L’ equilibrio instabile di Daniel Blumberg

Minus è stato registrato nella campagna gallese in soli cinque giorni e, nella stessa misura, bastano pochi secondi d’ascolto per entrare in una dimensione liquida, densa di forza espressiva....

Minus è stato registrato nella campagna gallese in soli cinque giorni e, nella stessa misura, bastano pochi secondi d’ascolto per entrare in una dimensione liquida, densa di forza espressiva. Prodotto da Peter Walsh (Scott Walker, Peter Gabriel), è il frutto dell’esistenza travagliata del ventottenne londinese Daniel Blumberg e la necessità catartica di esibire le proprie cicatrici originate dal ricovero in ospedale per problemi mentali e dalla fine della relazione con la fidanzata storica. Le ferite inferte penetrano nelle note di quest’opera immediata e senza sovrastrutture, marcando la dolente urgenza espressiva. Sette brani nudi e scarni, dalla scrittura classica, poggiata su una voce intensa e semplici accordi di pianoforte, disturbati da un brusio di fondo che esplode improvvisamente in nevrosi jazz, per poi dissolversi liberando suoni limpidi e magici.

“Minus the intent to feel, I’m here”: Blumberg si apre intimamente con una semplice frase ripetuta ossessivamente sopra un giro di piano e il violino dissonante di Billy Steinger. Giudizio e calore, che si contrappongono a confusione e alienazione, evocano l’attitudine al jazz dell’artista e le influenze dei Velvet Underground e di Nick Cave, con il quale condivide l’etichetta Mute. “I’ve been away for a year/Doing all my drinking and all my drugs”: la sincerità nei testi denota il mettersi a nudo come in una seduta di psicanalisi o come un angosciato delirio alcolico.

Chi ascolta rivive i contrasti dell’autore. Ci si può sentire disturbati, ma si resta allo stesso tempo ammaliati e inchiodati all’ascolto. In particolare la terza traccia Maddler è una lunga suite di tredici minuti che intervalla aperture melodiche e improvvisazioni. L’atmosfera di inquietudine, l’aspra alternanza violino e chitarra, rumori cupi e dissonanze free jazz rispecchiano il talento irrequieto e instabile dell’autore che insegue i propri fantasmi, tuttavia si avverte un equilibrio difficile da spiegare.

Non è un disco facile. Non dobbiamo farci spaventare, dobbiamo lasciarci prendere dalla sua magia. E’ un disco dell’anima. E’ un disco coinvolgente e disarmante, che confessa le nostre fragilità e le nostre paure.

Daniel Blumberg – Minus (Mute, 2018)

Manuel Toppi

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