SANREMO 2017: Il racconto, le pagelle e le foto della quarta serata

Penultima serata, finale Nuove proposte. Il Festival di Sanremo, anche quest’anno, si avvia lentamente verso i titoli di coda. Lascia, coi giorni che passano, l’amaro in bocca. Fosse...

Penultima serata, finale Nuove proposte. Il Festival di Sanremo, anche quest’anno, si avvia lentamente verso i titoli di coda. Lascia, coi giorni che passano, l’amaro in bocca. Fosse per me farei un Sanremo al mese, credo serva (o almeno quelle dovrebbero essere le intenzioni) a far felici gli italiani con la musica, poi però se vestono Maria De Filippi come la statua della Madonna Addolorata non è colpa mia o quantomeno non posso farci niente. Quarta serata e finalissima della sezione Nuove Proposte, dicevamo.

Apre i giochi il giovane pugliese Leonardo Lamacchia con la sua “Ciò che resta”. Amo la sua voce, amo questa canzone. Sembra un dialogo a tu per tu con chi la ascolta. In generale probabilmente amo questo crescendo di musica e testo che non mi fa staccare gli occhi di dosso dalla tv, nonostante io abbia gli occhi chiusi. Voglio ascoltare ogni nota di questa canzone e tenermela nel cuore. Lamacchia forse non vince questa battaglia, ma se la sua voce e il suo cantautorato (che sembra forse d’altri tempi) è il futuro della musica italiana, c’è speranza per la bella nazione. La sua sarà quella canzone che al mattino esplode forte nella testa. “A vivere ogni istante come viene, cadere poi rialzarsi e ripartire” VOTO 9

Il secondo è Lele, uscito dalla scuderia di Amici anche lui nell’ultima edizione accanto a Sergio ed Elodie che corrono nei Big. Canta una canzone davvero bella, “Ora mai”, ma con un testo forse lessicalmente più banale rispetto alle altre tre. Come linea musicale la canzone merita, sfonda una porta già aperta. La carriera di Lele è solo all’inizio ma se porta rispetto verso i “maestri” (come li ha chiamati lui) dell’orchestra che suonano per lui e se poggia i piedi su quel palco con l’umiltà necessaria, i piedi del giovane napoletano faranno strada. “Come le frasi che mi tengo quando quando te ne vai.” VOTO 8

Ecco Maldestro con la sua “Canzone per Federica”. Sarò io che non capisco queste scelte di look, magari anzi sicuramente servono a farsi il personaggio, ma trovo illegali gli occhiali da sole sul palco dell’Ariston. Il testo è bellissimo, il mio preferito fra le quattro, non mi fa impazzire l’interpretazione. “Non chiudere gli occhi se il buio della notte ti trova” Voto 8

Ultimo a gareggiare fra le nuove proposte Francesco Guasti con la sua “Universo”. “Siamo fatti per avere sogni” dice nella canzone, ma probabilmente anche per dirci le cose come stanno e lui secondo me è la nota dolente dei quattro. Occupa un posto che sarebbe dovuto essere – senza tanti giri di parole – tutto di Marianne Mirage. Non mi piace e nonostante io abbia ascoltato la canzone più di dieci volte continua a non restarmi neanche un pezzo della melodia. VOTO 5 (di incoraggiamento)

In tarda serata arriva il nome del primo classificato: Lele. Secondo Maldestro, terzo Guasti e quarto – purtroppo – Lamacchia. Delle venti ne rimarranno sedici e dico già che io vorrei fuori Gigi D’Alessio, la Comello, Bernabei e Albano. Purtroppo di questi ne hanno fatti fuori solo due. Lasciano la gara, a detta di Conti “inaspettatamente”, Albano, D’Alessio, Ferreri e Ron.

