Siamo stati al RENO SPLASH FESTIVAL e vi diciamo com’è andata

Ah, i Festival! Orde di giovani accalcati su un prato a bere, mangiare, fumare in compagnia e ascoltare musica ad alto volume. Un’immagine che già sta facendo impallidire...

Ah, i Festival! Orde di giovani accalcati su un prato a bere, mangiare, fumare in compagnia e ascoltare musica ad alto volume. Un’immagine che già sta facendo impallidire le nonne. Ebbene, consenso delle nonne o no, siamo stati al Reno Splash, un Festival che ormai da cinque anni è un appuntamento fisso sui colli di Marzabotto, non solo con la musica, ma anche con valori importanti come quello dell’antirazzismo. E difatti,  chi va a questo festival sa di entrare in una specie di oasi protetta di fratellanza e condivisione, un mix di musiche, cibi, colori, persone provenienti da parti diverse del globo.

Questo non vuol dire che gli altri festival siano pieni di gente con i manganelli pronti a inveire contro lo straniero di turno o che il Reno Splash sia un covo di comunisti con tanto di punti esclamativi finali e cifre a caso come la grammatica del web vorrebbe (KOMUNISTI!!!!, ndr).
Il Reno Splash è semplicemente un piccolo festival che fa della semplicità e della condivisione totale degli spazi il suo punto forte. L’entrata, così come il cibo e le bevande che si trovano a disposizione tra gli stand costano poco. C’è un’area bimbi, un area campeggio, e vari gazebo che vendono oggetti etnici. E poi c’è la musica, perché di un festival musicale si tratta. Il palco del Reno quest’anno ha accolto i 99 Posse come gruppo principale, ma anche tanti altri ensemble e artisti di ogni tipo ed estrazione culturale.

E’ doveroso specificare che si tratta di un festival in levare. Musica reggae sembra sbucare da ogni filo d’erba (non capite male): uno stand posto al centro del prato manda di continuo una selezione musicale ad alto tasso di good vibes. Si sta bene, si sta dannatamente bene. Sembra di essere in una piccola Woodstock organizzata alla perfezione, anche con tanto di spiaggetta e fiume per chi, in linea appunto con lo stile Woodstock, desidera liberarsi dell’impiccio degli abiti.

Il nostro staff ha presenziato a tutte e tre le giornate del festival, realizzando interviste, video, reportage fotografici ma sopratutto godendosi la bella atmosfera accennando, tra una mansione e l’altra, furtivi ondeggiamenti e passi di danza (rigorosamente con gli abiti addosso, ndr).

Ma procediamo con ordine. Il via è dato nel pomeriggio del venerdì. Il Reno Splash inaugura all’insegna del reggae con il sound, ospitato sotto il tendone, degli artisti Goodolddays, Elements Dubnico e Maggioreggae Family, mentre la sera il palco principale vede l’alternarsi dei primi artisti che compongono l’energica line up di questa quinta edizione. Ad aprire le danze è lo show di una leggenda jamaicana della storia del reggae, Johnny Osbourne & Soulstereo, seguito dall’esibizione dell’autoctono Nico Royale, il cantante dell’Appennino, come si è soliti definirlo, che è tra le anime principali dell’organizzazione del festival e che proprio sul palco del Reno Splash ha presentato ufficialmente il suo ultimo disco solista “Ghetto Stradivari”.

E ancora, dopo di lui, i live carichi di Mr. Sam & Banana Boat e de Le Birrette, girl band Rocksteady/Ska/Soul.

A concludere la giornata, per chi ancora sentiva il ritmo scorrere nelle vene, i dj set di Mark-One a.k.a. B.Dub, Pier Tosi, Garrincha Sound System, durati fino a tarda notte.

La seconda giornata del festival è all’insegna dello sport. Nel pomeriggio, infatti, gli spazi del Parco Peppino Impastato ospitano i tornei di calcio a 5, basket 3 vs 3 e Beach volley, organizzati in attesa dei Mondiali Antirazzisti, la manifestazione nata nel 1997 e giunta alla sua ventesima edizione, che si terrà dal 6 al 10 luglio a Modena, nel parco di Bosco Albergati. A fare da colonna sonora a tiri di pallone e cestate ci sono, sotto il tendone, i set di Jungle Army e Rasta Pasta.

La sera la folla si sposta sotto palco per i live più attesi: dopo i canti del Coro Farthan, ecco arrivare come un fiume in piena tutta l’energia dei Mama Afrika, seguita dagli acclamatissimi 99 Posse, ospiti d’onore del festival, che hanno proposto al pubblico non solo le nuove uscite ma anche i pezzi più celebri della loro storia lunga ormai più di vent’anni. Nonostante le danze, i salti, i cori  e i ritornelli cantati all’unisono di “Curre curre guagliò” la giornata ancora non si conclude. Dopo l’esplosione fatta detonare da Zulù e compagni, si prosegue infatti con i dj set danzerecci a cura di Downbeat Bologna e Sentinel Sound.

Provati dall’umidità, ingannati dalla convinzione di essere ancora gggiovani con 5 G, ma assolutamente entusiasti, ci apprestiamo dunque a vivere la terza e ultima giornata, che purtroppo non va secondo i piani. L’organizzazione del festival, infatti, deve vedersela con un clima instabile, assolutamente imprevedibile, che la costringe a modificare il programma. Essendo il palco principale all’aperto, sono stai annullati i live di Otm e quelli all’insegna del funky soul di Lisa Manara & Bet Soul e dei The bellringers

Per i più temerari, i tendoni hanno comunque continuato a lavorare sia con la cucina che proponendo la possibilità di continuare a saltellare con i set di Dj Dima & Dj Django.

Riescono invece a non risentire del diluvio le attività previste per il pomeriggio, come l’esibizione di Danze e Musiche dell’Africa dell´ Ovest e il Laboratorio di Canto e Tamburi di Cuba, che riscuotono anzi un enorme successo coinvolgendo il pubblico con ritmo e vocalizzi trascinanti.

Insomma anche quest’anno il Reno Splash ha confermato e superato le aspettative, dimostrando di essere una delle realtà più interessanti tra i festival estivi italiani. Legato a un’iniziativa importante come quella dei mondiali antirazzisti, il Reno Splash è ormai una realtà rilevante per la zona che lo ospita e non solo: vetrina interessante per molti artisti emergenti e palco in cui fa sempre piacere salire per artisti già affermati. Oltre la musica, l’offerta di attività collaterali come appunto i laboratori di canti e danze etniche, la vendita di oggetti usati e di artigianato, i banchetti con cibo di varie tipologie preparato sul momento dai volontari conferisce a questo festival una ricchezza davvero sorprendente se si pensa al fatto che è portato avanti da una associazione di volontari che impiegano anima, corpo ed energie per regalare al territorio qualcosa di più.

Per chi quest’anno se lo fosse perso o per chi non ci è mai stato consigliamo di farci una capatina l’anno prossimo, possibilmente portando con sè la tenda da campeggio e tante belle good vibes!

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