Balthazar: semplicità stilistica e bellezza

Sarete d’accordo con me quando dico che nello scenario della musica popolare degli ultimi venti anni almeno, abbiamo assistito a mille intrusioni e contaminazioni musicali nella stragrande maggioranza...

Sarete d’accordo con me quando dico che nello scenario della musica popolare degli ultimi venti anni almeno, abbiamo assistito a mille intrusioni e contaminazioni musicali nella stragrande maggioranza degli artisti che ascoltiamo. Così vi sarete trovati mille volte a riconoscere un tema funky in un disco che aveva un’impronta del tutto diversa, o di farvi stupire da un gruppo che si rilegge e si evolve in una chiave del tutto nuova dalla precedente (il primo disco che mi viene in mente è Reflektor degli Arcade Fire). Si tratta solo di un esercizio stilistico e superficiale o, molto più plausibilmente, più si è bravi interpreti e più si ha la voglia di vedere se stessi esprimersi nei più diversi stili musicali? La seconda opzione sembra, se non la più veritiera, almeno la più interessante. Quindi, qual’è la prima caratteristica che un disco deve possedere per colpirci? Sicuramente deve possedere una certa identità. Deve essere riconoscibile e ovviamente deve toccare delle note che ristagnano in profondità nel nostro petto. Ma prendendo per spunto il principio del rasoio di Occam possiamo dire semplicemente che un disco per colpirci deve essere BELLO. Qualunque amante della musica infatti, non può non apprezzare un bel lavoro. Anche se è lontano dal nostro genere preferito, anche se è ad anni luce di distanza da quello che siamo soliti ascoltare, anche se non abbiamo sentito niente del genere fino a quel momento. Un disco bello può arrivare proprio a tutti. Puntando proprio su questa qualità, la bellezza stilistica è imponente: ha la capacità di impressionarci semplicemente per come ci appare. E’ per questo che vogliamo parlarvi dei Balthazar.

Originari del Belgio, i Balthazar nascono nel 2004 per volontà di Marteen Devoldere, Jinte Deprez e Patricia Venneste. Per quanto all’epoca siano giovanissimi, solo diciotto anni, si mettono in mostra nel 2005 vincendo un concorso su scala nazionale (Kuntsbende) con la canzone “Lost And Found”. L’anno dopo li vede immediatamente impegnati nell’uscita del loro primo Ep dal titolo “Balthazar” che li porterà a suonare in diversi festival in tutta Europa costringendoli a maturare sia musicalmente che a livello performativo. Così dopo pochi mesi di tour, batterista e bassista originali vengono rimpiazzati da Michel Balcaen e Simon Casier, membri attuali della band. Con questa nuova e più matura formazione, i Balthazar continuano il loro tour toccando anche località come l’Australia e il Sud Africa. Proprio durante la permanenza in quest’ultima, si mettono a lavoro al loro primo disco dal titolo “Applause” che vede la luce nell’estate del 2009, seguito dal singolo “Fifteen Floors”. Il disco è acclamato unanimemente da pubblico e critica e vale alla band il Music Industry Award 2010. Da questo momento in poi le possibilità per il gruppo belga si quadruplicano e i successivi due anni saranno caratterizzati da un’attività live incessante che li porterà sui palchi di quasi tutti i maggiori festival europei. Nel 2012 è la volta del secondo disco dal titolo “Rats”, anche questo come il precedente “Applause” viene interamente prodotto da Jinte Deprez e Marteen Devoldere. Anche in questo caso la bellezza senza genere di questo lavoro vale al gruppo il Music Industry Award per il miglior album del 2012; nel frattempo in Francia la prestigiosa rivista Liberation lo definisce il più bel disco dell’anno. Le atmosfere che si respirano sono simili a quelle di “Applause”, la vena acustica e i ritmi sincopati la fanno sempre da padroni, anche se l’aria tutt’intorno è meno frenetica e più intima. Il blues viscerale e da balera che sembrava essere la principale ispirazione nelle composizioni di Devoldere si afferma come forza trainante di questo lavoro trovando affermazione in momenti di altissima ispirazione come “Any Suggestion” che suona vagamente come un Tom Waits ai tempi di Alice. Gli archi sono l’altra grande forza della band assieme alla poliedricità delle parti vocali. Le composizioni più terrose e tenebrose vengono infatti cantate da Devoldere ma la maggior parte dei pezzi viene interpretato da Deprez dando così ai loro lavori un plusvalore e una profondità rari. Nel 2015 è così la volta del terzo e per ora ultimo lavoro dei Balthazar dal titolo “Thin Walls”. E’ il primo disco che vedrà la collaborazione con un produttore, in questo caso Ben Hillier, già Blur e Depeche Mode in passato. Il disco è una successiva maturazione della band che vede introdursi nel suo stile suoni elettrici e grandi tappeti di tastiere. D’altronde “Thin Walls” non arriva solo come maturazione stilistica, ma anche e soprattutto dal punto di vista competitivo. I Balthazar si affermano con un linguaggio più facile e più fruibile ma anche più completo. Un lavoro d’oro com’è d’oro la copertina. Brillante ed interessante. Il miglior compagno durante un bicchiere alla sera o per farvi compagnia in una situazione speciale.

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