Modena Beat n.3: racconti di rock e musica dal vivo a Parco Villa Sorra di Castelfranco

Modena Beat n.3 in un parco alle porte di Castelfranco che neanche Woodstock, in mezzo a cipressi alti e schietti come quelli di Bolgheri. Beat come dimensione dell’animo,...

Modena Beat n.3 in un parco alle porte di Castelfranco che neanche Woodstock, in mezzo a cipressi alti e schietti come quelli di Bolgheri. Beat come dimensione dell’animo, concetto intergenerazionale che si snoda dai favolosi anni Sessanta fino ai giorni nostri, grazie ad un percorso ben costruito dall’entusiasmo di Marco Baccarini (già cantante dei Rapsòdi) oggi agitatore di proposte musicali con l’associazione Avanzi di Balera. Riduttivo pensare, dal nome, ad una confraternita del liscio: questi over 60(ma anche meno) praticano e diffondono il sacro verbo della buona musica, dai Beatles a Tina Turner. E proprio gli Avanzi Tutta offrono dal palco una Golden Slumbers” che pochi in Italia sanno fare, con quei cambi di ritmo e voce. Li guida Carlo Dallari (con la “i”), voce potente e a tratti lennoniana che si produce in un’ottima “Jealous Guy”. Prima di loro, si erano alternati Cefra, OOTB (giovane gruppo petroniano che con composizioni proprie oscilla tra pop, rap e rock con gusto e freschezza da ventenni, in finale a Bologna Musica d’Autore il 29 settembre all’Europauditorium), Irish Fire e i Paiper (con la “a”) che in camicia bianca e cravatta nera ripropongono con passione le cover dell’epoca, su tutti “Happy Together” dei Turtles tradotta in “Per vivere insieme” dai Quelli e “Blackberry Way” dei Move che diventò “Tutta mia la città” per l’Equipe 84.
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Rick Hutton, che è stato tra i fondatori di Videomusic ma anche compagno di scuola di David Bowie, conduce il pubblico in una piccola storia del rock narrata con il suo accento british che spazia da “Route 66” fino ai Depeche Mode di “Personal Jesus”. Si muove tra la gente e snocciola storie ed aneddoti, su “Jumpin’ Jack Flash” e “Wish You Were Here”. Poi, canta i pezzi con la sua band, spesso in trio con le coriste, sfoderando voce bluesy che si esalta su “With a Little Help” e una rockeggiante “You Really Got Me” che non è dei Van Halen ma dei Kinks, anno 1964. Ci si diverte e si impara, anche.

Tanto appassionata dei Queen da aver adottato il “cognome” di Freddie, Francesca Mercury ha ideato invece un itinerario che si snoda tra le immortali, amate canzoni. Le racconta e le canta un poco (pure bene), lasciando la parte musicale a Giacomo Voli (tastiera voce impressionante, melodica e dura insieme) e al chitarrista Nik Messori, amico d’infanzia. E’come se i tre fossero nel salotto di casa e commentassero i dischi, c’è emozione fortissima che questo amore per la musica trasmette, soprattutto in “Somebody To Love”, “Under Pressure” (omaggio bowiano), luccicano gli occhi al pubblico su “Show Must Go On”. Così la musica è passione, sentimento, voglia di condividere. Si chiude come facevano loro, con “We Are The Champions”. E’ anche la gente accorsa sotto il palco si sente un po’ campione, in questa notte beat di luna tra i cipressi.

Paolo Redaelli

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