Per Christo, con Christo ed in Christo a camminare sulle acque

Tutti sulla passerella arancione di Christo, a camminare sulle acque. E’ una moda, è una coda. Perché la nostra vita, si sa, è fatta in gran parte di...

Tutti sulla passerella arancione di Christo, a camminare sulle acque. E’ una moda, è una coda. Perché la nostra vita, si sa, è fatta in gran parte di attese. Facciamo la fila alle casse del supermercato, per andare a un concerto, per entrare nei musei, in posta e al ristorante, ci mettiamo, più o meno disciplinatamente, in coda agli sportelli e in autostrada. E allora, perché non fare la fila anche per salire su questa lunga striscia arancione che collega due sponde del Lago d’Iseo, in alta Lombardia, frutto dell’intuizione dello scultore bulgaro che impacchetta i monumenti per risvegliare la nostra sopita attenzione.
Si discute se questa sia o meno un’opera d’arte, i social pullulano di commenti, foto e video in materia. Ma, appunto, lo scopo è già raggiunto, dai tempi di Mark Twain. “Parlate male di me, ma parlatene”. E questa è un’opera d’arte soprattutto dal punto di vista della comunicazione. Oggi tutti sanno dov’è il Lago d’Iseo, la gente è venuta a frotte, la passerella è come una gigantesca freccia indicatrice delle bellezze di un territorio. Dal punto di vista mediatico, un crack assoluto. Una comunicazione integrata a trecentosessanta gradi (media tradizionali, web, social) che viene autoalimentata, a costo zero, dai suoi stessi fruitori.
E’arte? Discutiamone. E intanto i social traboccano di opinioni, critiche, suggerimenti e anche insulti e la gente battibecca volentieri su questo tema, soprattutto in Italia perché siamo quelli di Coppi e Bartali, dell’Inter e della Juve, di destra e sinistra. O con me, o contro di me. Non esistono tinte intermedie tra l’arancione e il nulla. Comunque, sempre meglio che parlare del caldo.
Se pensiamo all’arte come a qualcosa che interviene a modificare la nostra vita, creativamente, questa è arte. E se il genio è colui che è capace di avere un’idea e applicarla, prima degli altri, il Christo che spesso discende sul suo ponte, mischiandosi in mezzo alla gente e talvolta facendosi precedere da un sosia quando la pressione diventa troppo alta, lo è. In realtà lo è anche la moglie Jeanne-Claude, con cui condivide il nome in ditta.
Dal punto di vista sensoriale, che poi è quello che conta davvero, l’esperienza è notevole. Christo è riuscito a suggerire un’idea di instabilità con un’opera che si rivela assolutamente stabile. Cammini sopra questi cubi galleggianti uniti da un tessuto e sotto i tuoi piedi si muove l’acqua. La senti, la percepisci. Ne ascolti anche la musica, quello sciabordio così ipnotico e ammaliante, quando si placa per un attimo il vociare della folla, che spesso diventa un ruggito sordo, ottuso. La passerella arancione ti mette in contatto con l’umanità, condividi un momento di esistenza con gente che non hai mai visto e probabilmente non rivedrai mai in vita tua. C’è chi si mette a piedi nudi, ma dopo che migliaia di scarpe e liquidi di vario genere hanno lasciato tracce, l’impressione non è delle migliori. Io avrei imposto la camminata a piedi nudi, per una questione di rispetto e perché così tutti avrebbero potuto fruirne al massimo. Ma io sono io.
In mezzo alla marea umana deambulante, improvvisamente e inaspettatamente, si aprono scorci riservati. Ed è allora che senti più tua l’opera, che ti ritagli uno spazio tutto tuo. E pensi, magari ad occhi chiusi, che domani questa cosa galleggiante che hai sotto i piedi non ci sarà più, che comunque tu ci sei stato sopra e non per avere il tuo quarto d’ora warholiano di celebrità, ma semplicemente perché hai fatto una cosa che volevi fare. Una piccola opera d’arte, in fondo, no?

Paolo Redaelli

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