Afrobeatfunkjazz a Bologna:
Voodoo Sound Club oltre ogni barriera

Sapore di afrobeat in Montagnola, con i Voodoo Sound club che tambureggiano, pizzicano e sassofoneggiano sulle orme di Fela Kuti e Manu Dibango, con classe e personalità. La...

Sapore di afrobeat in Montagnola, con i Voodoo Sound club che tambureggiano, pizzicano e sassofoneggiano sulle orme di Fela Kuti e Manu Dibango, con classe e personalità. La band di Guglielmo Pagnozzi è un collettivo sonoro ben organizzato, spinge la gente alla danza con ritmi incessanti e ipnotici che richiamano alla memoria le sonorità africane utilizzate dai King Crimson di “Discipline”, dai Talking Heads del dopo’77, dagli UB40 di “Geffery Morgan” e altri ancora. Un crossover affascinante giocato su due chitarre che si incrociano e sfrecciano, basso e batteria, percussioni a fornire un tappeto ritmico continuo per le invenzioni sonore di Pagnozzi, che si alterna fra sax e tastiera. Elettronica qb, per dare il giusto sale ad una musica saporosa di suo, che si unisce agli odori d’Africa che salgono intorno.

Montagnola come luogo che non ha una buona fama, peccato perché è un gioiello di parco in pieno centro a Bologna, con palazzi ottocenteschi sullo sfondo e un gioco di lampioni che neanche a Versailles. Montagnola che va sui giornali quando si parla di spaccio ed accoltellamenti, che per tante sere d’estate come questa i ragazzi di Binario’69 hanno restituito alla musica: note contro il degrado, sonorità di tutte le latitudini possibili. Montagnola che diviene luogo di resistenza possibile: “La differenza non dev’essere barriera, ma forza” cantano due ragazzi afro davvero, in buonissimo italiano, apparsi sul palco a rappare al ritmo di “Stop al racismo”. Montagnola per divertirsi e ballare (come fai a restare fermo al richiamo tribale?), ma anche un po’ pensare, che non fa mai male. Voodoo Sound Club che risvegliano echi ancestrali dentro l’anima e il corpo. Si va avanti, con la “fuente del ritmo” fino a notte fonda.

L’Africa è qui, nel bene e nel male, ma c’è, la si sente anche dalla temperatura: 32 gradi nell’estate bolognese che non se ne vuole andare, a settembre inoltrato. Un miracolo atmosferico, tropicalizzazione dei sensi, il ritmo della Savana a due passi dalle Torri. Per una sera e per molte altre prima di questa (si chiude il 29 settembre, ma non con Battisti, che pure ci starebbe, con la su Anima Latina) solo musica e buone vibrazioni. Il resto, si vedrà.

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