Teatro: il Raffaello di Simone Cristicchi che ci insegna a volare

Simone Cristicchi canta quasi a metà spettacolo, ma canta un lamento funebre per Yelena, il perduto amor. Il cantautore romano preferisce continuare a raccontare storie di ordinaria follia...

Simone Cristicchi canta quasi a metà spettacolo, ma canta un lamento funebre per Yelena, il perduto amor. Il cantautore romano preferisce continuare a raccontare storie di ordinaria follia e lo fa anche in questo “Manuale di volo per uomo”, andato in scena al Teatro Duse di Bologna giovedì 29 novembre. Sul palco, in una scena di bianco abbacinante, Simone Cristicchi è Raffaello, come il pittore, ma pittore di pareti che sono quelle, reali e metaforiche, in cui ci rinchiudiamo tutti i giorni.

Pennellessa e secchiello alla mano, Raffaello dipinge pareti e per lui, quarantenne rimasto bambino, tutto è bello, affascinante, meraviglioso. Raffaello dipinge lo stupore con cui noi, raramente, guardiamo alle cose e alle persone. Dialoga con la madre morta, per molti è un ritardato da compatire, per alcuni è un genio. Di sicuro è un tipo strano, ma di quelli che ogni tanto ci piace incontrare. E’una persona sensibile, dotata di una mente fotografica che mette a fuoco i particolari che ci sfuggono, perché “niente è più grande delle piccole cose”.

Così Raffaello descrive i minima universalia del suo quartiere: la grande città così grande che fa paura, la ferramenta che è un paradiso terrestre dove tutto è catalogato alla perfezione (e viene in mente Rain Man), meccanici romantici, emarginati invisibili, terribili guardiani di garage. La delicata storia di amore con Yelena, troncata da un colpo di fucile come in “La luce dell’Est” di Lucio Battisti. Il rapporto con la madre, tra amore e insofferenza. Raffaello, a suo modo, è un filosofo: “Se non ti trovi bene nel presente, resterai imperfetto anche quando sei trapassato”.
Raffaello è un “fool” scespiriano, lo sciocco apparente che in realtà ti aiuta a trovare la chiave, a capire il dramma, ma ricorda anche le movenze impacciate di Charlot, la mimica eloquente di Jacques Tati, le storie di vita narrate da Ascanio Celestini (sarà la barba?), un Pierrot Lunaire che interroga l’astro lontano, il tedio leopardiano mixato alla comicità popolare di un Nino Manfredi. E tante altre cose ancora.

Il “Manuale di volo per uomo” intreccia poesia ed emozioni, dramma ed ironia, è un libretto di istruzioni per comprendere la vita, ma senza la saccenza dell’intellettuale, dal punto di vista di un umile. E pertanto il messaggio di Simone-Raffaello (non sono poche le coordinate della vita di Cristicchi che si confondono con quelle del pittore di pareti) arriva a fondo, dove deve arrivare. Dopo un’ora di spettacolo intenso, con sane punte di comicità a sdrammatizzare la materia pensosa e cerebrale, ci si alza dalla poltrona con la voglia di rivederlo ancora, per capire alcuni passaggi che sono sfuggiti, in questo lotto di parole abilmente costruite. Come succede, in fondo, quando si ascolta un buon disco e viene voglia di rimetterlo daccapo.

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