L’inferno sopra Milano, ultimo saluto agli Slayer

La prima volta degli Slayer al Mediolanum Forum di Assago per il loro concerto più grande di sempre in Italia. Il ritorno dei Lamb of God dopo 4...

La prima volta degli Slayer al Mediolanum Forum di Assago per il loro concerto più grande di sempre in Italia. Il ritorno dei Lamb of God dopo 4 anni. I veterani Anthrax ed Obituary a scaldare i motori. Quello di ieri sera era senza dubbio l’evento metal della stagione, vietato mancare.

Obituary

Al mio arrivo alle ore 18 circa mi trovo davanti un parterre già praticamente pieno, giusto il tempo di bere qualcosa e comprare una t-shirt (rigorosamente con le date del tour stampate sul retro) che le luci si spengono per la prima cannonata. Direttamente dalla Florida sono gli Obituary a dare inizio alle danze. Già dal primo riff ti rendi conto di trovarti davanti ad una garanzia, la presa sul pubblico è immediata, i suoni sono eccellenti e nella mezz’ora a disposizione ci viene sbattuto in faccia quello che la band dei fratelli Tardy dimostra già da più di 30 anni, nessuna sbavatura e violenza totale.

Anthrax

Il cambio di stage è velocissimo e sulle note di “Caught in a Mosh” gli Anthrax manifestano da subito le loro intenzioni. Il gruppo di Scott Ian confeziona una setlist composta praticamente solo da “classiconi”, pietre miliari che ogni presente conosce. Davanti a noi c’è un gruppo attivo dal 1981, parte del Big 4, e che si, ha avuto un calo considerevole durante gli anni ’90, ma che è ancora a mio parere troppo sottovalutato. Il timbro vocale di Joey Belladonna è atipico per un gruppo thrash metal, ma è anche questo che distingue la band di New York City dalle altre del genere. La leggendaria “Indians” chiude il set con il primo vero grosso circle pit in platea.

Lamb of God

Ora le cose iniziano a farsi discretamente sul serio. Credo che per molti e non soltanto per il sottoscritto, il momento più atteso della serata sia proprio questo. Nel 2015 avrebbero dovuto suonare all’Alcatraz ma, come fecero anche U2 e Foo Fighters, annullarono l’intero tour dopo i tristi attentati del Bataclan di Parigi. “From Richmond Motherfuckin’ Virginia” come è loro solito dire, ecco i Lamb of God.

Il set dei LOG rasenta la perfezione totale, lasciando l’acquolina in bocca per una futura e spero prossima data da headliner. Lo sforzo della band è coadiuvato anche questa volta da dei suoni ECCELLENTI. Si comincia con “Omerta” e nel pit è già un massacro, corpi cadono a terra, altri volano oltre le transenne. Trattenersi è impossibile quando in setlist si susseguono “Ruin”, “Walk With Me In Hell”, “Laid To Rest”, fino a chiudere con un gigantesco circle-pit su “Redneck”.

Randy Blythe nel ruolo di carnefice sforna una prestazione mostruosa, corre e salta da una parte all’altra dello stage senza perdere un colpo. Dietro alle pelli questa sera purtroppo manca Chris Adler: il batterista si trova attualmente in riabilitazione dopo un’operazione alla spalla dovuta ad un incidente motociclistico. Un fan più attento se ne sarà accorto sicuramente essendo il drumming di Chris un vero marchio di fabbrica per la band, ma la performance di Art Cruz chiamato in sostituzione è comunque ottima.

La formazione della band risale al 1994 rendendo i LOG il combo più giovane in questa serata, il che, per come ragiona una certa frangia di metalhead italiani, sicuramente genera scettiscismo. Mi piace però pensare che anche il metallaro 50enne cresciuto a pane e Slayer questa sera si sia convinto di che cosa siano capaci queste bestie.

Slayer

La musica degli AC/DC accompagna l’attesa mentre ragioni sul fatto che dopo un’ora di Lamb of God ancora devono suonare gli Slayer. Un grosso telo nasconde lo stage ed alle 21.30 puntuale lo rivela. Loro sono già lì, il vero inferno è cominciato.

Per l’opening non ci sono sorprese, così come negli ultimi 3 anni è “Repentless”, direttamente dall’ultimo omonimo album, ad essere scelta. Lo stage è di gran lunga uno dei più belli che la band abbia mai avuto se non il migliore; l’immaginario di teschi, aquile, sangue e brutalità che la band si è creata in 40 anni di carriera li accompagna come sfondo cambiando ripetutamente durante l’esibizione.

La setlist è splendida e ricopre 11 album su 12 della band, dei classici non manca assolutamente nulla. “Jihad” e “Blood Red” sono invece le rarità proposte. Gary Holt si presenta con una t-shirt che già lo rende immune da qualsiasi critica. “Kill the Kardashians” recita la scritta sul suo petto, un odio per le sorelle più famose d’America che il chitarrista non ha mai nascosto. “I just fucking hate people that are becoming superstars for doing nothing. Kim Kardashian was a closet organizer and then she did a sex tape and became famous.” Come si può biasimarlo?

Chi ha già visto gli Slayer dal vivo sa benissimo che raramente i veterani compiono un passo falso, ed è così anche questa sera. L’ennesima prestazione incredibile da parte di ogni membro: Araya e King mandano avanti da 40 anni un macchinario perfetto. L’encore è uno dei più devastanti che si possano concepire nell’intero mondo dell’heavy metal, una dietro l’altra si susseguono praticamente senza pause “South of Heaven”, “Raining Blood”, “Chemical Warfare” e “Angel of Death” che chiude il live con un omaggio al compianto Jeff Hanneman, chitarrista, fondatore e principale compositore degli Slayer scomparso nel 2013.

Con quello di ieri sera sono diventati 7 i concerti della band californiana a cui ho assistito dal 2011 ad oggi. Gli Slayer non si fermano mai. Ogni volta dopo un loro concerto già pensavo a quello dell’anno dopo, conscio che sarebbero tornati sicuramente ancora un’altra volta con l’ennesimo tour. A fine concerto però Tom, rimasto solo sul palco, si avvicina al microfono e con un perfetto italiano ed una mano sul cuore ci saluta così: “Mi mancherete.”

Ora, lo sappiamo bene che di questa storia dei “farewell tour” ci si può fidare fino ad un certo punto (Ozzy Osbourne fece un tour d’addio nel 1992), ma c’è una certa aurea attorno agli Slayer, da sempre coerenti nelle loro scelte, che almeno per un istante ti fa pensare: sarà davvero finita?

Io continuo ad augurarmi che questa sia solo una doverosa pausa dopo continui anni di tour estenuanti in giro per il pianeta. Intanto gli Slayer saranno in Europa anche nell’estate del 2019 e sono già confermati ad alcuni dei festival metal più importanti come Hellfest, Graspop e Download UK, quindi si, non è ancora il momento di dirci addio.

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