Ron apre proprio la gara dei Big. “L’ottava meraviglia” forse non è fra le più belle in gara, ma merita la finale. 63 anni di successi, fra cui sicuramente spicca “Vorrei incontrarti fra cent’anni” si vedono nel racconto di un amore maturo e profondo che Ron riesce a cantare in modo egregio. “C’è una strada nel sempre dove con te voglio andare” VOTO 8

Chiara migliora di sera in sera ma manca sempre qualcosa. Sono giorni che canticchio la canzone, testo all’apparenza ingenuo ma che ad una seconda lettura appare già più umano, lei racconta luoghi che sanno di famiglia in “Nessun posto è casa mia”. Arriverà sicuramente a tutti l’occasione di canticchiarla nella propria quotidianità, quando la lontananza dalla famiglia ci divorerà il cuore, per questo rientra fra le mie preferite di questa sessantasettesima edizione, proprio perché si fa spazio in ognuno di noi. “Ho capito sai, andando via” VOTO 8

Samuel sta facendo un festival stratosferico. “Vedrai” non è la tipica canzonetta d’amore a cui la kermesse ci ha abituato, ma è veramente veramente bella. Girerà nelle radio per la gioia delle mie orecchie. Voto 9

Albano, “Di rose e di spine”. Io questa canzone me la immagino solo come sigla di Tempesta d’amore, Esmeralda e tutte le telenovelas spagnole anni ’90. Per la quarta serata sanremese lascia la paglietta a casa e se per l’anno prossimo appende le scarpe al chiodo abbiamo vinto. VOTO 6 (alla carriera e perché sono pugliese anche io)

Ermal Meta era il vincitore preannunciato e nella serata Cover: ci ha fatto piangere con la “sua” Amara Terra mia. Lui vive le canzoni prima di scriverle e di cantarle, o forse arriva dritto al cuore di chi ascolta perché canta semplicemente la sua vita. Una bellissima lettera scritta ipoteticamente da una madre, da sua madre, che farò ascoltare anche ai miei figli un domani per insegnare loro che l’uomo che costruisci è direttamente proporzionale a quanto amore gli dai. Ricordiamoci sempre di disobbedire e soprattutto che è “Vietato morire”. VOTO 9

Michele Bravi è sempre più bravo. O quantomeno la sua “Il diario degli errori” mi piace sempre di più. Ha un qualcosa tra Mengoni e Fragola, nonostante lui mi sembri più “classico”. Ognuno di noi compila un’agenda di sbagli. La sua canzone non solo ce lo ricorda, ma ci ricorda anche di lasciare fuori dalla nostra vita le persone che ce l’hanno rovinata. VOTO 8

Fiorella Mannoia non lo so neanche io perché è andata a fare questa vacanza a Sanremo. Perché lei ha vinto prima ancora di cantare la prima nota e secondo me si sta solo divertendo. Una colonna della musica italiana come lei su quel palco straccia tutti, ruggisce la sua voce e sembra non abbia mai paura di niente e di nessuno. Dietro di lei anche la terza guerra mondiale continua a mimare la sua “Che sia benedetta”. Bella la vita, con una Mannoia che te la benedice così. VOTO 9

Clementino quest’anno delude le mie aspettative. “Ragazzi fuori” è leggermente più bruttina della canzone presentata in gara lo scorso anno, avrebbe potuto fare molto di più VOTO 7

Lodovica Comello dovrebbe innanzitutto capire che non sta sul set di Violetta ma sul palco dove nomi come Domenico Modugno hanno scritto la storia della musica mondiale. Poi capire che se a lei non basta il cielo, “Il cielo non mi basta”, a noi non basta il suo sorrisino e la sua voce dolce. VOTO 5

Gigi D’Alessio gradirei non commentarlo, o quanto meno non ripetermi nel “già detto”. “La prima stella” che canta gli faccia capire che la musica non è il suo mondo e che – chissà – magari aprendo una pizzeria in uno dei vicoli di Napoli, avrebbe avuto più soddisfazioni, lui e noi. VOTO 4

Paola Turci canta alle donne. E agli uomini che le amano e che sicuramente utilizzeranno questo capolavoro per fare breccia nei cuori delle loro amiche. “Fatti bella per te” è un inno alla donna, sì, e io mentre la ascoltavo pensavo a quant’è bella la mia mamma anche quando è stanca o soprattutto quando la faccio arrabbiare. VOTO 9/ (secondo voi per la finale qualcuno le ricorderà di mettere una canotta, una camicia, una t-shirt?)

