Beat 50 a Sondrio: tutto il 1968 in una notte sul palco

In un concerto, tutta la storia del Beat in una notte. E’avvenuto a Sondrio con Beat 50, in una ex centrale elettrica ristrutturata a fini culturali da Enel...

In un concerto, tutta la storia del Beat in una notte. E’avvenuto a Sondrio con Beat 50, in una ex centrale elettrica ristrutturata a fini culturali da Enel Green Power e ribattezzata Teatro Spazio Centrale dove musicisti di oggi e di ieri hanno rievocato un evento di cinquant’anni fa, esattamente nello stesso giorno, il 18 dicembre,grazie al Consorzio BIM Adda e altri sponsor. Nel 1968 al Teatro Pedretti si tenne il “Concorso per cantanti e complessi”, ripreso mezzo secolo dopo senza troppa nostalgia, ma chiamando sul palco esponenti dell’attuale scena valtellinese, attiva dal 1963 ad oggi. L’iniziativa è dell’associazione culturale ForteMente che già aveva ricostruito la storia del rock valtellinese con il progetto Scossa Elettrica, due libri, dvd, mostre e concerti itineranti. La presiede Dado Toccalli, batterista di The Scratchs, testimone dell’epoca e maestro di cerimonie di questo Beat 50.

Ospite d’onore Gian Pieretti, sul palco con Mario Mariani al basso ed Enrico Ramponi alla chitarra, presenti quella sera del 1968, che ha parlato di Bob Dylan e Donovan, dei Rokes e di Lucio Battisti, suonando canzoni proprie ed altrui: i classici Pietre e Il vento dell’Est ma anche Ma che colpa abbiamo noi di Shapiro e soci e Una pioggia forte cadrà, remake dylaniano di Hard Rain (gonna fall) dal disco Nobel di prossima uscita con le versioni italiane di molti classici del maximo cantautore americano.

Sul palco, poi, un susseguirsi di gruppi che hanno ripercorso la storia della canzone, non solo rock, fino al fatidico 1968. Omaggi sinceri a Mina (La voce del silenzio), Lucio Battisti (Il vento), ai Ribelli di Demetrio Stratos (Pugni chiusi resa con passione da No Bono dei Tirlindana), dall’epopea hippie della San Francisco di Scott McKenzie (proposta da una floreale ed efficace Bruna Mazzucchi) a cult dell’epoca come The Rogers (Guarda) e The Sorrows fino al quasi-prog dei Moody Blues (Nights in White Satin) e degli Aphrodite’s Child (Rain and Tears). Sorprendenti alcune versioni italiane di pezzi noti. To love somebody che fu dei Bee Gees ma anche di Janis Joplin era Così ti amo, cantata a Beat50 con trasporto dalla giovane Ilaria Merlo mentre Hold On I’m Comin’ di Sam & Dave venne tradotta da Celentano in un prosaico Il Contadino, qui resa in grinta dal rockandroller Ivan Pensacon The Leaders. Citazione di merito per Veronica Ortiz, singer venezuelana cimentatasi con successo nei difficili saliscendi de La voce del silenzo di Mina e per Django, attivo dagli anni Sessanta e vero soulman in Vorrei la pelle nera che fu di Nino Ferrer.

Poi, via al rock and roll di marca anglosassone, con The Scratchs: in successione These Boots Are Made For Walkinglanciata da Nancy Sinatra ma memorabile anche nella versione ugro-finnica dei Leningrad Cowboys e in quella dance dei Planet Funk. Il proto-metal dei Kinks di You Really Got Me con autentico cantante british, Steven Wicks. Beatles e Stones presenti: i primi con I Saw Her Standing There e Nowhere Man cantata in coppia da Alberto e Marcella Malacrida, padre dilettante e figlia professionista, i secondi con la poco nota It’s Not Easy da Aftermath del 1966. Chiusura finale con la rombante Born To Be Wild degli Steppenwolf che apriva una nuova era cancellando il beat.

Parecchi dei musicisti erano sul palco, quel dicembre del 1968. Dado Toccalli, batterista di The Scratchs, era là. Negli Astri, che vinsero il concorso, suonarono allora (entrambi under 16) il cantante Mario Seminara e il batterista Franco Avenoso, che in questo millennio hanno dato il via alla formazione attuale dallo stesso nome. Gabriele Tonelli (voce e chitarra) e Dionigi Sutti (batteria) ieri si chiamavano Immortali e oggi The Leaders, con il figlio di Tonelli giunto apposta da Londra per unirsi alla band. Arrigo Mattiussi ha cantato nel ’68 con i Simul Diu Yummy Yummy Yummy degli Ohio Express insieme a Enzo Bonolini, oggi batterista di The Black Jack Band, gruppo con cui l’hanno eseguita.

Una grande festa, tante emozioni rievocate nel bel video diretto da Stefano Maestri con i protagonisti di allora e la mostra fotografica in splendido bianco e nero nell’atrio di Teatro Spazio Centrale e musica davvero per tutti i gusti, dal beat alla canzone d’autore, dal rock al r&b. Appuntamento, forse, al 1969, pardon 2019.

In this article

Join the Conversation

AlphaOmega Captcha Classica  –  Enter Security Code