Fantastic Negrito a Milano: affabile istrione dalle radici blues

Due amici berlinesi mi hanno suggerito  Fantastic Negrito. Consiglio quanto mai azzeccato perché domenica 11 novembre al Santeria Social Club di Milano ho assistito a uno spettacolo di rara...

Due amici berlinesi mi hanno suggerito  Fantastic Negrito. Consiglio quanto mai azzeccato perché domenica 11 novembre al Santeria Social Club di Milano ho assistito a uno spettacolo di rara intensità e ricco di argomenti, non solo musicali.
Aprono i Superdownhome, duo bresciano “rural blues” (così amano definirsi) introducendo il pubblico verso un mood tipico del sud degli Stati Uniti, che poi si riverserà nel locale per l’intera serata.
Alcuni minuti di attesa per sistemare la strumentazione e compare Xavier Dphrepaulezz (è il suo nome), personaggio decisamente stravagante con un’acconciatura bizzarra, incanalando all’istante tutte le energie su di lui e la sua crespa cresta.
Noto perplesso l’assenza di un basso, mancanza compensata pienamente dalle grosse ma agili dita sinistre del tastierista che, in coppia con il batterista (entrambi afroamericani come il loro leader), formano una sessione ritmica travolgente. Completa la formazione un prodigioso chitarrista, unico componente dalla pelle bianca.

Il crudo blues rock di Bad Guy Necessity accende gli animi, mettendo in evidenza le portentose qualità vocali del “fantastico”, che ricordano i maestri del genere. Si muove con naturalezza dal falsetto affine al Genio di Minneapolis ai corposi toni bassi rievocanti John Lee Hooker BB King, scimmiottando i versetti erotici e selvaggi di Mr. Dynamite.
Sin dalle prime parole rivolte si nota la sua predisposizione oratoria. I presenti, divertiti, lo trovano molto simpatico e apprezzano i suoi siparietti tra una canzone e l’altra. È naturale, disinvolto nei gesti, nonostante ricordi spesso le movenze di alcune icone del mondo musicale. Incredibile la somiglianza anche fisica a Chuck Berry nel pezzo Scary Woman: un palese tributo al padre del rock’n’roll, presentata con un avvertimento a prestare attenzione alla “fucking woman with long black nails”.
Mentre toglie la giacca si presenta, quasi giustificandosi, dicendo di venire dal “South” e di essere “very expressive like my grandmother”, per poi intonare Cold November Street, un gospel in chiave moderna. Lascia la chitarra e invita tutti ad accompagnarlo con un ritmico battito di mani.

“What happens in America?” Chiede sarcasticamente in apertura del pezzo Hump Through The Winter. È molto critico riguardo la situazione sociale degli U.S. e vicino alla comunità afro. Xavier completa questa parte fortemente politicizzata condannando la paura del diverso con l’inno sofferente dedicato agli immigrati A Letter To Fear, durante il quale arrabbiato finge di odorare “the smell of immigrants’ blood” e invoca: “Make America think again!”.
Scoppia un boato quando il pubblico sente In The Pine, brano tradizionale folk statunitense, conosciuto anche con i titoli Black Girl o Where DonYou Sleep Last Night?, celebrata anche dai Nirvana nell’epico MTV Unplugged in NY. La voce a tratti androgina la rende struggente e particolarmente sensuale.
L’energico, intenso e creativo Negrito esce di scena senza essersi risparmiato. Acclamato per il bis, si fa desiderare, ma l’attesa ne vale la pena perché rientra presentato dal suo chitarrista ricalcando lo sketch che faceva James Brown alla fine dei suoi spettacoli.
L’encore è la potente hendrixiana 
Plastic Hamburgers, perfetta per concludere il concerto all’insegna del blues autentico e atavico, ma allo stesso tempo contemporaneo.

La vita di Fantastic Negrito sembra la trama di un film di Spike Lee: nel 1999 sopravvive miracolosamente a un incidente stradale poi tre settimane di coma e un lungo periodo di paralisi rischiando di perdere l’uso delle mani. Si riprende, ma dopo aver scialacquato un contratto milionario (si era fatto notare dal manager di Prince Joe Ruffalo), viene arrestato a L.A. dove organizzava feste clandestine. Torna nella sua Oakland (dove già a 12anni era entrato in una gang e spacciava), compra un terreno e lo coltiva a marijuana terapeutica. Riprende a suonare e sorprendentemente nel 2017 vince il Best Contemporary Blues Grammy Award con l’album The Last Days Of  Oakland.
L’ottavo di quattordici fratelli, scappato di casa ancora adolescente, adesso cinquantenne è qui davanti a noi. Canta schiettamente il blues, lui che lo ha vissuto e lo vive tutt’ora.

Manuel Toppi

Set List: Bad Guy Necessity/Nobody Makes Money/Working Poor/Scary Woman/Cold November Street/Hump Trough The Winter/Honest Man/Lost In A Crowd/Rant Rushmore/A Letter To Fear/A Boy Named Andrew/In The Pines/Night Has Turned To Day
Bis:Plastic Hamburgers/The Different Funk

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