I risvolti della BREXIT sull’industria musicale

La Gran Bretagna è fuori dall’UE. Questo avrà delle serie ripercussioni sull’economia britannica ed europea. Cosa cambierà all’interno dell’industria musicale dopo la Brexit? L’isola del pop e di...

La Gran Bretagna è fuori dall’UE. Questo avrà delle serie ripercussioni sull’economia britannica ed europea. Cosa cambierà all’interno dell’industria musicale dopo la Brexit?

L’isola del pop e di tutte le avanguardie musicali che hanno travolto il mondo negli ultimi 60 anni decide di uscire politicamente dall’Europa. Lo fa con un referendum del quale si è ovviamente discusso moltissimo negli ultimi mesi. La scelta era tra “leave” o “remain” e, dati alla mano, il 51,9% dei votanti ha scelto di staccarsi dall’Unione Europea. Il popolo ha deciso, e nessuno può farci niente. Ma in democrazia esistono soprattutto i pareri contrari e l’industria musicale sembra non essere molto d’accordo con questa decisione. Ovviamente si tratta di questioni di interesse economico.

Brexit non è solo un simpatico gioco di parole. Dentro questa scelta ci sono delle problematiche serie che, discograficamente parlando, dovranno essere affrontate nei prossimi tempi.
Stando ad un sondaggio riportato da pitchfork.com la stragrande maggioranza delle etichette britanniche, ovvero il 68%, è favorevole a rimanere nell’Unione Europea. Uscirne significa rallentare di molto il successo della musica britannica a livello europeo per una serie motivi:


1) Maggiori costi di spostamento per gli artisti e aumento della burocrazia.

Organizzare un tour europeo non sarà così facile come in passato. La Gran Bretagna diventerà uno stato extra-comunitario. Gli artisti dovranno far fronte a un elevato tasso di burocratizzazione, quindi ecco ritornare la necessità di avere un visto e un carnet, documento utile per spostare le attrezzature da un confine all’altro. Il costo sarebbe di circa 1500 sterline, l’equivalente di 1300 euro.
Forse questo non sarà certo un problema per gruppi finanziariamente solidi come i Coldplay, i Radiohead o i Rolling Stones, ma sarà un serio limite per quegli artisti rappresentati da piccole etichette che saranno impossibilitate a sostenere certi costi. Da questo concetto è facile dedurre il secondo punto.

2) Perdita dei fondi europei per i giovani artisti
Per migliaia di piccole realtà che trovano sostentamento grazie al denaro messo a disposizione dall’Unione Europea, saranno giorni difficili. Possiamo prendere ad esempio le dichiarazioni di Amélie Snyers, manager di Village Underground, che dice: “L’anno scorso abbiamo ricevuto circa 20.000 sterline da Liveurope per aiutare più di trenta artisti emergenti”.
Come sarà il futuro per questi giovani artisti?

3) Aumento dei prezzi per dischi e concerti
Se sei in Europa non paghi i dazi doganali e le merci viaggiano liberamente. Con la Brexit cambia inevitabilmente la normativa fiscale che intercorre tra i paesi europei ed il Regno Unito, facendo si che il prezzo dei biglietti e dei dischi aumenti in modo sensibile.

4) Addio Gran Bretagna cosmopolita?
Se l’isola britannica è stata, ed è tuttora, terra fertile per ogni tipo di avanguardia musicale lo deve soprattutto al suo carattere aperto ad ogni tipo di influenza. Con questo isolamento politico volontario (come se quello geografico già non bastasse), la paura degli addetti ai lavori è che con questa Brexit la Gran Bretagna possa chiudersi a riccio rispetto a tutte le nuove tendenze. Difficoltà di spostamento e aumento dei prezzi scateneranno forse una perdita di appeal.

Dopo questi chiarimenti necessari, è altrettanto necessario chiarire che l’attuazione dell’uscita dall’Unione Europea spetta al Parlamento e avverrà entro due anni. I cambiamenti non saranno immediati, anche se bisogna prendere atto che una scelta politica di questo genere porterà sicuramente a dei cambiamenti economici notevoli per l’industria musicale e non solo.

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