Consigli per l’ascolto: Black Lips

Ora come ora il panorama musicale è letteralmente invaso di “bravi ragazzi”. Sarebbe inutile cercare di dissimulare quel senso di profondità intellettuale che il rock, ma in generale...

Ora come ora il panorama musicale è letteralmente invaso di “bravi ragazzi”. Sarebbe inutile cercare di dissimulare quel senso di profondità intellettuale che il rock, ma in generale la musica popolare, ha perso soprattutto nell’ultimo decennio. Nell’affermare questo mi riservo di dire che non c’ è nessuna critica negativa, ma semplice osservazione oltretutto soggettiva.
Ma se i grandi pensatori, prendiamo gli anni ’90 come ultimo “momento” di riferimento, dai Moby ai Massive Attack della situazione, al giorno d’oggi dispongono di schiere di eredi, non si può dire lo stesso di Nirvana e Love Battery per dirne due. Non esiste più, una dimensione dispersiva e caotica della musica popolare, nel meglio o nel peggio. Oggi parliamo di uno di quei gruppi che incarnano sicuramente il secondo modello.

Esordiscono nel 2003 con l’omonimo “Black Lips” per la Bomp! Records, un disco omaggio alla memoria di Ben Eberbaugh, egregio musicista. La band capitanata da Cole Alexander affronta subito problematiche di riabilitazione che colpiscono metà band. Questo non li ferma dal pubblicare ben quattro album nel periodo che va dal 2007 al 2009 stavolta sulle sponde della Vice Records. Nello stesso anno il gruppo, ormai all’apice della carriera e della popolarità, è da poco comparso sia su Rolling Stone che sul NY Times come miglior band emergente rispettivamente nel 2008 e nel 2009, pubblicano “Arabia Mountain”, il loro migliore anche grazie alla collaborazione in tutte le tracce del produttore Mark Ronson.

Questa è la prima volta in cui i Black Lips si affidano ad una produzione che si appoggia in maniera evidente a canali mainstream di grandi etichette. E forse non a caso da questo momento si dedicheranno ormai totalmente alla loro dimensione dal vivo, tra l’altro famosa per essere sempre teatro cruento fra risse ed esagerazioni di ogni tipo. Un ottimo gruppo di “outsider” per così dire, che ha volato per tutta la carriera tenendo la testa bassa contro la popolarità, ma non per questo abbandonando la qualità. Veri prosecutori di quella fascia di musica popolare fatta di esagerazioni e scintille, dove un attimo può valere un’intera carriera; una carriera vissuta sempre al massimo. Consigliatissimi se mai vi trovaste in prossimità di un loro spettacolo, nella speranza di una prossima uscita su disco.

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