Marco Masini io rifletto anche sui testi e devo dire che il tuo non lo capisco perché se tutto quanto nel mondo si sposta di un secondo, cambia tutto. Quindi tu, esattamente, cos’è che vorresti vedere cambiato? O ti chiedi come avviene la selezione tra le cose che cambiano e quelle che non cambiano? Davvero passo le nottate a comprendere il tuo testo, forse mi piacevi di più quando cantavi di uomini che volavano. VOTO 7 (deluso e amareggiato)

Gabbani sei un fottuto genio e per me hai vinto dalla prima volta in cui ti sei esibito. Il vestito da scimmia è la prova evidente del fatto che tu sei un pazzo e il Festival ha bisogno della tua pazzia, l’Italia ha bisogno della tua musica, io del tuo talento. “Occidentali’s karma” è un capolavoro bello e buono, tu il mio preferito. Voto 10

Michele Zarrillo, “Mani nelle mani” è bella, ma ha la sfortuna di avere accanto canzoni molto ma molto più belle che la oscurano e non brilla della luce che merita. Aurora e tramonto si fondono nella tua voce, nella tua interpretazione e nella tua grande carriera. Voto 7

Bianca Atzei, forse perché ho ancora gli occhi a cuoricino per l’esibizione di Gabbani, penalizzo i primi dopo di lui che salgono sul palco. Canzoncina orecchiabile, voce stra-ordinaria ma non puoi scegliere come paroliere Kekko dei Modà, altrimenti con me perdi punti sino ad arrivare a………. 7

Sergio, “Con te” – stasera – non ho nulla da dire, niente da rimproverarti. Dopo la serata Cover ti sei ripreso ma continuo a credere che la musica italiana non sia il tuo spazio, o quanto meno il tuo enorme talento non trapela nel momento in cui canti nella nostra lingua. VOTO 8

Elodie scende tra le mie preferenze ogni sera come una piuma verso il pavimento. Lasciando per un attimo da parte l’outfit di ieri sera a metà strada tra le farfalline che si creano nella farina scaduta e l’abito da sposa di Maria De Filippi, Elodie canta bene, ha una bella voce, ma accanto a certi nomi si dissolve come una bolla di sapone. VOTO 5

Fabrizio Moro, non posso dirti nulla. Sei perfetto tu, la tua voce, come ti presenti, come ti vesti, come scrivi, come canti, come parli. Va tutto bene e la canzone è stupenda. Mi sento come le maestre quando agli incontri scuola famiglia delle elementari (solo delle elementari) dicevano a mia madre dopo due ore di coda che sarebbe anche potuta non andare. VOTO 9

Giusy Ferreri ha dei problemi intestinali e ce lo vuole comunicare ogni volta che sale su quel palco. Chi è d’accordo con me? Chi non concorda col sottoscritto? Canta ed è come se volesse dirci “De-vo-oh fare la cacca-ah”. Il problema è che canta sempre canzoni che mi piacciono. VOTO 7

Alessio Bernabei ultimo fra i chiamati. Apoteosi di un Festival (a eccezione di poche) musicalmente “triste” o comunque con melodie tristi. Belle ma tristi. Lui è una via crucis, un lamento, un inutile “cantante” messo lì a far numero. Nel mezzo di un applaudo lo saluterei e lo rimanderei a casa a imparare le tabelline. VOTO NO

Le jeux sont faits! Stasera la finale

In this article

Join the Conversation

AlphaOmega Captcha Classica  –  Enter Security Code