Mogwai: la libertà di essere una band senza etichette

Quando pensiamo al rock più diffuso, pensiamo di conseguenza alla classica formazione di una band o perlomeno la più probabile ossia: uno o due chitarristi, un bassista, un...

Quando pensiamo al rock più diffuso, pensiamo di conseguenza alla classica formazione di una band o perlomeno la più probabile ossia: uno o due chitarristi, un bassista, un batterista, un tastierista al massimo e sicuramente uno o più cantanti. La figura del vocalist è da sempre la più preponderante nel nostro immaginario. Icone senza tempo come Robert Plant, Mick Jagger e Janis Joplin per citarne alcuni, hanno contribuito a far si che l’idea pura e cruda di una rock-band sia indiscutibilmente legata alla figura del suo/a cantante. Eppure ci sono molti esempi di gruppi, che sono riusciti, non senza alcune difficoltà ad imporsi nella scena musicale mondiale anche senza questo pseudo-obbligatorio requisito. Oggi trattiamo proprio di una di queste, ossia i Mogwai.

A partire dal nome, che richiama il film Gremlins, il gruppo si presenta come un ensemble particolare. Nascono a Glasgow a cavallo fra il 1994 e il 1996 per mano di Stuart Braithwaite e Dominic Aitchison rispettivamente voce e chitarra il primo e bassista il secondo. Dopo poco si aggiungeranno anche John Cummings sempre chitarrista e Martin Bulloch alla batteria. Del 1997 sono ben 3 le uscite del gruppo: Tuner, Summer in collaborazione con i Tweed e il primo EP ossia 4 Satin. Dello stesso anno, ma di maggiore importanza è anche l’uscita dell’autoprodotto LP Ten Rapid, composto dalle migliori composizioni del gruppo fino a quel momento. La distribuzione del disco sarà affidata alla Rock Action Records etichetta fondata dagli stessi Mogwai nel 1995 e che si occuperà delle loro uscite discografiche da qui in avanti. In ogni caso sempre nel 1997 firmano per la più grande, ma sempre piccola casa di produzione Chemikal Underground per la quale uscirà quello che viene giustamente considerato il vero album di debutto: Mogwai Young Team. Il disco è quasi completamente strumentale ad eccezione di R U Still in 2 it cantata da Aidan Moffat. E’ un lavoro bello complesso e studiato nei minimi dettagli che racchiude in se’ tutto quello che vorticava in ambito musicale negli anni ’90 e a causa della sua data di uscita è stato spesso visto come l’epitaffio di quesa generazione.

Dopo un tour europeo la band torna in studio con l’arrivo di Barry Burns già presente nelle esibizioni dal vivo. Da questo momento la formazione rimarrà pressapoco invariata fino ad oggi. Sempre per la Chemikal Underground intorno a Marzo esce il secondo disco del gruppo dal titolo emblematico: Come On Die Young. Nel 2001 esce, stavolta per la Matador Records il disco più cantato della carriera dei Mogwai: Rock Action dove ben la metà delle canzoni presenta la parte vocale. Parentesi fine a se stessa però, dato che nel successivo Happy Song for Happy People datato 2003 si ritorna subito alla dimensione strumentale. Il quinto lavoro degli scozzesi esce nel 2006 con il nome di Mr. Beast. In questo lavoro spiccheranno molte collaborazioni importanti come quelle con Tetsuya Fukagawa e Craig Armstrong.

Con la fine della prima decade degli anni 2000 i Mogwai decidono di cambiare o forse di crescere sotto alcuni punti di vista. Viene lanciato infatti il sito ufficiale del gruppo dove gli stessi rendono nota la pubblicazione di un live film dal titolo Burning diretto da Vincent Moon, seguito quasi subito da Special Moves, primo disco dal vivo del gruppo. Nel settembre del 2010 sciolgono il lungo contratto che li vedeva legati alla Matador Records in favore della Sub Pop, casa di tutti i più grandi gruppi degli anni ’90 (anche se per il Regno Unito la distribuzione sarà sempre affidata alla Rock Action). Mentre altri equilibri stanno per cambiare, il 27 Ottobre 2010 esce Hardcore Will Never Die But You Will. All’interno di quest’ultimo si potrà ascoltare una traccia di 23 minuti dal titolo Music For Forgotten Future (Singing Mountain) registrata per un’installazione artistica.

Questo è il vero cambio di direzione che la band ha fatto negli ultimi anni: cercare di unire le loro visioni quasi pittoriche della musica con arte figurativa di tutti i tipi e livelli. La maggiore fortuna il gruppo l’avrà nella composizione di colonne sonore. Nel febbraio del 2013 infatti esce Les Revenants ovvero la raccolta dei pezzi che i Mogwai hanno scritto come colonna sonora dell’omonima serie tv. Un disco immenso che ci spinge a riflettere sul potere che rappresenta il crossover o meglio il connubio artistico. All’interno di questo lavoro che suona benissimo anche senza l’aiuto video, si sente impercettibile il cambiamento che pian piano sta stravolgendo il gruppo. A conferma di questo sempre nel 2013 esce Rave Tapes, disco quasi elettronico, completamente diverso dai precedenti sia come composizioni, che come veste vera e propria della ricerca artistica. Un disco come questo prevarica sulle differenze di stile e di genere e si afferma lago lontano dai nostri termini e classificazioni, come ad indicarci la strada per una direzione futura. Sempre secondo questa visione pubblicano il video di God is Out of Control diretto da Antony Crook, affermato fotografo e filmaker d’avanguardia. Fra gli altri citiamo la colonna sonora del film L’albero della vita, della serie The Family aiutati da Trent Reznor (!!!) fra gli altri e la colonna sonora di Before The Flood, documentario presentato da DiCaprio sui cambiamenti climatici del pianeta.

L’ultimo disco dei Mogwai esce il primo Aprile 2016 con il titolo Atomic, riadattamento in studio del materiale scritto per Atomic di Mark Couscins trasmesso dalla BBC. Insomma un gruppo trascendentale dove le etichette ed i termini si sprecano: indipendenti, strumentali, elettronici, tutte queste definizioni si fondono e ci regalano quello che oggi cerchiamo di regalare con la stessa gioia a tutti voi ossia i Mogwai.

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