La lettera che Frank Sinatra scrisse a George Michael

Con il senno di poi, vale la pena rileggere uno scambio di punti di vista fra due grandi della musica avvenuto più di venticinque anni fa. Parliamo due...

Con il senno di poi, vale la pena rileggere uno scambio di punti di vista fra due grandi della musica avvenuto più di venticinque anni fa. Parliamo due pezzi molto rilevanti, niente di meno che Frank Sinatra e George Michael.

Che cosa hanno da condividere queste icone delle discografia planetaria? Siamo nel 1990, un giovane e talentuoso ventisettenne George Michael, già travolto dal successo o comunque in procinto di esserlo, esprime sulle righe del “Los Angeles Times” tutta la sua disillusione rispetto a quel mondo dorato fuori, ma intaccato dai peggiori morbi al suo interno.

Questa esasperata e liberatoria forma di accusa non passa inosservata. Addirittura la suprema “Voice”, Frank Sinatra, si sente in dovere di commentare la rassegnata esternazione elargendo consigli e rimedi al giovane collega. Consigli molto pertinenti del resto. Il grande Frank all’epoca ha  già 74 anni e, soprattutto, una esperienza di vita e spettacolo più unica che rara.

La Voce non può concepire che un giovane già quasi all’apice della celebrità, possa rinnegare ciò che il resto dei suoi coetanei e non solo abbraccerebbe in un attimo. Paterna la chiusura della lettera, nella quale il grande Frank invita l’idolo delle teen-agers a sfruttare il proprio talento, imparando prima di ogni altra cosa a accettarlo.

«Avanti, George. Lasciati andare, rilassati. Dai una spolverata a quelle ali sottili e vola verso la luna delle tue scelte. Sii grato di trasportare il bagaglio che noi tutti abbiamo dovuto trasportare da quando sono finite quelle notti in cui si doveva dormire sui pullman e poi aiutare l’autista a scaricare gli strumenti. E non parlare più di “tragedia della fama”. La tragedia della fama è quando non viene nessuno a sentirti e tu stai cantando davanti alla signora delle pulizie in un locale vuoto in cui non è entrato un cliente pagante da secoli».

Fa riflettere e commuovere questa dimostrazione di lungimiranza di Sinatra. Vedeva lontano il grande Frank. Nelle poche righe disilluse, ha scorto la scorza troppo sottile per reggere ai morsi di un mondo che ti fagocita e sputa nel giro di una notte. Anche Michael aveva visto bene. Ha lottato per farsi accettare, si è ritrovato troppo solo, ha perso e se ne è andato. Cronaca di una morte annunciata?

 

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