The Zombies camminano ancora nella notte di Bologna

The Zombies camminano (a tratti corrono) nella Halloween anticipata all’ Antoniano di Bologna. La band di Colin Blunstone e Rod Argent, fondatori della ditta, è una piccola,efficiente, macchina...

The Zombies camminano (a tratti corrono) nella Halloween anticipata all’ Antoniano di Bologna. La band di Colin Blunstone e Rod Argent, fondatori della ditta, è una piccola,efficiente, macchina da guerra che elettrizza il pubblico del teatro. Ci saranno un migliaio di persone, e non solo nostalgici, per questa prima italica data organizzata da quelli del Covo nel regno degli Zecchini d’Oro che ha da tempo aperto al rock di classe. Boato in sala all’annuncio del gruppo, partono le prime note e c’è già chi accenna passi di danza. Il loro beat elegante e dinamico, venato di latin e di jazz, colpisce alle prime battute.

Suoni impastati all’inizio, poi il fonico trova il giusto equilibrio e le cose procedono meglio. Il quintetto macina rock e blues, intrecci vocali e scorrerie strumentali, si fa lungamente applaudire con una suggestiva “Sanctuary”. Propone una piccola selezione da “Odyssey and Oracle”, il capolavoro del 1967 che li ha lanciati definitivamente, aperta da “Care of Cell 44” e “A Rose for Emily”, in cui si capisce dove hanno studiato i Supertramp e chiusa da “Time Of the Season”, hit assoluta dalle sincopature irresistibili (sssssh, bum) dove Argent comincia ad esaltarsi all’hammond. La geometria del gruppo si gioca tra le tastiere di Rod e la voce di Blunstone, che passa da timbri gravi al falsetto alternando asperità e dolcezze e sembra in forma, anche se non mancherà qualche stonatura proprio sul pezzo più atteso. Poi c’è una bella versione soul di “You Really Got a Hold On Me” mixata sapientemente con “Bring It On Home to Me”, Blunstone omaggia Alan Parsons Project (ne è una delle voci da anni) con una toccante “Old and Wise”, dal vecchio “Eye in The Sky”, quindi i quattro stumentisti si lanciano in una fantasia prog con inserti bachiani che strappa lunghi applausi.

Si chiude, inevitabilmente, con il primo pezzo di successo scritto nel lontano 1964, la latineggiante “She’s not there” col l’organo acido di Argent che riecheggia accenti doorsiani e citazioni dello Spencer Davis Group tra “Gimme Some Lovin’” e “I’m a man” condotte da un pregevole break di basso. Niente lunghi assoli, la musica è sempre al servizio della canzone e The Zombies sono un gruppo che ha aperto molte strade, una lezione raccolta da epigoni come Paul Weller, Johnny Marr e Paolo Nutini. Due standing ovation e un breve bis tra Argent e Blunstone per mandare tutti a casa. Non ci sarà altro, malgrado lunghe richieste e va bene così. Il tutto per quindici euro all’ora, in fondo ben spesi considerando quanto offre oggi il mercato.
Esci nella notte bolognese ancor giovane canticchiando “It is time of the season for loving”, quel motivetto che ti rimane ficcato in testa, slalomando tra le tentazioni di tees e vinili d’epoca, con la voglia di rimettere il disco daccapo.

Paolo Redaelli

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