Lil Peep: un talento senza etichetta

“Quando morirò mi amerete”, recitava così uno degli ultimi post pubblicati su Instagram da Lil Peep, poco prima della morte avvenuta quando aveva solo 21 anni. Una frase...

“Quando morirò mi amerete”, recitava così uno degli ultimi post pubblicati su Instagram da Lil Peep, poco prima della morte avvenuta quando aveva solo 21 anni.

Una frase che spiazza, almeno in un primo momento. Il riferimento alla morte come passaggio necessario per la notorietà, o quantomeno per la visibilità sembra assurdo, soprattutto se a scriverlo è un ragazzo di solo 20 anni. Ma è davvero così?
Non è nostra intenzione entrare in merito a una discussione così profonda e articolata su questo post, ma spingere ad una riflessione logica sembra obbligatorio. La morte di un’artista è sempre seguita da pubblicazioni postume, live report, interviste, per non parlare della caccia ai talismani protettori, come oggettistica varia e chincaglieria di ogni genere. Purtroppo c’è un’infinita lista di artisti. non solo musicisti, che hanno ricevuto la fama che meritavano solo dopo la morte.
A Lil Peep è successa la stessa cosa? Certamente no, anche se ha collezionato la bellezza di sei album postumi contro uno pubblicato mentre era vivo. Anche se dopo la sua scomparsa la sua arte è uscita definitivamente dagli USA per sbarcare in Europa, anche se la sua storia ha fatto il giro del mondo. Il mondo è cambiato e così la comunicazione massiccia intorno a questi argomenti. Per farla breve, anche sono passati circa 30 anni dalla sua scomparsa, quasi chiunque saprebbe dire chi è Sid Vicious almeno a grandi linee, sorte che molto probabilmente non toccherà al ragazzo di Long Island. Entrambi hanno partecipato a cambiare lo stile della musica stessa, entrambi hanno prodotto all’attivo un solo album ma, come detto sopra, il momento storico è diverso.
Ed è qui che con questo articolo vorremmo farvi conoscere un disco di incredibile qualità e profondità artistica, che è “Come Over When You’re Sober ptI”. L’album, completamente scritto e prodotto dallo stesso Peep, esce il 15 Agosto del 2017. Il successo che riscuote è enorme e spinge l’artista a partire per una tournée che lo avrebbe voluto impegnato fino al 17 Novembre ma viene interrotta a causa della morte avvenuta il 15 Novembre.
Prima di Come Over When You’re Sober, Lil Peep aveva pubblicato due ep su Soundcloud e Youtube: Lil Peep Pt 1 e Fellz, entrambi autoprodotti.

Il critico musicale del New York Times Jon Caramanica lo ha definito “il Kurt Cobain del rap lo-fi” e se un critico con l’esperienza di Casamanica usa un’espressione così potente non lo fa per caso. I due probabilmente hanno una sola cosa in comune, l’aver trasformato un linguaggio elitario in un fenomeno di massa elevandone il potenziale artistico e non sminuendolo. Se Cobain con “Nevermind” ha trasformato il grunge in un linguaggio universale, la stessa cosa vale per Peep per il rap e la trap.

“Come Over When You’re Sober ptI” è una bomba senza genere che spazia dall’emo al lo-fi, passando per la trap con uno stile unico, inconfondibile e incredibilmente elevato. “Awful things”, “Save That Shit”, “ U Said” sono tutti capolavori, che disarmano la cella culturale dove inizialmente andrebbero classificati per sfondare una barriera che non rende più conto al genere d’appartenenza. La capacità di Ahr di scandagliare l’animo umano tormentato dalle ossessioni, dalle paranoie e dalle droghe erompe nella semplicità dei testi che scivolano come un flusso di coscienza totalmente in armonia con la musica.

Un capolavoro senza genere e senza tempo che dopo la sua uscita ha cambiato radicalmente il modo di affrontare alcune piattaforme musicali. Consigliato soprattutto per chi non ama il “genere” di partenza, perché la bellezza artistica è scardinata dalle convenzioni superficiali e se un’opera riesce come in questo caso ad esprimersi con questa forza merita sicuramente un ascolto approfondito e a se stante.

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