Fat White Family: il rock delle origini si proietta nel futuro

Se vi chiedessero di pensare al significato che ha per voi la parola “Rock” in ambito musicale, sono sicuro che in un campione di duemila persone, arriveremmo ad...

Se vi chiedessero di pensare al significato che ha per voi la parola “Rock” in ambito musicale, sono sicuro che in un campione di duemila persone, arriveremmo ad avere duemilasettecento risposte diverse. Si, perchè è una parola vecchia ormai di cinquant’anni e nel tempo ha cambiato forma, colore e significato. Prendiamola per un secondo nella sua accezione originale, quando dire Rock non era solamente sinonimo di genere musicale, ma più in generale era un modo per fare uno squarcio sociale, di tendenza e di novità.
Sicuramente Rock è sinonimo di un sentimento nuovo, ardente e soprattutto giovanile. In un momento dove la scintilla più brillante del genere sembra venire solamente dal passato, con gruppi di cui i membri non sono solo padri, ma nonni e nei casi più estremi bisnonni si tende a dimenticare il senso più profondo del proprio messaggio artistico. Non c’è da disperare però, oggi, anche se non godono di una fama comparabile a quella dei vecchi, ci sono ancora gruppi che si avvalgono di questa virtù.

Ve ne diamo un esempio lampante con i Fat White Family. Nati dai sobborghi di Londra nel 2011 dall’idea del cantante Lias Kaci Saoudi, i FWF sono l’emblema della capitale britannica più viva e infuocata. Esordiscono nel 2013 con LP “Champagne Holocaust” per l’indipendente americana Fat Possum. Il disco è un connubio perfetto di vecchio, nuovo e sperimentale, ma soprattutto è farcito di novità a non finire. Brillano per composizione la title-track, la meravigliosa perla post-punk di “It’s Raining in Your Mouth” e la conclusiva “Touch the Leather”. Di quest’ultima è obbligatorio menzionare il video, che con un costo pari a due euro, vi stupirà come un film di Christopher Nolan. Nel 2016 esce il loro secondo “Songs For Our Mothers”, anche questo pieno di spunti sperimentali e all’avanguardia.

Un gruppo tutto da scoprire, dal punto di vista estetico, formale ma soprattutto musicale. Un nome che non trova lo spazio che merita nella lista sempre più lunga di gruppi-revival ma che si proietta direttamente nel futuro. Un ascolto consigliatissimo anzi obbligatorio per rimanere sempre un passo avanti al tempo. Raccomandatissimi anche i loro concerti, sempre caratterizzati da esibizioni estreme e rocambolesche.

Fidatevi, ci ringrazierete.

 

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