Marty Balin, la voce cristallina dei Jefferson Airplane (1942-2018)

Se ne è andato anche Marty Balin, che fu una delle tre voci dell’aeroplano al decollo da San Francisco nel 1966. I Jefferson Airplane basavano il loro folk...

Se ne è andato anche Marty Balin, che fu una delle tre voci dell’aeroplano al decollo da San Francisco nel 1966. I Jefferson Airplane basavano il loro folk rock venato di acido sulla magica alchimia tra le tre ugole di Balin, la straordinaria Grace Slick e il leader della band, Paul Kantner, anche lui scomparso due anni fa. L’aeroplano ha sorvolato la Summer of Love del 1967, un’epopea di ribellione, paradisi artificiali, amore e sesso libero senza precedenti ed ha accompagnato il sogno hippie alla sua fine. Balin uscì dal gruppo nel 1969, all’apice del successo, schiacciato dalle due forti personalità della coppia, anche di fatto, Slick-Kantner. Per poi ritornare nell’esperienza Starship, quando l’aereo si trasformò in astronave per viaggiare negli spazi siderali.
Il suo contributo alla musica dei Jefferson è comunque significativo. Aveva una delicata voce folk, come si può notare in pezzi come “Comin’back to me” e “Today”, gemme di “Surrealistic Pillow”, album fondamentale da recuperare di corsa. Ma era capace anche di esprimere potenza, in brani tirati come “Somebody To Love” e “Volunteers”.

La storia tra Balin-Slick-Kantner è una storia di amicizia, amore e forse anche sesso: ci piace fantasticare di una “Triad” tra di loro, ma non sappiamo. Quello è che certo è che la “triad” vocale funzionava a dovere, in quella California fine anni Sessanta dove Crosby regalava successi ai Jefferson (“Wooden Ships” fu scritta con Stills e Kantner), Crosby Stills Nash and Young suonavano insieme ai Grateful Dead e ai Jefferson, ognuno partecipava ai dischi degli altri e ci si divideva il palcoscenico e il pubblico senza troppe rivalità. Certo, l’idillio fra i tre si infrangerà presto, tra liti e dissapori che poi solo il tempo riuscirà, in qualche modo, a comporre.
A noi rimane la voce, cristallina, di Marty Balin, che magari ritroverà da qualche parte l’antica amicizia con Kantner, mentre Slick, abbandonata la musica, ha preferito dedicarsi alla pittura. Proprio come Joni Mitchell.

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