Cosa resta di questo Sanremo (a parte la scimmia)

Non c’è storia, o forse è una “storia dal gran finale” di quelle che canta Gabbani. Per l’ultima serata della 67esima edizione del Festival di Sanremo è boom di...

Non c’è storia, o forse è una “storia dal gran finale” di quelle che canta Gabbani. Per l’ultima serata della 67esima edizione del Festival di Sanremo è boom di ascolti: 58,4% di share, oltre dodici milioni di italiani davanti la tv e quindi, per dirla in parole povere, l’edizione più seguita dal 2002, ben quindici anni fa. Carlo&Maria, Maria&Carlo, come “due amici che da strade diverse si incontrano a metà strada e decidono di camminare per un tratto fianco a fianco” sono stati la formula del successo, o forse no. Mi piace pensare che quest’anno la formula del successo sia stato l’indubbio altissimo livello di molte canzoni in gara. E così cala il sipario, scorrono i titoli di coda mentre noi siamo ancora impegnati a ballare e cantare “Occidentali’s Karma” o come è stata – positivamente o negativamente – rinominata da molti “la canzone della scimmia”.

No. Quest’anno non ha vinto una canzonetta. Ha vinto la musica italiana con i suoi grandi talenti del passato, del presente e del futuro. Ha vinto sì Francesco Gabbani che ci farà cantare per mesi, sorridere per anni, con il suo capolavoro. Ha vinto Fiorella Mannoia, colonna della musica italiana, seconda dietro di lui in una corsa non scontata. Ha vinto Ermal Meta, penna favolosa di tantissimi cantanti come Elisa ed Emma, che da un anno circa abbiamo riscoperto anche straordinario interprete. “Occidentali’s Karma”, “Che sia benedetta” e “Vietato morire” hanno un unico comune denominatore: cantano gioia, cantano speranza.

La prima classificata, all’apparenza banale perché al primo ascolto colpisce più per il ritmo che per il testo, ci fa riflettere sul modus operandi di questo mondo occidentale dove le mode ci fanno tornare ad essere scimmie, dove l’evoluzione che diventa emulazione non ci fa andare avanti, ma tornare indietro, dove “quando la vita si distrae” fa cadere gli uomini. Canta tutto ciò però con una musica e un ritmo che invita a stare svegli, a tenere gli occhi aperti, a preparare la rivoluzione.

“Che sia benedetta” è un inno alla vita che “per quanto assurda e complessa ci sembri… è perfetta”. Scritta dalla cantautrice toscana Erika Mineo, in arte Amara, di cui avevamo già saggiato il talento nelle Nuove proposte di qualche anno fa, questa nuova canzone di Fiorella Mannoia fa piangere e riflettere al primo ascolto e continua a tenere alto il suo nome. Il nome di una donna “sacro” nella storia della musica italiana che a sessantadue anni continua a mettersi in gioco e riesce a giocarsi carte vincenti, come questa bellissima canzone, e a farlo con l’innato estro che la contraddistingue.

“Vietato morire” è una canzone che tutti i figli dovrebbero ascoltare. Perché se si può diventare ex mariti, mogli e quindi dimenticare di essere padri e madri, non dimentichiamo mai di essere figli. La lettera bellissima di una madre ad un figlio che deve costruire la sua vita sull’amore, ricordare che “l’amore non colpisce in faccia mai” soprattutto quando sarà grande. Ermal è orgoglio non solo di sua madre, ma di tutte le donne. Per questo e per la vita che canta nelle canzoni come il sangue che gli scorre nelle vene, chapeau ad un grande artista.

Podio perfetto. Io non potevo chiedere di meglio, ma voglio ricordare accanto a questi nomi altri aspiranti al leone ligure di quest’anno. Artisti di grande livello con canzoni bellissime che purtroppo hanno avuto la sfortuna di con-correre in un’edizione in cui le canzoni belle belle non erano solo due-tre come ogni anno. Bravi a Fabrizio Moro, Paola Turci, Chiara, Samuel e Michele Bravi in primis. Ma anche a Michele Zarrillo, Sergio e Ron. Due delle “Nuove proposte” dello scorso anno (Gabbani ed Ermal Meta) quest’anno salgono sul podio dei Big. La musica italiana non è morta, forse anzi si sta scrollando di dosso la polvere e l’antiquariato a cui ci eravamo abituati ultimamente. Viva Sanremo e viva chi lo guarda. Viva la musica e soprattutto la bella musica italiana. Viva mia nonna con cui anche quest’anno mi sono divertito a guardarlo come ho fatto sin da piccolo. Viva la mia prof delle medie che mi ha trasmesso la voglia di tramutare le mie emozioni in parole scritte. Perché Sanremo è Sanremo e a chi urla allo scandalo e alla vittoria dell’ignoranza ricordo solo alcuni nomi che riempivano gli articoli sulle finali di qualche anno fa: Marco Carta, Valerio Scanu, Pupo ed Emanuele Filiberto. “Lo scenario sta cambiando, si disegna un nuovo sfondo” cantano i Negramaro, che al Festival passarono inosservati nel 2005. Voi da che parte state?

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