con Kumar, al secolo Kumar Bent, già cantante...

Al termine del suo acustico al Laboratorio Crash di Bologna, abbiamo avuto il piacere di passare un po’ di tempo con Kumar, al secolo Kumar Bent, già cantante ed autore della nota rock reggae band giamaicana The Raging Fyah, che ci ha concesso volentieri una tra le prime interviste dopo la fine del suo percorso con il gruppo.

Prima di tutto, da dove vieni?
Sono nato a Kingston ma sono cresciuto nella parrocchia di St Elizabeth. In definitiva mi sento un uomo di campagna, sicuramente non un “kingstonian”.

Cosa stai facendo adesso in Italia ed in Europa? Com’è questa esperienza oltre oceano?
Sto facendo un tour in acustico, comincio così la mia nuova esperienza solista dopo aver lasciato la band. Non era nei miei piani questo tour, ho lasciato la band e non ho calcato i palchi per 6 mesi…poi un mio amico mi ha chiamato dicendomi che avrebbe potuto procurarmi qualche show. A quel punto gli ho detto che se avesse fissato due date avrei fatto un tour. Alla fine abbiamo organizzato 12 date, 3 delle quali all’International School di Ginevra dove ho partecipato a 6 workshops con dei bambini per concludere con un concerto. È stata una bellissima esperienza, ho suonato all’Undertown ed in seguito ho aperto in acustico il concerto di Jah9 al Fabrik di Zurigo.

Torniamo alla tua esperienza di cantautore. Cosa ne pensi dell’evoluzione della scena reggae giamaicana ed internazionale? In particolare, cosa ne pensi di questo viaggio alla ricerca delle radici della musica reggae, del revival che molti artisti della tua generazione stanno portando avanti?
E’ una sensazione che mi solleva, ho iniziato 10 anni fa con i Raging Fyah decidendo convintamente di fare roots, e questa esperienza ha sicuramente ispirato moltissimi giovani artisti. Ricordo ancora la prima esibizione di Chronixx ad un nostro concerto al Weeki Wachee ed oggi tutti vediamo dove è arrivato. È divenuto un protagonista del reggae a livello internazionale e sta spingendo la giovanissima Koffee e molti altri… sai, la cosa bella è che cerchiamo di aiutarci reciprocamente per poter far arrivare a tutti la nostra musica.
Di tutto questo, mi colpisce ancora il fatto che la gente abbia voglia di conoscere e di ascoltare questa musica. Quando hai qualcosa da dire, il messaggio può essere buono o meno, ma a me piace rimanere comunque in ascolto.

Rimaniamo in ascolto quindi: quali sono gli artisti o le canzoni che, magari dopo molto tempo, continui ad ascoltare? Chi e che cosa ti influenza?
Al momento una delle mie canzoni preferite è Landslide dei Fleetwod Mac. Ascolto un sacco di musica rock, dai Led Zeppelin ai Dire Straits. Recentemente ho riproposto insieme ad Alborosie The Unforgiven dei Metallica in chiave reggae. Alborosie mi ha detto divertito “Kumar, sei l’unico artista reggae che conosco che ascolta i Metallica”. Gli ho risposto davvero entusiasta “Ok uomo, fammi cantare questa canzone!

Hai accennato alla tua vecchia band, ma cosa porti con te nel futuro di questa esperienza? Quali canzoni e sensazioni hai ancora intenzione di condividere col pubblico?
Quando mi unii ai Raging Fyah divenni il loro autore, tutti i testi li ho scritti io, quelle canzoni parlano dei miei sentimenti, delle mie passioni e sensazioni. Qualcuno potrebbe cantare quelle canzoni per i Raging Fyah, nonostante questo possa apparire un po’ strano perché, ad esempio, alcuni componenti della band non conoscono le parole. Ovviamente conoscono la musica, la melodia, ma le liriche sono un’altra cosa, le ho composte io sui miei pensieri, su quel che volevo trasmettere. Le porterò con me, tanto quanto porterò la mia anima, le vibes che sento.
Volevo fare un tour con un soundsystem, ma mia madre mi ha detto “Prendi la chitarra e vedrai che ameranno anche questa parte di te”. Le risposi che non ero così bravo con la chitarra, che ero solo abituato a tenere il levare nei concerti… ma alla fine mi ha convinto. Cerco di fare il mio meglio e vedo che il pubblico sta gradendo questa versione di Kumar, quel che sto trasmettendo e facendo uscire della mia personalità. Siamo in un periodo dominato dai social media in cui le persone cercano di rappresentarsi senza problemi, ma tutti li abbiamo, siamo comunque umani! Quando c’è vicinanza, quando si è tra persone vere viene fuori e si può essere veri. In momenti come questi possiamo davvero dire “Alleluja”!

Torniamo a parlare di queste giornate. Ieri è uscito il tuo nuovo brano “State Of Emergency” sul riddim omonimo di Maximum Sound…
Questa canzone è stata registrata mesi fa, ero ancora con la band. Ho lasciato la band prima che Frenchie mi chiamasse per dirmi che il riddim sarebbe stato rilasciato in settembre. Mi confrontai con lui e alla fine, visto che la band non aveva comunque partecipato alla realizzazione del riddim, decidemmo di fare uscire il pezzo con solo il mio nome. Di fatto non è stata la prima canzone che ho cantato come solista, per esempio Pillow con Jesse Royal o la stessa The Unforgiven è uscita come “Alborosie featuring Kumar“. Tutto questo è capitato nel periodo in cui mi stavo lasciando con la band e c’è stata una gran confusione, anche perché la gente non capiva se ero già uscito dalla band o se era solo un passaggio della mia carriera. Sono felice e fiero di aver collaborato con Frenchie per State Of Emergency, ma posso dirvi che il primo singolo ufficiale come Kumar, cioè prodotto da me, è uscito il 7 dicembre, in vista tra le altre cose dell’album che uscirà quest’anno per VP Records.


L’ultima nostra curiosità non può che essere sui tuoi progetti futuri. Hai in mente qualche collaborazione? Qualche altra canzone dei Metallica?
Beh, sicuramente una collaborazione con Alpha Blondie per realizzare una cover dei Led Zeppelin, Whole Lotta Love ad esempio, e poi una canzone dei The Brothers Four, stile anni ‘50, si intitola Greenfields. Mi piace l’idea di ritrovare canzoni di molti anni fa, dimenticate dal mercato, e farle rivivere per il loro testo, perchè i cantanti non scrivono più, fanno molto freestyle, ma quando scrivi una canzone c’è qualcosa di più. Pensa ad Amazing Grace! Il testo ha un effetto sulle persone, se è ben scritto, e io sto provando ad arrivare a quel livello, ma per adesso sto cercando la chiave per reinterpretare certe canzoni.

 

Simone Gimona 

con la preziosa collaborazione di Giada Bastanzi

 

Il singolo di debutto di Kumar – It’s Alright

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