Quando la musica è l’arte di chi si sente un fallito

Ogni volta che si sente dire “Il mondo dello spettacolo è un covo di serpi”, viene da domandarci in quale modo lo sia e soprattutto perché questa categoria...

Ogni volta che si sente dire “Il mondo dello spettacolo è un covo di serpi”, viene da domandarci in quale modo lo sia e soprattutto perché questa categoria venga sempre screditata da chi vive al suo interno: in qualche modo è come se si sputasse nel piatto in cui si mangia. E poi si sa, è più facile vivere tra le serpi con qualche euro in più in tasca piuttosto che chiuso in un ufficio per otto ore, no?

Leggendo un’intervista a Chiara Galiazzo mi sono messa a pensare a questi ragionamenti – che tendenzialmente facciamo un po’ tutti inconsciamente – e ho cercato di riflettere su quanto in realtà la frase sopracitata sia un po’ vera. Mettiamo appunto il caso di Chiara: nel 2012, all’età di ventisei anni, vince il talent show X-Factor e da allora inizia la sua carriera, ma anche il suo declino. Buttata in un mondo totalmente nuovo e destabilizzante, subisce dei forti stress psicologici, inizia ad aumentare di peso e a dubitare fortemente di se stessa.

“Lo scarso tempo che hai per fare musica, le critiche continue, la tua immagine che cambia continuamente… Finisci per non riconoscerti più, soprattutto se soffri di attacchi d’ansia da sempre”, dichiara Chiara. Ad un certo punto pensa addirittura di farla finita con la musica perché crede di non valere niente. Dopo una lunga terapia psicologica, però, si rimette in forma e tra qualche giorno la vedremo sul palco di Sanremo con la canzone “Nessun posto è casa mia”. A quale prezzo però?

Proviamo a pensare a tutti quei ragazzi usciti dai talent, quegli artisti che durano il tempo di una stagione – e talvolta anche meno. Proviamo a pensare a Stash (The Kolors) che improvvisamente dà di matto durante l’esibizione agli Mtv Awards sputando sulla telecamera e litigando con il conduttore o ai Dear Jack che usciti da Amici, hanno fatto un breve tour in giro per l’Italia prima di perdere il cantante, deciso a continuare la carriera da solista.

Pensiamo a quanto siano sempre sul filo del rasoio, divisi tra le critiche di fan ed haters e un mondo discografico che molto spesso non li difende e non valorizza le caratteristiche del singolo, a favore di una musica universalmente uguale e per questo quasi sempre dozzinale e priva di capacità emotiva. Se ad essere in pericolo, prima e più di tutti, sono i giovani, dall’altra parte dobbiamo ricordare che il senso di insoddisfazione e infelicità c’è sempre stato e che molti artisti hanno iniziato a consumare alcol e droghe proprio per sopire quel senso di vuoto costante.

“Se chiediamo a ciascuno di noi qual è la cosa che più desidera, otteniamo quasi sempre risposte scontate. Si vogliono realizzare risultati concreti, una carriera soddisfacente oppure più soldi, la casa dei sogni, un matrimonio d’amore, la salute. Ma forse oggi, dopo anni di speculazione psicologica, è ancor più di moda il desiderio di essere se stessi”, sostiene lo psicologo Raffaele Morelli e penso che questo desiderio possa essere trasmesso anche al mondo dello spettacolo e soprattutto a quello musicale. La prossima volta che guarderò l’esibizione di un cantante, non mi domanderò più quello che ha, ma quello che ancora gli manca.

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